Sorrisi e doni al pubblico

La maglia sudata e regalata sempre

La maglia sudata e regalata sempre
07 Febbraio 2018 ore 04:00

È iniziata con il minuto di raccoglimento in memoria di Azeglio Vicini ed è finita con il pubblico felice e Masiello che se n’è tornato negli spogliatoi a torso nudo dopo aver regalato la sua maglia al Parterre Ubi. Atalanta-Chievo, match valido per la 23a giornata di Serie A, si è chiuso con un meritato successo per 1-0 dei padroni di casa. L’ansia per il gol che non arrivava, la preoccupazione e lo stupore per la necessità di rivedere al Var il gol (ultra-mega-stra regolare) di Mancini e la tanta soddisfazione per una squadra che continua la sua grande marcia verso i quartieri alti della graduatoria sono le emozioni che hanno contraddistinto questo pomeriggio freddo ma soleggiato di calcio.

 

 

Il pre partita: Mancini sì, Palomino no. L’avvicinamento allo stadio quando c’è Atalanta-Chievo assomiglia a quello delle amichevoli agostane che si giocano a Bergamo. Pochissima polizia, tifosi ospiti più concentrati sul pane e salame nella zona del pre filtraggio piuttosto che all’imminente partita e un tranquillo brulicare di atalantini che raggiungono l’impianto di viale Giulio Cesare con una grande certezza: sarà sicuramente una brutta partita. Dal punto di vista stilistico, effettivamente, non ci sono mai state sfide con i clivensi dense di spettacolo, partita da raccontare ai nipotini, e anche stavolta va così, ma tant’è: con questi bisogna giocare e con questi si gioca. Nella pancia dello stadio, davanti al buffet oppure al caffè, non c’è nemmeno il solito tormentone sulle scelte del tecnico. Senza Caldara e Gomez, Gasperini ha poche alternative. Eppure il pubblico riesce a sorprendersi ugualmente quando dal tunnel sbuca Mancini. Il difensore classe 1996 è alla terza presenza ufficiale dal primo minuto (Coppa Italia con il Sassuolo e sfida interna al Cagliari le altre due partite in cui è finito in distinta tra i primi undici) e il fatto di giocare al posto di Palomino (ormai un idolo della tifoseria) gli mette sulle spalle una certa pressione.

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Il primo tempo: catenaccio e occasioni sprecate. Il fischio d’inizio, dopo il doveroso e sentitissimo minuto di raccoglimento in onore dell’ex commissario tecnico della Nazionale Azeglio Vicini, dà il via a una di quelle gare che non augureresti di sorbirsi neppure al tuo peggior nemico, in termini estetici. Il Chievo, con onore e grande umiltà, decide di parcheggiare un paio di bus davanti alla porta di Sorrentino e per oltre 45′ minuti il non-gioco degli ospiti resiste alle iniziative dei padroni di casa, che comunque non mancano. Il pubblico segue con attenzione la gara ma un paio di entrate poco pulite su Ilicic scatenano un brusio nervoso e costante contro il direttore di gara Calvarese. L’Atalanta, al riposo, conta almeno quattro occasioni nitide da gol (de Roon che non arriva di un soffio sull’assist di Petagna, una di Ilicic e due volte Cristante) ma il risultato resta inchiodato sullo 0-0 e lo schema del Chievo è chiaro: palla a Dainelli, occhi chiusi e sparacchiata in avanti a cercare Meggiorini, che finisce stritolato in mezzo alla solidissima difesa nerazzurra. Lo stadio resta un po’ così, i bambini che come al solito calciano i rigori nell’intervallo vengono quasi ignorati dal pubblico. Non per cattiveria, il problema è che la gente sugli spalti si preoccupa: ce la faremo?

La ripresa e il gol di petto del Mancio. Il calcio, fortunatamente, è sempre zeppo di storie belle e divertenti. Così succede che dopo un altro gol divorato da Cristante (ragazzi, segnasse sempre questo giocherebbe al Barcellona…), il giovane Mancini decide di bagnare con il primo gol in Serie A la sua terza presenza assoluta nel massimo campionato. Cross di Ilicic, testa di Cristante (sempre lui) e tocco di petto del numero 28 (ha il cognome di uno dei giocatori più forti degli ultimi trent’anni e la maglia che fu di Brivio) a superare Sorrentino. Grazie al Var, il gol viene convalidato dopo almeno un minuto e mezzo. Non sappiamo bene cosa abbiano dovuto controllare ma allo stadio, appena il pubblico ha visto la bandierina alzarsi per fuorigioco e Calvarese fare cenno di un tocco di mano era convinto di stare dentro ad un film. Fortunatamente, il signor Ghersini di Genova ha sistemato le cose e la Dea ha sbloccato il match. Per inciso: Mancini è l’undicesimo marcatore diverso della Dea in A in questa stagione, della serie: se non ci pensano gli attaccanti ci si organizza diversamente.

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Il post partita: lo spogliarello di Masiello. Nel finale, l’Atalanta sfiora due volte il gol del raddoppio (de Roon stoppato da Sorrentino e dalla traversa e Cornelius), ma quando il Chievo fa il solletico a Berisha con un mezzo pericolo firmato Rigoni il pubblico un po’ se la fa sotto. Dopo oltre 5′ minuti di recupero, Calvarese manda tutti sotto la doccia e la festa (nemmeno esagerata, per la verità) può iniziare. Mentre Mancini si presenta ai microfoni di Sky, alcune immagini colpiscono per spontaneità e attaccamento. Il tecnico Gasperini accompagna la corsa dei suoi ragazzi verso la Curva stando solo un passo più indietro. Le mani vanno verso il cielo e applaudono, è felice. Mancini e de Roon, invece, accontentano alcuni dei tifosi e prima di entrare negli spogliatoi regalano la loro maglia. Lo stesso, ma con modalità diverse, fa anche Masiello: il difensore sta per per uscire dal campo, quando decide di tornare sui propri passi e andare a salutare qualcuno in tribuna, per poi correre verso la Tribuna Ubi (nella zona Parterre) e regalare anche la sua maglia ai tifosi. Dopo se ne torna negli spogliatoi tra gli applausi della Curva e i sorrisi di tutto lo stadio. Per arrivare ancora più in alto servono come il pane uomini e giocatori che danno tutto per la maglia, proprio come lui e i suoi compagni.

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