Cosa ci fa lì?

L’elenco telefonico di Bergamo 1999 esposto in un museo parigino

L’elenco telefonico di Bergamo 1999 esposto in un museo parigino
09 Marzo 2017 ore 10:30

Avete un pomeriggio libero e decidete di spenderlo con il vostro più caro amico che, però, ha il grande difetto di essere un appassionato di arte contemporanea. Saprete già, quindi, che vi toccherà trascorrere qualche ora rinchiusi in un museo che propone espone cianfrusaglie, stracci e oggetti tutti rigorosamente accatastati. Il mese scorso, questo vostro amico vi ha proposto una gita di qualche giorno a Parigi: un tour molto semplice all’insegna di cultura e arte. Avete accettato. Certo, avreste preferito Mallorca o Capo Verde per fuggire dalla costante frenesia bergamasca, ma la Ville Lumière è così piena di sorprese che…

È un pomeriggio freddo, la città sembra quasi vuota e siete reduci da un abbondante pasto a base di cozze e patate fritte. Vorreste farvi un sano sonnellino, ma avete promesso al vostro stimatissimo una visita al Museo d’Arte Moderna della Città di Parigi. Così, tra uno sbadiglio e l’altro cercate di distrarvi pensando a una probabilissima cena con lumache e baguette accompagnata da champagne, quando la vostra attenzione viene catturata da qualcosa che avete già incontrato in una reincarnazione precedente, quando internet era ancora vagamente sconosciuto.

 

 

Un oggetto che annualmente bussava alle vostre porte o che vi veniva recapitato da un volenteroso fattorino: un elenco telefonico. Nello specifico, l’elenco telefonico della città di Bergamo anno 1999-2000. Quello che riportava quest’immagine in copertina, per intenderci. Ma perché? Che cosa ci fa lì? È davvero così prezioso? Che valore ha? E pensare che l’avete buttato via quando vi hanno recapitato quello nuovo! Se aveste saputo del suo valore inestimabile, magari l’avreste venduto voi stesso al museo. E invece no, qualcuno vi ha preceduto. Ma chi?

Il suo nome è Christian Boltanski, ha 73 anni ed è un pittore/regista/scultore/fotografo nato nella capitale francese, ma con evidente parentela ucraina. La sua passione? L’accumulo. Boltanski è un vero e proprio collezionista seriale di vecchie fotografie, cartone, candele, plastilina, oggetti casualmente ritrovati, stracci, vestiti e chi più ne ha più ne metta. All’inizio dello scorso millennio, l’artista francese ha cominciato ad accumulare elenchi telefonici provenienti ogni parte del mondo, per dar vita ad una mostra dal titolo Les Abonnés du Téléphone (letteralmente “gli abbonati del telefono”).

 

 

Dopo qualche tempo, dalla South Gallery di Londra, nel 2002, i 3000 elenchi telefonici collezionati da Boltanski sono stati spostati al Museo d’Arte Moderna della Città di Parigi, dove è possibile vederli oggi minuziosamente riposti sugli scaffali di una piccola stanza/biblioteca (con tanto di scala a pioli per raggiungere le postazioni più alte). I visitatori sono tenuti a sfogliare gli elenchi riposti sugli scaffali cercando i nomi e gli indirizzi di parenti o amici, oppure tuffarsi nell’esotico aprendo casualmente un volume e leggendone i contenuti. La scelta è personale: chi visita la mostra, infatti, è tenuto a creare un percorso totalmente individuale e perfettamente differente da quello di tutto gli altri.

L’idea di Boltanski è senza dubbio interessante e curiosa e permette allo spettatore di interagire con l’opera esposta. Ma non solo: questi elenchi (contenenti una grandissima quantità di informazioni), fanno in modo che ogni nome, indirizzo e numero di telefono sia parte integrante del progetto dell’artista francese, un piccolo mattone che, sommato a tutti gli altri, dà vita ad un prodotto artistico opera più complesso. Per cui, se il vostro nome compariva sull’elenco telefonico bergamasco nel 1999, ritenetevi privilegiati: senza saperlo, avete aiutato Boltanski a creare la sua opera.

ps. Si scherzava, sulla noia: qualora abbiate intenzione di recarvi a Parigi, scegliete di dedicare parte del vostro tempo a tutti i musei possibili. Sono naturalmente splendidi.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia