Monza fu la sua residenza preferita

Il trionfale ritorno di Teodolinda

Il trionfale ritorno di Teodolinda
16 Ottobre 2015 ore 12:19

Torna a risplendere Teodolinda, amata regina di 1500 anni fa. Torna a risplendere nella fantastica cappella affrescata che i monzesi vollero dedicarle nel 1440: i restauri dopo sette anni di lavoro sono conclusi e da sabato 17 ottobre tornerà a far strabuzzare gli occhi dei visitatori con i suoi dipinti abbelliti da pastiglie a rilievo, con le tante dorature e argentature in foglia.

 

 

Ma chi era Teodolinda? Di nascita era una principessa bavara di fede cattolica; nel maggio del 589 si sposò con Autari, re dei Longobardi, diventando così a sua volta regina. Dopo la morte del marito nel settembre del 590, sposò il duca di Torino, Agilulfo, che venne quindi chiamato a succedergli sul trono. Teodolinda aveva un debole per Monza che aveva scelto come sua residenza preferita. Vi aveva infatti eretto intorno al 595-600 un palazzo e una cappella in onore di san Giovanni Battista, trasformata poi in quella che oggi è la cattedrale, inizialmente adibita anche a mausoleo reale. Qui furono infatti sepolti re Agilulfo (nel 616), il figlio Adaloaldo (nel 626) e la stessa Teodolinda (nel 627), scomparsa dopo 28 anni di regno, portandosi nella tomba la fama di più affascinante ed eminente tra le regine dei Longobardi. Teodolinda è infatti l’esempio della sovrana saggia e pia, capace, nonostante la propria condizione femminile e la complessa situazione in cui si trovò a operare, di svolgere un ruolo di rilievo nelle vicende politiche e religiose del suo tempo.

 

 

È una memoria che non si è persa con il tempo quella di Teodolinda, se è vero che circa 800 anni dopo la sua morte Monza si sentì in dovere di dedicarle uno dei più stupefacenti cicli pittorici del Nord Italia: ben 45 scene nella cappella che si apre nel transetto destro della Cattedrale da lei voluta. A dipingere questa grande “fiaba” furono chiamati gli Zavattari, una vera impresa famigliare capace di grandi imprese decorative. Una vera e propria dinastia di artisti, composta dal capostipite Cristoforo, responsabile tra il 1404 e il 1409 di alcuni lavori nel Duomo a Milano, da suo figlio Franceschino, anch’egli attivo nel Duomo di Milano, e dai tre figli di quest’ultimo, Giovanni, Gregorio e Ambrogio, con i quali Franceschino lavorò probabilmente a Monza e, solo con gli ultimi due, alla Certosa di Pavia.

 

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La cappella fu dipinta in due riprese tra il 1441-44 e il 1444-46. Le 45 scene raccontano la storia della regina Teodolinda a partire dai resoconti storici di Paolo Diacono. La superficie dipinta occupa circa 500 mq ed è organizzata in cinque registri uno sopra l’altro. Il tono fastoso del racconto è dovuto al fatto che la gran parte della scene sono relative alle nozze di Teodolinda prima con Autari, re dei Longobardi, e poi, dopo la sua morte, con Agilulfo. La storia poi si prolunga oltre la vita della regina, con il racconto delle vicende costruttive della cattedrale. Perché tanta insistenza sul tema nuziale? La ragione è spiegata dal movente politico di questo ciclo di affreschi: sarebbero infatti un omaggio a Bianca Maria Visconti andata in sposa nel 1441 a Francesco Sforza, che in questo modo legittimava l’ambizione dello Sforza a succedere a Filippo Maria Visconti nella dignità ducale di Milano. Proprio come aveva fatto Teodolinda con Agilulfo.

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