Fino al 31 agosto a Palazzo Reale, Milano

L’artista dei cartelloni strappati

L’artista dei cartelloni strappati
07 Agosto 2014 ore 04:27

Sono trascorsi 50 anni esatti da quando Mimmo Rotella veniva chiamato ad esporre alla Biennale di Venezia. Proprio a quel fervido periodo della sua carriera si dedica la mostra Mimmo Rotella – décollages e retro d’affiches, fino al 31 agosto a Palazzo Reale, a Milano. Una ricca esposizione che raccoglie 160 opere del maestro e che, dopo la mostra dedicata a Fornasetti (Triennale) e a Munari (ancora al Museo del Novecento), rende onore a un altro grande artista milanese, seppur d’adozione.

Domenico Rotella nasce a Catanzaro nel 1918, ma dagli anni Ottanta si trasferisce definitivamente a Milano, dopo una lunga parentesi parigina. Prima di diventare l’artista che tutti conoscono per gli inconfondibili décollages (stratificazioni di poster pubblicitari strappati), ha cercato la sua strada a lungo lavorando persino al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e insegnando disegno a Catanzaro.

 

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La crisi e l’ispirazione. Le sue prime esposizioni, con dipinti neo-geometrici, non hanno avuto molto successo e Rotella attraversa una crisi profonda durante la quale smette completamente di dipingere.

Poi, come succede ancora oggi a molti artisti contemporanei, ha la fortuna e la capacità di vincere una residenza, ovvero un periodo di lavoro finalizzato alla realizzazione di un progetto artistico con una borsa di studio all’Università di Kansas City. Qui conosce alcuni dei più importanti artisti americani degli anni ’50, da Jackson Pollock, padre dell’action painting e del dripping (letteralmente “sgocciolamento”), a Robert Rauschenberg e Twombly, che si potrebbero definire artisti della Pop Art, ma di fatto difficilmente inquadrabili in una corrente artistica precisa, perché il loro lavoro ha influenzato e condizionato il mondo dell’arte contemporanea proprio per l’originalità e la poliedricità.

Nel 1953, la crisi artistica porta a Mimmo Rotella l’“illuminazione”: inizia a vedere i manifesti pubblicitari, e in particolare quelli dedicati ai film in uscita, come un’espressione artistica diffusa nella città. Nasce il décollage, tecnica a cui il nome di Rotella sarà legato per tutta la vita.

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La rivoluzionaria tecnica. Inizialmente, Mimmo Rotella si limita a incollare sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada, poi sviluppa il metodo articolandolo ulteriormente tramite un doppio décollage, per cui il manifesto staccato dal cartellone è poi strappato nuovamente in studio. Crea anche i retrò d’affiche, adoperando i manifesti dalla parte incollata e ricavandone opere non figurative e monocrome. Di fatto, l’artista si muove nelle ore notturne, fra le vie delle grandi città, staccando tutto ciò che attira la sua attenzione. Un’operazione che oggi sarebbe irrealizzabile.

Pop Art, un cambiamento epocale. Pensare all’opera di Mimmo Rotella a distanza di anni significa riflettere sull’impatto e sul valore della rivoluzione della Pop Art. Buona parte del mondo in cui oggi si vive, fatto di fotografie comunicative, immediate, indispensabili, nasce da lì. Da quegli anni in cui i grandi artisti iniziarono a rileggere la quotidianità attraverso immagini artistiche seriali. Operazione solo apparentemente facile: tutti gli americani compravano la zuppa Campbell e ognuno di loro aveva davanti agli occhi quella lattina ogni giorno, ma Andy Wharol fu l’unico capace di farla diventare un’icona.

Un pensiero simile va fatto adesso, camminando per le sale di Palazzo Reale e osservando quei vecchi poster cinematografici “graffiati”, “strappati” e reinterpretati. Espressione di un decennio trascorso e di un cambiamento inarrestabile.

Collezionisti e record d’aste. L’ultimo record di vendita riguardante l’opera di Mimmo Rotella è stato registrato nel 2007 durante l’asta milanese di Christie’s. Un collezionista americano, che ha richiesto l’anonimato, ha pagato 461.000 euro per 8 sopra, una tela del 1960. Mentre a Milano risiede il più importante collezionista di Rotella.

Opere destinate a consumarsi presto. Le opere di Rotella soffrono di grossi problemi di conservazione. Lo sperimentalismo estremo, che ha caratterizzato un po’ tutti i movimenti artistici dagli anni ’50 in poi, ha dato vita a opere talmente fragili dal punto di vista conservativo che il loro perdurare nel tempo è un vero e proprio enigma. Nel caso di Mimmo Rotella, in particolare, i restauratori si trovano di fronte a opere su tela create con colle, carte e inchiostri di diversa qualità. Materiali che reagiscono all’invecchiamento in maniera diversa e che altrettanto separatamente vanno trattati. Basti pensare che per realizzare il restauro di un’importante collage di Picasso ogni pezzo è stato separato, trattato e riposizionato. Con l’opera del maestro milanese quest’operazione sarebbe impensabile.

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