Di certo è bellissima

Le campane di Milano per Expo

Le campane di Milano per Expo
30 Aprile 2015 ore 08:00

Sarà il campanone del Duomo, oggi Primo Maggio a salutare l’apertura di Expo. Inizierà a suonare alle 18, e poi a ruota verranno dietro, ad una ad una, tutte le campane dell’arcidiocesi. È un modo antico di celebrare un evento che vuole essere già nel futuro. Ma se le campane suonano vuol dire che Expo viene vissuto come momento di vera festa e che la gente deve star contenta. Come tutte le feste prima del tripudio c’è la trepidazione dell’attesa. Cosa ci aspetta aldilà dei cancelli? Funzionerà tutto come da copione? Il tempo sarà clemente? Non c’è qualcuno che vuole rovinar la festa? Dopo tanta attesa, tante faticose polemiche, il vento è cambiato e tutti guardano ad Expo non solo con ovvia curiosità ma anche con una non irragionevole speranza che rappresenti un punto di svolta. Expo come un balzo che ci porti finalmente fuori da questa crisi infinita. È l’aspettativa di tanti. O forse di quasi tutti, compresi gli expocritici che in pubblico fanno gli sdegnati, ma che in cuor loro si augurano che il vento cambi e che si torni a respirare un po’ di fiducia.

Del resto ormai lo si è capito. Expo sarà bellissima, una delle più belle da sempre. Basta passare la lista degli architetti che sono stati coinvolti nei vari padiglioni per rendersi conto che quel che vedremo non sarà magari ancora tutto a puntino, ma sarà certamente di grande interesse e suggestione. È come se fosse spuntata in quarto e quattr’otto una Las Vegas alle porte di Milano, ha detto uno dei pochi esterni che ha avuto l’opportunità di fare un giro nel cantiere dei padiglioni. Certo l’Expo ha un tema, molto importante e che permette tante possibili declinazioni. Ma poi come sempre in questi casi, ha bisogno di avere tanto pubblico, di mettere insieme grandi folle, per diventare un bel fenomeno di popolo, come da un po’ di anni non se ne registravano.

[Le foto del concerto inaugurale di giovedì sera in Piazza del Duomo]
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Magari pochi lo ammettono, ma Expo ci fa tornare un po’ tutti come bambini, desiderosi di lasciarci riempire di meraviglia e di stupore. E così chi non vorrebbe essere già lì sabato alle 10, quando finalmente i cancelli si apriranno per tutti, e si potranno vedere quelle creazioni strane, che fanno a gara per attirare la nostra attenzione e per sbalordirci?

Di spunti per star sereni e far festa, Expo ne offre davvero tanti. Basti pensare ai padiglioni concepiti senza badar troppo a spese, come ad esempio quello del Kuwait. Per realizzarlo hanno chiamato un architetto di quelli che sanno come si costruiscono edifici che rendono allegra la gente. È Italo Rota, personaggio estroso e anche bizzarro, che per il Kuwait ha messo in piedi un  percorso di ben un chilometro e mezzo, che ci catapulta niente di meno che nel deserto. Ma anche il Brasile ha pensato bene di meravigliarci con un percorso sospeso su una rete ad otto metri di altezza, elastico e flessibile a rappresentare un mondo che si adatta sempre più le esigenze di ciascuno. Poi c’è il lungo serpentone che l’archistar Norman Foster ha concepito per gli Emirati Arabi, con alte pareti sinuose di 12 metri, tra le quali ci infileremo, che evocano le stradine in mezza ombra degli insediamenti storici ai bordi del deserto. E c’è l’immenso specchio che sovrasta chi mette piede nel padiglione russo, a suggerir miglia di selfie scattati a naso all’insù.

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Sarà un’Expo non banale, perché il tema messo sul tavolo è di quelli che toccano la vita di tutti e sul quale si gioca il futuro del mondo: il cibo per tutti. Un tema a cui curiosamente daranno le loro risposte, fianco a fianco, le multinazionali come le organizzazione dei contadini. Mai vista una simile contiguità…

Ma tra tanto desiderio di futuro spazio anche per uno sguardo affezionato alla tradizione. A Expo hanno infatti portato la copia a grandezza uno a uno della Madonnina che domina Milano dalla guglia più alta del Duomo. Accoglie, in cima a una scalinata, i visitatori che entreranno dall’ingresso principale, quello Est, quello caratterizzato dalle fiabesche strutture a cono, quasi giganteschi trulli, disegnati da Michele De Lucchi. Con la sua patina d’oro (è ricoperta da 4754 lamine a 24 carati!) e lo sguardo dolcissimo, anche lei ci farà tornare tutti un po’ bambini…

 

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