Fino all'8 aprile

Remigio da Gandino, la mostra di un artista che scelse il popolo

Remigio da Gandino, la mostra di un artista che scelse il popolo
01 Febbraio 2018 ore 12:00

Un artista sconosciuto ai più, espressione di una realtà locale di cui ha narrato umori e colori. Viene inaugurata sabato 3 febbraio a Gandino, nel complesso conventuale delle Suore Orsoline, la mostra antologica Remigio da Gandino – Il colore di una vita, dedicata al pittore Remigio Colombi, morto trent’anni fa, nel novembre 1987. Un artista popolare, nel senso strettamente letterale del termine, che conferma una volta di più come l’arte non sia lo sterile risultato di un’abilità manuale, ma l’espressione di un percorso che coinvolge il sentire di ciascuno, pittore o protagonista, e, soprattutto, il contesto di luogo e tempo in cui l’opera si immerge.

 

 

Remigio (che non a caso aggiunge alla firma il proprio paese d’origine) vive e respira l’aria di un borgo ancor oggi sottovalutato, dominato dall’imponente, per certi versi incredibile, Basilica di Santa Maria Assunta e fortemente ancorato a tradizioni di fede e devozione che affondano nei secoli le proprie radici. Si muove nella Gandino di Ponziano Loverini (già direttore dell’Accademia Carrara di Bergamo ed autoritratto nella pala maggiore della Basilica), ma anche in una comunità cui l’epopea tessile ha esaltato il carattere e mutato i luoghi.

«Vi è una curiosità affettuosa nella poetica di questo pittore gandinese – sottolinea Silvio Tomasini, curatore della mostra unitamente a un apposito Comitato – che per oltre sessant’anni ha raccontato con i colori volti, luoghi, abitudini e spiritualità della propria gente. Remigio Colombi nasce nel 1907, di origini umili si accosta ai pennelli per passione figurativa ma anche per necessità. In giovane età giunge a Parigi dove, seppur clandestino, riesce a frequentare lezioni presso l’École Nationale des Beaux Arts che gli consentono di disporre dei primi rudimenti della pittura. Rientrato nel paese natale, ben presto si confronterà con i conterranei Pietro e Paolo Servalli, già affermati pittori. Dal primo apprende l’ordine formale della propria pittura, dal secondo l’espressività del tocco e una certa originalità creativa. Ben presto avrà modo di collaborare come aiutante di Michele Frana, derivando da esso la tecnica e la manualità dell’affresco».

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Verrebbe da dire che le opere di Remigio da Gandino (raccolte per l’occasione in un elegante catalogo di oltre cento pagine e dedicato alla giovane nipote Silvia Colombi, recentemente scomparsa) siano un verace, suadente spaccato di vita e cronaca locale, che ha il pregio di portare con sé non soltanto il semplice dato statistico di luoghi e persone che popolano i ricordi, ma anche e soprattutto gli umori di un sentire che alle nuove generazioni appare, a torto, nostalgico.

«La vita con la numerosa famiglia che Remigio si costruì con ben otto figli – aggiunge Tomasini – come la partecipazione attiva alla vita del paese, contribuirono nel formare in lui un linguaggio domestico, piacevole, mai scontato, che trova nella figura umana, ma soprattutto nell’orgoglioso racconto di funzioni sacre, processioni, interni della Basilica di Gandino, la migliore espressione della propria produzione». La mostra resterà aperta sino al prossimo 8 aprile e gode del patrocinio di Comune, Pro Loco, Parrocchia di Gandino e Museo della Basilica. Sarà aperta ogni venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.30. Ogni domenica e festivi alle 16 sarà possibile effettuare una visita guidata alla mostra ed al Museo delle Orsoline. Visite su richiesta contattando il numero 3471311641.

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