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Beethoven non è un cane

Paolo Migone e la musica classica Viaggio allegro (ma non troppo)

Paolo Migone e la musica classica Viaggio allegro (ma non troppo)
Eventi 04 Maggio 2019 ore 09:00

A Zelig faceva molto ridere, anche se dover concentrare tutto in 5 minuti non era proprio la sua aspirazione. Come Paolo Migone, tanti comici di talento ed esperienza che non si sono fermati alla logica del tormentone, ancora oggi riempiono i teatri. Fanno sempre ridere, ma si sono rinnovati nel nome di un’idea di intrattenimento più completo, sconfinando nel teatro di narrazione. O nella divulgazione di temi altrimenti ostici. Migone, domani al Creberg Teatro con “Beethoven non è un cane”, si è buttato sulla musica classica: interpreta un dj e racconta i grandi compositori della storia attraverso aneddoti, curiosità e dettagli insoliti. In scena si presenta con cuffia alle orecchie e il solito occhio spiritato, ad armeggiare con vecchi vinili.

Perché questo spettacolo?

«Non ne potevo più di trattare la dinamica uomini-donne, un ambito in cui sono stato rinchiuso per anni a causa di Gino e Michele, di Zelig, che non volevano altro. In cambio di soldi io mi son prestato a quest’operazione. Ma un comico dev’essere libero. Dopo un po’ il giullare si è scocciato e ha deciso di cambiare argomento, altrimenti non avrebbe fatto più ridere».

Si è buttato sulla musica classica. Che può far ridere, a questo punto.

«Volevo coinvolgere i giovani, anche di 16 e 17 anni. Ho un figlio che di anni ne ha 19, e mi risponde sempre “no, non ho voglia”. Per accattivarli ho pensato di fare il disc jockey di musica classica. Scratcho Vivaldi, alzo Bach e abbasso Beethoven come se fosse musica moderna, da discoteca».

Funziona?

«Tantissimo: ho già fatto trenta repliche e sta andando molto bene. Lo porterò in tournée anche la prossima stagione, penso, opportunamente rinnovato. L’operazione è ardita e sperimentale: sono il primo in Italia ad avere quest’idea. Tutta la musica è preselezionata: associo gli stati d’animo dell’uomo alle composizioni, per dimostrare che quello che proviamo dentro di noi lo si può rivivere fedelmente nella musica classica. Che non è difficile, non è pallosa, non è per vecchi, non è per ricchi»…

 

Articolo completo a pagina 25 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 9 maggio. In versione digitale, qui.

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