La mostra, dal 12 luglio al 19 settembre

La gente povera di Longaretti in quattordici quadri

La gente povera di Longaretti in quattordici quadri
11 Luglio 2014 ore 08:34

Humana Pictura è il titolo della mostra che inaugura da sabato 12 luglio all’interno del Palazzo del Credito Bergamasco. Curata da Angelo Piazzoli per la Fondazione Credito Bergamasco e inserita all’interno delle manifestazioni della prima notte bianca dell’arte, è un’esposizione dedicata a uno dei cicli più significativi dell’opera di Trento Longaretti, che mostra la forza del colore e la solitaria poesia delle figure che contraddistinguono l’opera dell’artista bergamasco.

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Un simbolo, tra arte e città. Trento Longaretti è, per Bergamo, uno dei simboli del legame esistente tra arte e città, conosciuto e apprezzato sia per le sue opere d’arte sia per il lavoro che svolse con passione e costanza all’interno dell’Accademia Carrara. Circa 70 anni di carriera per Longaretti, che arrivò a Bergamo nel ’53, dopo aver vinto il concorso per la direzione dell’Accademia. Il suo primo alloggio fu proprio dentro la Carrara: da professore di pittura e direttore, dormiva accanto alla Pinacoteca, di cui si prendeva cura ricoprendo anche il ruolo di conservatore.

Pittore fin da bambino. A Bergamo, Longaretti ci era arrivato non dalla natìa Treviglio, ma da Milano, dove aveva già iniziato una promettente carriera artistica, caratterizzata, almeno agli esordi, da critiche molto positive, segnalazioni importanti, e vendite non sempre certe. Il suo percorso artistico inizia molto presto, già alle elementari, se si considera che la maestra sfruttava le sue doti per fargli disegnare cartoline con ritratti del re. Ma è a vent’anni che si profila il suo futuro da pittore. Longaretti frequenta Brera sotto la guida del professor Aldo Carpi e nell’ambiente milanese entra in contatto con tanti artisti coetanei, in particolare quelli del gruppo “Corrente” a cui sarà vicino, senza mai però farne effettivamente parte.

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Le sue figure solitarie. Da subito, infatti, la strada scelta dal professore si rivela solitaria e riflessiva come le sue figure. Le stesse che si ritrovano ora a distanza di anni nella mostra Humana Pictura, visitabile fino al 19 settembre.
Trento Longaretti definisce abbastanza presto, nella sua carriera, quali siano le figure che lo interessano. L’umanità e in particolare quella solitaria ed emarginata, ripresa mentre cammina verso un altro luogo. Uomini e donne emarginati o costretti dalla vita a vagabondare senza una meta precisa. Figli e famiglie dal futuro incerto circondati da un intenso colore che tutto ingloba e che sospende il tempo. Migranti che si spostano nelle sue tele circondati da un colore inteso che non è né notte né giorno. I paesaggi sono solo accennati, mentre i volti e le figure (inconfondibilmente longarettiani), sono senza patria né origine.
Per capire da cosa trae ispirazione l’artista basta notare i ritagli di giornale appesi nel suo studio, qua e là, discreti, a riportare notizie di profughi e baraccopoli. È la società che lo porta continuamente a riflettere su questo tema e, a sua volta, il professore costringe a farlo chi ammira i suoi lavori. Le madri sono un altro soggetto ricorrente, celebrato fin dagli anni settanta con importanti mostre soprattutto nel nord Italia.

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Tutte le esposizioni di una vita… I settant’anni di ininterrotta carriera di Longaretti sono tutti racchiusi nelle opere che ancora oggi si possono ammirare nel suo studio; ultime creazioni esposte all’aria per “asciugare” e dipinte ascoltando musica. Al 1922 risale il primo dipinto a olio e nel ’37 a Treviglio la prima mostra: l’esposizione del Gruppo Unitario Fascista, percorso obbligato negli anni del regime. Poi, sempre nello stesso anno, un’altra personale a Treviglio e una a Genova. A  Milano lavora soprattutto con le gallerie Il Milione e San Fedele, a Bergamo con la galleria La Rotonda a cui spedisce una cassa di quadri per una mostra mentre si trova soldato in Sicilia. Negli anni sessanta arrivano le prime mostre all’estero, mentre si sono succedute con successo quelle in Italia. Il ’64 è l’anno di Zurigo e Londra. Nel ’66 espone a Ottawa e due anni dopo è a New York grazie all’interesse della Glezèr Gallery con cui lavorerà per molti anni. Ancora nel ’69 è a Buenos Aires all’Istituto di Cultura Italiana. Nel frattempo Longaretti continua a essere il professore della Carrara, ruolo che ricopre fino al 1978.

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…e più di seimila opere. Sono circa 10 anni che nello studio di Trento Longaretti ci si sta dedicando alla creazione di un archivio e di un catalogo ragionato che ne raccolga tutta la vasta produzione: 6.600 opere documentate, fotografate e autenticate. Un inteso lavoro che sarà presentato, almeno in parte, con il catalogo che accompagnerà in autunno la mostra allo Spazio Oberdan di Milano. Si tratta prevalentemente di dipinti a olio, rare sculture e diverse incisioni.

Da circa vent’anni il professor Longaretti lavora, con un contratto in esclusiva, con la galleria Bonelli di Canneto sull’Oglio. Le sue quotazioni si attestano su un minimo di 3 mila euro per dipinti di piccole dimensioni ad un massimo di 35 mila euro per i dipinti più grandi.

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