Le 16 migliori squadre del pianeta

Inizia la caccia al trono degli Spurs (Di tutto e di più sui Playoff Nba)

Inizia la caccia al trono degli Spurs (Di tutto e di più sui Playoff Nba)
18 Aprile 2015 ore 16:05

Prendete le 16 migliori squadre di basket del pianeta. Mescolate con cura fino a ordinarle in un tabellone tennistico, poi aspettate che la temperatura si scaldi facendole giocare tra di loro in serie al meglio delle 7 partite. Lasciate sfrigolare il tutto per due mesi, e mettetevi comodi: state per gustarvi i Playoffs Nba. Inizia infatti questa sera la fase finale del campionato di pallacanestro USA, quella che assegna il Titolo di Campioni NBA. È risaputo che durante la stagione regolare, lunga ben 82 partite, i giocatori si risparmino cercando di conservare le energie. È altrettanto noto come nei Playoffs la musica cambi: l’intensità sale ai massimi livelli, ogni possesso diventa decisivo e in campo si riversano competizione, agonismo e testosterone. Semplicemente il miglior basket che sia possibile vedere.

Ad aprire le danze questa sera sul parquet dell’Air Canada Center saranno Toronto Raptors e Washington Wizards: due delle 15 squadre che cercheranno di detronizzare i San Antonio Spurs, difensori del titolo ottenuto l’anno scorso nell’epica rivincita contro Miami. Il tentativo dei vecchi alfieri del Texas di bissare il successo dell’anno scorso e vincere il sesto titolo è una delle tante affascinanti storie di questa postseason. Racchiuderle tutte in un solo articolo è impossibile, vogliamo però fornirvi una guida completa che vi permetta di orientarvi in tutto ciò che sentirete a proposito di questi Playoffs, qualora decidiate di non poter far a meno di seguirli. Ma andiamo con ordine.

La Nba è divisa in Eastern e Western Conference, due raggruppamenti geografici a loro volta costituiti ognuno da tre Division. Per ogni Conference si qualificano ai Playoffs otto squadre, e si affrontano in quattro fasi: 1° turno, Semifinali di Conference, Finali di Conference, e Finals, la Finalissima. Le serie si svolgono tutte al meglio di sette partite, passa il turno chi per primo arriva a quattro vittorie.

Qui sotto nella gallery potete vedere i rendering con la suddivisione geografica ed il tabellone con gli incroci della posteason. Noi ve la introduciamo presentandovi gli accoppiamenti di questo primo turno:

 

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WESTERN CONFERENCE

 

nba western

 

La Conference più difficile, competitiva e combattuta. Nel gergo giornalistico americano quando si parla dell’Ovest si usa il termine bloodbath, bagno di sangue. Per essere ancora più chiari, ecco un dato: i Dallas Mavericks si sono qualificati 7° ad Ovest con un record di 50 vittorie e 32 sconfitte. Con le stesse cifre i Chicago Bulls ad Est si sono classificati 3°. L’equilibrio regna sovrano: dopo una stagione regolare da 82 partite, tra seconda e sesta classificata c’è solo una vittoria di distacco, e quattro squadre racchiuse nel mezzo.

 

(1°)  GOLDEN STATE WARRIORS vs  (8°) NEW ORLEANS PELICANS

Una squadra su tutte emerge prepotentemente dalla costa Ovest: i Golden State Warriors. Una delle storie più belle e sorprendenti dell’anno, la loro è stata una stagione di puro dominio, a cominciare dal record: 67 vittorie, cosa riuscita solo ad altre 9 squadre nella storia della Lega. Hanno distanziato tutti (la 2° è ben 11 vittorie dietro), battendo i propri avversari con un distacco medio di 10,10 punti a partita. Un risultato impressionante, se si pensa che è accaduto solo 7 volte nella Nba, e tutte  le squadre in questione hanno poi vinto il titolo! In campo sono guidati dal funambolico Stephen Curry, estroso playmaker con un’arma micidiale: il tiro da tre punti. Curry questa stagione ha marcato il record di triple realizzate in una stagione (286), battendo il primato della stagione scorsa, che apparteneva ancora a lui. La capacità di segnare da ogni posizione e di trattare la palla come fosse una propaggine della mani ne fanno uno dei giocatori più spettacolari della Lega, nonché il probabile vincitore del premio di MVP, il Miglior Giocatore dell’anno. Famoso è il suo rito di tirare la palla dal tunnel degli spogliatoi, nei momenti morti dele partite o dopo allenamento. Non ci credete? Guardate qui:

 

 

