LA RINCORSA ALL'ANELLO

Riparte il grande show dell’NBA

Riparte il grande show dell’NBA
29 Ottobre 2014 ore 08:00

Cosa ci fanno un italiano, un francese e un tedesco in America? Potrebbe sembrare l’inizio d’una barzelletta. Invece è quello che accadrà questa notte a San Antonio, Texas, dove prenderà il via una nuova stagione della NBA, la Lega di Pallacanestro più importante del mondo. National Basketball Association, parlando fuor d’acronimo. Una lega, sempre più seguita, sempre più ricca ed appunto sempre più internazionale.

E sarà proprio un figlio della Penisola ad aprire le danze sotto la bandiera a stelle e strisce. Marco Belinelli, laureatosi pochi mesi fa campione Nba, sarà in campo con i suoi San Antonio Spurs per l’esordio stagionale; prima della partita avrà luogo la tradizionale cerimonia di consegna degli Anelli, il simbolo della vittoria, con cui la Lega rende onore al vincitore. Al suo fianco Tony Parker, il francese; di fronte l’avversario tedesco, Dirk Nowitzky, capitano dei Dallas Mavericks. Dallas contro San Antonio quindi, antipasto per stuzzicare il palato degli affamati di NBA. Derby texano che è ormai un piatto forte della competizione, andato in scena anche nella scorsa stagione nel primo turno di Playoffs. Ma su questo torneremo più avanti.

Siamo nella terra del quarto potere, giusto? Quindi, prima di “motore, azione”, un flashback.

La Nba, per chi non lo sapesse, è divisa in due Conference: Est e Ovest, o Eastern e WesternVi sono 30 squadre, 15 per parte, modellate sulla geografia americana; il campionato si divide in due fasi : stagione regolare e playoffs. La prima parte è la regular season, dove ognuna delle 30 squadre si affronta in 82 partiteParentesi. Sì, ottantadue partite. Tante, troppe, si dice da tempo. Se però si considera che il mese scorso le emittenti televisive americane hanno firmato un contratto di 24 miliardi di dollari in 10 anni per assicurarsi i diritti di trasmissione delle partite, si capisce perché la Lega sia restia a ridurre il numero delle stesse… «Avidità?! Cosa c’è di male… dopotutto, è solo una questione di soldi», diceva Gordon Gekko in un luogo di New York poco lontano dall’Olympic Tower di Manhattan, la sede della NBA. Chiusa la parentesi a 35 millimetri.

Dopo la stagione regolare le 8 migliori squadre di ogni Conference si affrontano poi in serie di Playoffs al meglio delle 7 partite. La postseason si conclude con le Finals, dove la miglior squadra della Eastern e la regina della Western si affrontano per determinare chi sarà la vincitrice assoluta.

 

WESTERN CONFERENCE

 

Logo Western Conference

L’anno scorso il titolo è stato vinto dai San Antonio Spurs. Il quinto, per la storica franchigia dell’Ovest. In una storia di redenzione che meriterebbe un articolo a parte, i neroargento del Texas hanno demolito in finale i Miami Heat per 4-1, vendicando con furore la cocente sconfitta dell’anno precedente, dove si erano visti sfuggire di mano il titolo sempre per mano degli Heat di James, Wade e Bosh, salvatisi con un canestro miracoloso negli ultimi secondi di Gara 6, in uno dei momenti sportivi più avvincenti e spezzacuore degli ultimi anni. In una Lega che come contraltare alla diffusione e globalizzazione porta con sè i lati oscuri di una gestione aziendalistica dello sport, assetata di denaro e business-oriented, i San Antonio Spurs rappresentano ciò che di più platonicamente puro e nobile vi può essere nello sport. 

Franchigia modello, dove la squadra viene prima del singolo (diversi giocatori hanno accettato più volte di ridursi lo stipendio per mantenere il roster più competitivo), sono senza scandali da copertina, icone glamour e soubrette da sbattere in prima pagina, ma duro lavoro, organizzazione, sacrificio. Il tutto con un velo di progressismo, che ha portato gli Spurs ad essere la prima squadra a guardare con costanza fuori dai confini americani, con 7 giocatori non americani in squadra, tra cui il nostro Belinelli, e la prima franchigia ad assumere una donna come assistente allenatore a tempo pieno. E su queste solide basi i “terribili vecchietti” Duncan Ginobili e Parker difenderanno il titolo appena conquistato. Consapevoli che i pretedenti al trono sono molti.

