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Piccola raccolta dei ritratti di Lotto L’eccezionale mostra di Brera

Piccola raccolta dei ritratti di Lotto L’eccezionale mostra di Brera
31 Marzo 2017 ore 10:15

Eccoli tutti in fila, in una sala finalmente dedicata a loro: Febo da Brescia, Laura de Pola, Liberale de Pinedel, il gentiluomo senza nome e l’altro gentiluomo di Casa Rovero, questo arrivato da Venezia. Lorenzo Lotto conquista il giusto spazio alla Pinacoteca di Brera, grazie al nuovo allestimento che viene festeggiato con il capolavoro prestato dalle Gallerie dell’Accademia. È il Lotto ritrattista che quindi viene messo a tema, proprio perché la Pinacoteca milanese vanta il più bell’insieme di ritratti da lui realizzati.

Il lato intimo dei soggetti. Com’è nella sua natura un po’ scontrosa e poco accondiscendente verso i potenti, Lotto nella sua vita si trovò a effigiare una platea di personaggi tutto sommato normali: niente a che vedere con il grande Tiziano che invece aveva tenuto per sé dogi e imperatori. Ma Tiziano aveva uno stile che a Lotto era del tutto estraneo: i suoi ritratti erano sempre proclamazione di potenza. Lui aveva un pennello che glorificava i personaggi. Lotto no. Lotto era diverso: a lui interessava il lato intimo di chi doveva ritrarre. Intercettava le inquietudini e i pensieri profondi. Erano ritratti da non mettere in piazza o da esporre in contesti ufficiale e solenni, perché avevano sempre un orizzonte privato.

 

Lotto, Ritratto di gentiluomo di Casa Rovero

 

Il misterioso giovane di Casa Rovero. Ma chi sono i personaggi che sfilano nella nuova sala di Brera? Alcuni li conosciamo, per altri si sono fatte supposizioni. Certamente il più e misterioso e fascinoso è quell’esponente della famiglia Rovero che ha intrigato generazioni di critici, per via dei tanti enigmatici oggetti e segnali che Lotto ha distribuito sulla tela. Perché Lotto, all’opposto di Tiziano, non voleva mai essere esplicito. Chi è quell’uomo con il profilo affilato e giovanile che tiene la mano sul libro dei conti della sua casa? E in che occasione ha commissionato a Lotto questo capolavoro?

Per quanto riguarda l’identità, se la giocano due cugini, Alvise  e Cristoforo. Se fosse il primo, le allegorie si collegherebbero a una delusione amorosa, come indicherebbe la lettera rimasta aperta e la bizzarra lucertola che si è messa in posa proprio al centro del quadro. Lucertola animale dal sangue freddo, com’è freddo il sangue di un uomo che scopre di non essere ricambiato nei sentimenti. Se invece fosse Cristoforo, le allegorie indicherebbero il passaggio ad una vita adulta e un’assunzione di responsabilità: passaggio doloroso perché causato dalla morte prematura del padre, che costringono il ragazzo a lasciarsi alle spalle il liuto e il corno da caccia, oggetti di divertimenti che ora devono essere lasciati in secondo piano.

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Febo e Laura, scatti quotidiani. Di Febo e Laura invece si sa tutto; si erano sposati nel 1543 dopo che erano convolati a nozze. Non sono comunque ritratti festosi, perché la propensione invincibile di Lotto alla malinconia ha contagiato anche loro. Ma quello che affascina di loro è la nonchalance con cui si mettono in posa: sono ritratti di sapore quotidiano. Come fotogrammi privati, che spalancano un’intimità anche psicologica.

Audace ritratto di Liberale da Pinedel. Li affianca l’anziano composto e austero, che potrebbe rappresentare il notaio e ricco possidente Liberale da Pinedel. Un quadro audace, tutto sui toni pruni e neri, acceso da quella barba bionda, dipinta quasi con tremore.

Un altro sconosciuto gentiluomo. Dell’ultimo personaggio invece non sappiamo nulla. Anche lui sbuca da un ambiente scuro, ha abito da gentiluomo di rango, con l’impugnatura di una spada nella sinistra. Con l’altra mano invece ci indica qualcosa di cui non potremo mai sapere. Ma a Lotto piace così, lasciare tutti con enigmi senza soluzione.

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