Stupisce ancora di più se si pensa che tutto questo è stato fatto con un Coach esordiente, Steve Kerr. Quel Kerr che negli anni 90 vinceva titoli con Jordan nei Chicago Bulls, con prodezze come questa:

 

 

Curiosità: Kerr si ritira nel 2003, giocando la sua ultima stagione (e vincendo il titolo) con i San Antonio Spurs di Duncan, Parker e Ginobili. Dodici anni dopo si ritrova con il compito di detronizzare i suoi vecchi compagni ancora in campo a difendere il titolo conquistato l’anno scorso. Ed essendo una delle quattro squadre a vantare un posizione di rilievo (top 10) sia in efficienza difensiva che offensiva, Golden State si può a buon titolo considerare una delle favorire per la vittoria finale.

Di fronte avranno i Pelicans della stella emergente Anthony Davis, chiamato “monociglio” per la sua peculiare acconciatura sopraccigliare.  Davis ha solo 22 anni ma si è già imposto come uno dei giocatori più forti, non solo in prospettiva, ma ora: quest’anno è stato l’unico a posizionarsi tra i primi 5 nelle statistiche relative sia a punti che rimbalzi e stoppate. 2 metri e 8, 100 chilogrammi, apertura di braccia di 2 metri e 24 centimetri, Davis è il prototipo del giocatore del futuro: un’ala grande che può giocare anche da centro e si muove come una guardia. Vederlo giocare è una gioia per gli occhi, anche se il suo talento individuale non sarà molto probabilmente sufficiente per impensierire la corazzata Warriors.

 

(2°) HOUSTON ROCKETS vs (7°) DALLAS MAVERICKS

Il derby tra le due squadre Texane si preannuncia caldo come il clima dello Stato Americano. A guidare Houston c’è James Harden, la superstar che con 27.4 punti di media ha trascinato quasi da solo la propria squadra fino a una posizione ad inizio anno insperata. Harden ha dovuto fare i conti con numerosi infortuni, iniziando dal promettente Beverly, passando per l’europeo Moitiejunas, che stava facendo la sua miglior stagione, fino al centro Dwight Howard, che ha saltato metà esatta del campionato ed è appena tornato in vista dei Playoffs, seppur non al 100%. La guardia americana si è trovata così con il compito di gestire la gran quantità di palloni dell’attacco, obiettivo di certo a lui non sgradito, vista la sua fama di “mangiapalloni” (veneziano, diremmo noi a Bergamo). Se in molte squadre mediocri (citofonare Lakers) capita di vedere un stella che brilla gonfiando le statistiche individuali e un collettivo che perde, Harden ha saputo invece mettere il suo talento al servizio della squadra: quando segna più di 30 punti Houston non perde praticamente mai, con un record di 30 vittorie e 5 sconfitte. Essendo uno degli attaccanti più forti nell’uno contro uno, Harden attira le attenzioni anche degli altri difensori, liberando spazio sul perimetro per gli scarichi ai propri compagni: non a caso Houston è prima per tiri da 3 punti con 933, record NBA. Tutto questo fa di Harden l’unico vero antagonista a Steph Curry per la corsa ad MVP.

I Dalls Mavericks sono piuttosto enigmatici. Campioni nel 2011, alla 14° apparizione in 15 stagioni, hanno avuto un anno travagliato: si pensava che la trade che ha portato il playmaker Rajon Rondo in Texas potesse dar la svolta, ma la squadra di Mark Cuban ha faticato a trovare la giusta amalgama, mostrando solo a sprazzi le sue potenzialità. Ma attenzione a darli già per persi: sono una squadra “vecchia”, quindi non ci sarebbe da stupirsi se si fossero risparmiati più degli altri, e hanno in Coach Carlisle uno dei migliori strateghi della Lega. Se c’è una squadra scomoda e imprevedibile, che potrebbe ribaltare il pronostico, sono proprio i Mavs. Molto dipenderà dalle condizioni fisiche del lungo Tyson Chandler, e da quanto ancora Dirk Nowitzky avrà nel serbatoio, per provare ad incantare ancora una volta la Lega con il suo stile di gioco tecnico e cristallino.