In primis gli Oklahoma City Thunder di Westbrook e Durant (che però starà fermo due mesi per un infortunio al piede), che proveranno a ripetere il percorso del 2012, quando sconfissero gli Spurs, per poi perdere in Finale. Alle porte bussano anche i Los Angeles Clippers, guidati da Chris Paul e Blake Griffin, che sembra aggiungere ogni anno un’arma in più al suo repertorio. A proposito di citazioni, per la serie (non) “pochi, maledetti e subito”, i Clippers, dopo la controversia cacciata per frasi razziste del suo precedente proprietario, sono stati acquistati per due miliardi di dollari. 

Se la cavano meno bene gli altri losangelini, i più blasonati Lakers, che vedono il ritorno in campo di Kobe Bryant, ma che non sembrano disporre di un roster competitivo per i playoffs. Sono sempre temibili i Portland Trail Blazers di LaMarcus Aldridge, rivelazione della scorsa stagione; un occhio di riguardo anche per i nuovi Golden State Warriors di Coach Steve Kerr, per gli Houston Rockets di Harden e Howard, ed infine una menzione per i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzky.

I Texani hanno uno dei migliori allenatori della Lega in Rick Carlisle, hanno aggiunto due pedine chiave come Tyson Chandler (già protagonista a Dallas del titolo 2011) e Chandler Parson e se sani possono dire la loro. Già l’anno scorso, come anticipato, diedero molto filo da torcere ai futuri campioni in carica di San Antonio, che riuscirono a batterli solo dopo 7 faticose partite.

Le altre squadre non sembrano in grado di competere per il titolo, per quanto i Phoenix Suns dei fratelli Dragic, i Pelicans di Anthony Davis e i Minnesota Tiberwolves dei rookie volanti Wiggins e LaVine, con il loro frizzante gioco offensivo destano interesse e catalizzeranno le attenzioni dei tifosi.

Ma non sembra abbastanza, nella Western Conference.

EASTERN CONFERENCE

 

 

Già, perchè da ormai quasi 20 anni la Western Conference è quella più combattuta: farsi spazio e vincere è molto più difficile. Non si assiste ad un predominio dell’Eastern dai tempi in cui Michael Jordan dominava con i suoi Bulls. A proposito di Chicago Bulls, quest’anno saranno una delle squadre più interessanti. Perchè dopo due anni di purgatorio nel girone degli infortunati, alle luci della ribalta è tornato Derrick Rose, l’MVP (Most Valuable Player – miglior giocatore) della stagione 2011, quel giocatore che tanto aveva incantato, facendo sognare tutta la Windy City con giocate ai limiti della metafisica cinetica ed un atletismo tersicoreo che non si vedeva dai tempi del n°23.

Ad aumentare le aspettative (e per continuare la barzelletta…) a Chicago alla corte di Coach Thibodeau è arrivato anche uno Spagnolo, quel Pau Gasol che qualche anno fa aveva aiutato Kobe Bryant a vincere due titoli consecutivi a Los Angeles, sponda Lakers. Unito al rookie bianco dalla mano educata McDermott, a Noah ed al giovane esuberante Butler, Chicago forma una squadra che sembra essere la favorita per primeggiare nella Easter Conference. L’Est infatti, già più debole per struttura, è stato depauperato ulteriormente dal grave infortunio occorso a Paul George, la stella degli Indiana Pacers, che si è fratturato la gamba e sarà fuori tutta la stagione, privando la sua squadra, reduce da due finali di Conference consecutive, delle chanches di competere per il titolo.

E così la Conference che si affaccia sull’Atlantico è mai come quest’anno un punto di domanda. Gli Washington Wizards di Beal e Wall, i giovani Toronto Raptors, i neo (già) Charotte Hornets di MJ, i Brooklyn Nets del magnate Russo Mikhail Prokhorov, i Miami Heat, tutti sembrano in grado di lottare per le posizioni dalla terza all’ottava. Perché le prime due, infatti, sembrano scritte: una dai Bulls, l’altra dai redivivi Cavaliers. 

