Di passione, però

Come il mare in una tempesta

Come il mare in una tempesta
17 Febbraio 2018 ore 04:00

Cinquemila? Bah, sarà. Eppure sembravamo molti di più. Anzi, permetteteci: erano molti di più. Perché quel mare nerazzurro che ha invaso prima la Fan Zone allestita all’esterno della Nord Tribune del Signal Iduna Park di Dortmund e poi tre quarti del settore Nord dello stadio era pazzesco. Loro avranno pure il muro giallonero, enorme e maestoso, ma anche statico e inamovibile; noi ci teniamo il mare, in tempesta come i nostri colori. Una tempesta di entusiasmo e passione che si è espansa sugli spalti di uno stadio bellissimo e che ha acceso la giornata grigia di una grigia città.

[Foto di Giambattista Gherardi]
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Per una manciata di ore, Dortmund è stata invasa dai sorrisi contagiosi dei bergamaschi, contenti di esserci, consapevoli di stare per assistere alla storia della squadra che amano. Un giorno lo diranno: io c’ero. Poi è andata così. Ma ci teniamo il 3-2 e la possibilità di dire la nostra a Reggio Emilia, il 22. La polizia tedesca, dimostratasi all’altezza della sua fama, ovvero metodica fin quasi all’ossessione, ha dato ai nostri ben pochi margini di movimento. In sostanza, i tifosi nerazzurri hanno potuto vivere soltanto le aree della città limitrofe all’impianto. Poco male. Lo store ufficiale del Borussia è stato preso d’assalto e ben presto il ristorante s’è visto costretto a mandare via dei clienti. Motivo? Tutto esaurito, sia nei posti che nelle pietanze.

E poi la tensione. Quella bella, quella nuova, mai provata prima. La consapevolezza di giocarsi qualcosa di più di una semplice partita, ma un pezzo di sogno che può diventare realtà. La raccontavano gli occhi di chi c’era, queste sensazioni. La raccontavano le quattro chiacchiere scambiate tra una birra e una sigaretta, tra un coro e un abbraccio con quell’amico che non si vedeva da un po’. Poi, finalmente, sono stati aperti i cancelli. Eccolo, il Signal Iduna Park. Bello, bellissimo. Moderno, ma allo stesso tempo “vero”, con questi gradoni ripidissimi e pieni di seggiolini ad accogliere decine di migliaia di piedi pronti a tenere il tempo delle emozioni. Di là, dall’altra parte del campo, il famoso “Muro Giallo”, che con il passare dei minuti ha trovato tutti i suoi mattoni. E allora i nostri hanno alzato i decibel dei cori, degli applausi, delle grida. I nerazzurri hanno sfondato con la forza della passione quel muro di timore reverenziale che li divideva dai tifosi di casa. L’immagine più bella, forse, sono quelle lacrime che Antonio Percassi ha versato mentre si prendeva gli applausi dei tifosi prima della partita. Noi lo sappiamo: potesse, il Pres le partite se le guarderebbe sempre lì in mezzo.

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La Nord Tribune s’è messa l’abito elegante, giovedì sera. E tutt’attorno piccoli pois nerazzurri, gruppi di tifosi che hanno voluto esserci comunque, anche se non nel cuore pulsante del nostro tifo, quello che i tedeschi ci avevano riservato. Che spettacolo. E ancora una volta, come a Lione, Liverpool e Nicosia, l’Europa ha strabuzzato gli occhi davanti a tutto questo. Ché non è mica scontato trovare un popolo così visceralmente legato ai propri colori. Mentre sul campo il pallone correva rapido da una parte all’altra, sugli spalti rimbalzavano emozioni. Un lampo di Schurrle la sblocca, ma fa niente. Si canta e si grida ancora di più. Poi Ilicic, una meraviglia. E ancora Ilicic. Incredibile. Esplode la gioia, non ci si crede. Si canta, si salta, si balla. È un’onda che s’alza dal mare, che si infrange contro il loro muro.

Fanno il 2-2 e poi il 3-2. Eppure, a guardare i nostri, non sembra. I decibel non si abbassano, il mare nerazzurro continua imperterrito a muoversi e a cantare. Siamo gente combattiva noi, mica crederanno, ‘sti tedeschi, di averci già eliminati. Anche perché ancora non hanno visto niente… Loro si tengano il muro, noi una tempesta perfetta di entusiasmo e passione.

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