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(3°) LOS ANGELES CLIPPERS vs (6°) SAN ANTONIO SPURS

I Los Angeles Clippers sono una delle squadre più in forma del momento, con un record di 21 partite vinte e 7 perse dopo la pausa dell’All Star Game (che vi avevamo raccontato qui), ma pur avendo il fattore campo non sono certo contenti di incontrare i San Antonio Spurs, la squadra campione in carica. Fuori e dentro il campo i Clippers sono giovanili, energici, tonitruanti, glamour, perfettamente hollywoodiani. Gli Spurs sono l’opposto: vecchi, posati, silenziosi, scolastici, smaliziati, ma soprattutto vincenti. Il loro stile basato sul gioco di squadra e sul passarsi la palla a vicenda con precisione chirurgica è ormai divenuto un modello, come vedremo più avanti. Oltre ad essere bellissimo da vedere. L’unica volta che si sono incontrati ai Playoffs, due anni fa, i texani hanno distrutto Los Angeles per 4-0. Una vera e propria nemesi, anche per Chris Paul, point guard e leader della squadra della California che nella sua carriera, anche con altre divise, non è mai riuscito a passare l’ostacolo San Antonio.

Sarà così anche quest’anno? Per il livello delle due sfidanti molti indicano questa come la serie di più alto livello dell’intera postseason. Da un lato gli arrembanti Clippers, con Blake Griffin che sembra aver raggiunto il suo massimo grado di maturità, dall’altro gli eterni San Antonio Spurs, che sono stati in grado anche quest’anno di ritrovarsi nell’élite dell’Ovest, dopo che molti li davano per finiti dopo la stremante corsa alla rivincita contro gli Heat la scorsa stagione. Gli Spurs sono stati bravi a reinventarsi per rimanere sulla cresta dell’onda, mantenendo da un lato intatto il nucleo formato da Duncan, Parker e Ginobili (trio con il più alto numero di vittorie nei Playoffs con 117) e al contempo affidando sempre più responsabilità al giovane Kawhi Leonard. L’ala piccola nerargento, MVP delle scorse Finals e stella emergente, ha dimostrato nella seconda parte della stagione di poter fare la differenza non solo in difesa (suo marchio di fabbrica) ma anche in attacco, permettendo agli Spurs di cambiare marcia, vincendo 21 delle ultime 24 partite. Altra carne al fuoco l’aggiunge la sfida in panchina: Doc Rivers, già vincitore di un titolo con i Celtics nel 2008, affronterà il suo vecchio maestro Gregg Popovich. Insomma, Clippers vs Spurs si preannuncia già come un imperdibile classico.

 

(4°) PORTLAND TRAILBLAZER vs (5°) MEMPHIS GRIZZLIES

Una delle serie che si avvisa tra le più fisiche e maschie. Purtroppo, anche una delle più falcidiate dagli infortuni. A Memphis il playmaker e la guardia titolari, Mike Conley e Tony Allen, sono acciaccati e in dubbio. A Portland Wesley Matthews sarà assente dopo aver rotto il tendine d’Achille, e così Dorell Wright con una frattura alla mano. LaMarcus Aldridge gioca da metà stagione con un tendine lesionato al pollice, ritardando l’operazione pur di poter giocare i Playoffs. Nicolas Batum, Arron Afflalo, Chris Kaman, C.J. McCollum sono tutti in dubbio per l’esordio!

Insomma, sembra difficile scindere l’aspetto delle assenze da quello della competizione, ma sarà quello che entrambe le squadre dovranno provare a fare. E guardando il campo, Memphis sembra favorita. Non fatevi ingannare dalla classifica, Portland è arrivata quarta avendo vinto la propria Division, ma con un record peggiore dei Grizzlies, giunti solo una vittoria dietro al 2° posto. Memphis ha la quarta miglior difesa del campionato ed è stata trascinata durante la stagione da Marc Gasol (record di punti per lui con 17.4 di media in stagione) e Zac Randolph, la coppia di lunghi migliore del lotto. Conley e Allen sono una certezza, e lo stile un po’ lento e soffocante degli Orsi di Memphis sembra perfetto per il basket che si gioca ai Playoffs. Se si aggiunge che Portland dopo l’infortunio di Matthews è passata dalla decima alla venticinquesima difesa della Nba, si capisce che le speranze di Portland sono poche, e passeranno dalla capacità che avranno Aldrige e Lillard di giocare al livello stellare dell’anno scorso. In caso contrario, Memphis dovrebbe avere vita facile.

 

EASTERN CONFERENCE

 

nba eastern

 

La Conference dell’Est è stata quest’anno il regno degli Atlanta Hawks. Con 60 vittorie hanno dato il là alla loro miglior stagione di sempre, dominando il raggruppamento in maniera inequivocabile. Sono detti “gli Spurs dell’Est”, perché fanno del gioco di squadra il loro mantra, ed infatti ad allenarli c’è Mike Budenholzer, che è stato per tanti anni vice allenatore proprio di Gregg Popovich, attuale e storico head coach di San Antonio. Per farvi capire la qualità del loro gioco di squadra vi indichiamo la seguente impressionante statistica: nessun giocatore ha mai segnato più di 30 punti durante il corso della stagione. Punti e possessi sono sempre stati divisi armoniosamente tra tutto il gruppo. Come per gli Spurs, il trionfo del gioco di squadra. E che una squadra simile potesse avere successo era una cosa impensabile fino a pochi anni fa, in una Nba che era predicata sul valore della singola superstar alla guida del gruppo. Le ultime volte che una cosa del genere è accaduta è stato nel 2005 con Charlotte e nel 2003 con Denver, ma i due team avevano totalizzato la risibile cifra di rispettivamente 18 e 17 vittorie. Riusciranno a replicare e rendere di successo questo stile anche nei Playoffs? Se lo chiedono in molti, e in diversi proveranno a dimostrare il contrario. Veniamo quindi agli accoppiamenti:

 

(1°) ATLANTA HAWKS vs (8°) BROOKLYN NETS

Per tutto ciò che è stato detto sopra, non dovrebbe esserci storia. Ci sono due “ma”. Il primo è alquanto singolare. Poche settimane fa uno dei difensori-chiave di Atlanta, lo svizzero Thabo Sefolosha, è stato arrestato dopo un diverbio con la polizia, del quale non sono ancora chiare le dinamiche. Sembra che gli agenti della NYPD abbiano provocato il giocatore e usato più coercizione del necessario. Mentre saranno gli investigatori a fare luce sui fatti, una cosa rimane certa: Sefolosha si è infortunato gravemente nella colluttazione, riportando una frattura alla gamba che lo costringerà a dar l’addio alla postseason. Un brutto colpo per gli Hawks che dovranno sopperire alla mancanza di un uomo chiave nelle loro rotazioni.

Il secondo “ma” ha a che fare con Brooklyn. La squadra di New York si è qualificata ai Playoffs per il rotto della cuffia, e sulla carta non dovrebbe costituire un grosso problema ma, appunto, non dev’essere sottovalutata. La squadra dell’eccentrico magnate russo Mikhail Prokhorov (che meriterebbe un pezzo a sé) è guidata da un abile coach come Lionel Hollins ed è composta da giocatori con esperienza da All-Star come Deron Williams (playmaker), Joe Johnson (guardia tiratrice) e Brook Lopez, che dall’All Star Game sta viaggiando a cifre rilevanti, quasi 20 punti e 10 rimbalzi di media. Nelle ultime partite i Nets hanno totalizzato 11 vinte e 5 perse. Insomma, aspettatevi possibili sorprese.

 

(2°) CLEVELAND CAVALIERS vs (7°) BOSTON CELTICS

Il Re è tornato a casa, e non ha deluso le aspettative. Il ritorno del Figliol prodigo è stato uno dei temi più discussi e fiabeschi dell’anno: LeBron James dopo quattro anni a Miami aveva annunciato quest’estate che sarebbe tornato nella squadra della città natale, scatenando entusiasmi ai limiti dell’isterismo da parte di fan e addetti ai lavori. Sul campo le cose non sono andate subito bene, come normale in una squadra nuova per metà e con un nuovo allenatore. Irving, Love e James hanno però pian piano trovato confidenza; il mercato ha aiutato, portando il centro Mozgov, rivelatosi chiave in difesa, e il talentuoso ma indisciplinato J.R. Smith, che sembra aver trovato a Cleveland la sua dimensione e costanza. Risultato, i Cavs a metà stagione hanno svoltato, cambiando passo e chiudendo con un impressionante 34-9.

A proposito di “figliol prodigo”, la metafora religiosa presenta altri esempi. David Blatt, coach di Cleveland, è nato e cresciuto proprio a Boston, e dovrà fare i conti con l’emozione di rivedere la sua squadra del cuore in campo, ma da avversario. E non e tutto: nei Boston Celtics a rappresentare l’Italia c’è Gigi Datome, soprannominato proprio Jesus per la sua somiglianza alle rappresentazioni iconografiche di Nostro Signore. Ma tornando a guardare alle cose di quaggiù, non sembra che i Celtics possano impensierire in alcun modo i Cavaliers. Troppo il divario per pensare che i ragazzi di Boston, pur guidati dall’eccellente Brad Stevens (a 38 anni il più giovane allenatore della Lega ma già considerato uno dei migliori) possano fare qualcosa contro la squadra del Prescelto, che con ogni probabilità attenderà la vincente del turno successivo. Ovvero:

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(3°) CHICAGO BULLS vs (6°) MILWAUKEE BUCKS

Chicago torna ai Playoffs con una squadra in salute come non è capitato mai negli ultimi anni, segnati dalle fragili strutture osteo-tendinee della stella di casa Derrick Rose. Paul Gasol, arrivato dopo un periodo no ai Lakers, ha ritrovato una seconda giovinezza, mettendo a segno il maggior numero di doppie doppie (punti-rimbalzi), il giocatore più vecchio della Nba a raggiungere un simile traguardo. Noah è uno dei migliori centri difensivi della Lega e s’accoppia benissimo con lo spagnolo, Butler è una star emergente, il sistema difensivo dei Bulls uno dei più efficenti. Ma gli occhi saranno tutti puntati su Derrick Rose. Il giovane playmaker dell’Illinois aveva incarnato le speranze di tutti i tifosi di Chicago di un ritorno ai fasti dell’era-Jordan, dopo aver vinto il titolo di MVP nel 2011, più giovane di sempre a conquistarlo. Ma i sogni erano durati poco: nel 2012-13 sta fuori un anno per rottura del legamento del ginocchio sinistro, nel 2013-14 salta nuovamente la stagione per rottura del menisco del ginocchio destro. Quest’anno è riuscito a giocare 46 partite, solo la metà, ma tante per il suo background medico-chirurgico. È tornato in campo da poco, manco a dirsi dopo un altro infortunio (menisco) avvenuto in febbraio.  La speranza è che possa essere non per forza decisivo ma anche solo sano per poter giocare nei suoi Bulls, che nel frattempo hanno costruito un’identità di squadra anche senza di lui

A sfidarli i Milwaukee Bucks, la cui storia è abbastanza strana. Il team è in ricostruzione, affidato in panchina all’ex stella dei Nets Jason Kidd, con un solo anno di esperienza alle spalle. A inizio anno Jabari Parker, seconda scelta al Draft e futuro della franchigia, si rompe il ginocchio, rimanendo fuori tutta la stagione. A metà anno vendono Brandon Knight, fino ad allora il loro miglior realizzatore. Rilasciano Larry Sanders, loro centro titolare. Ebbene, con tutto questo riescono a diventare la terza squadra negli ultimi 35 anni a passare da un anno all’altro dal peggior record della Lega ai Playoffs. Come? Tanta energia, difesa, e la grinta di alcuni dei volti più promettenti del momento, su tutti il poliedrico greco Giannis Antetokounmpo. Certo, essere ad Est li ha aiutati, perché ad Ovest sarebbero arrivati decimi, con questo record. Ma la classifica questo dice, e anche se non sembrano in grado di poter competere con Chicago, i Bucks avranno modo di far fare esperienza a un gruppo di giovani che si annuncia molto promettente negli anni a venire, in una serie che potrebbe essere più divertente del previsto. Infine,

 

(4°) TORONTO RAPTORS vs (5°) WASHINGTON WIZARDS

Forse la serie più incerta di tutti i Playoffs. Entrambe le squadre erano partite con ambizioni di alta classifica e Toronto è stata per alcuni frangenti della stagione in testa alla Eastern Conference. Ma entrambe si sono spente nella seconda parte di stagione, condizionate dal cattivo rendimento e dal precario stato di salute di alcuni dei protagonisti. I Raptors sono partiti 24-7 ed hanno terminato con un mesto 25-26; Washington dopo aver iniziato con un record di 29-13, ha chiuso con un mediocre 17-23. Per entrambe i Playoffs possono e vogliono esser l’occasione per cambiare marcia, dimenticando le ruggini della stagione regolare. La squadra canadese ha in Derozan e Lowry due ottimi catalizzatori di gioco, la compagine della capitale d’altro canto ha in Wall-Beal-Pierce-Nene-Gortat uno dei quintetti più completi e dinamici della Lega. Toronto ha il vantaggio del fattore campo ma Wasghinton ha una delle migliori difese del campionato e già l’anno scorso ha dimostrato di essere una squadra da Playoffs, arrivando vicino alla Finale di Conference.

Insomma, tutto sul filo dell’equilibrio. Un pallone sporcato, un tiro deviato, un contatto non visto, un taglio mancato: ogni singolo gesto può risultare decisivo, conferendo così ad ogni istante dei Playoffs Nba un fascino e un’intensità unici. Non vi resta che godervi lo spettacolo, che inizia alle 18.30, proprio con Toronto Raptors vs Washington Wizards.

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