Il ritorno del re. Già, perchè a proposito di cinema, belle storie e sceneggiature da Hollywood, LeBron “King” James, il fenomeno di Aakron, ha preso la via di casa e optato per il Ritorno, tornando ad indossare la divisa dei Cleveland Cavaliers e facendo sprecare metafore Tolkeniane in chiave PeterJacksoniana. Cleveland Cavaliers che oltre a James hanno ottenuto anche Kevin Love, che con Kyrie Irving forma uno dei terzetti più competitivi e attesi della Lega, tanto che molti analisti parlano già di favorita per il Titolo. Di certo la squadra appare competitiva, ma alcuni dubbi sorgono sulla necessità del tempo per trovare la giusta chimica di squadra, nonchè sulla poca esperienza di alcuni giocatori. Lo stesso allenatore, l’israeliano David Blatt, non ha mai allenato in Nba e potrebbe avere tempo per abituarsi ad un mondo e ad uno stile di gioco che non è esattamente quello europeo.

The Italian Job. A proposito di europei: anche l’Italia ha la sua fetta di NBA. Andrea Bargnani giocherà a New York, ed è chiamato al riscatto dopo una stagione altalenante, gravata da infortuni e da un ambiente come quello dei Knicks dove, fino all’anno scorso, sembrava più adatto ad ospitare delle sit-com che a una squadra di pallacanestro. Il tempo è rigorosamente al passato dato che ad inizio anno la franchigia di New York è stata rivoluzionata dall’arrivo come General Manager di Phil Jackson! Il maestro Zen, una leggenda della pallacanestro, ha vinto 11 anelli come allenatore e cercherà di portare la mentalità vincente che lo ha sempre contraddistinto, utilizzando peraltro quel sistema di gioco particolare chiamato “Attacco Triangolo”, che non è uno stratagemma di Renato Zero ma un sistema offensivo molto complicato ma che negli anni ha quasi sempre avuto successo. Vedremo quest’anno.

Danilo Gallinari rientra dopo un infortunio molto grave ed un’operazione riuscita male, e questa è già forse la notizia principale e più importante, sapere che il Gallo sta bene e potrà tornare a mostrare il suo valore in campo. I suoi Denver Nuggets sembrano ancora acerbi per fare bene ad Ovest, nonostante il potenziale, soprattutto atletico, ci sia. Faried è una bestia sotto canestro, se Lawson migliora come l’anno scorso nel playmaking e Danilo si conferma sulle prestazioni preinfortunio, un posto ai Playoffs non è irraggiungibile.

Veniamo alla nota dolente. Gigi Datome, pur formalmente sotto contratto con i Detroit Pistons, non sembra destinato a vedere il campo più di quanto abbia fatto l’anno scorso. Che, per inciso, è stato praticamente zero. Coach Van Gundy, appena insediatosi, è un guru del gioco e dovrebbe portare ordine e disciplina in quel di Motown, e i tifosi italiani, per essere onesti, devono solo sperare che a Gigi vengano date le possibilità che merita di mostrare quanto sa fare. Senza assicurazioni, ahimè.

Infine, per chiudere in bellezza, Marco Belinelli. Il primo italiano a vincere un Titolo Nba, Marco si aspetta ancora una stagione da protagonista con i San Antonio Spurs. In una squadra predicata su lavoro di squadra, Marco ha saputo ritagliarsi il suo spazio dalla panchina, dando il suo contributo e guadagnandosi la stima di coach Pop che lo ha fatto entrare stabilmente in rotazione, con 25 solidi minuti di gioco di media.

E a proposito di allenatori, l’altra bella novità per l’Italia è la nomina di Ettore Messina a ruolo di vice allenatore, sempre per la franchigia di San Antonio. Il famoso allenatore originario di Catania, dopo una carriera costellata di successi in Europa ed un lungo corteggiamento oltreoceano, è finalmente approdato nella Lega a stelle e strisce. Insieme a Marco uno dei motivi per guardare la Nba. Che sia stando svegli la notte a guardare le partite, per i più temerari, o cercandosi le gare in replica per i meno nottambuli. Non solo con la divertita partecipazione del consumatore di uno spettacolo di energia e movimento, ma con l’orgoglioso abbrivio di chi è consapevole che un pezzo di Italia sarà in campo a difendere la conquista di uno dei titoli più ambiti al mondo.

Perchè, calando il sipario sul pezzo con l’ultimo riferimento al grande schermo parafrasando uno che aveva  sangue europeo nelle vene ed in america si è fatto conoscere, “When the going gets tough, the tough gets going” (quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare). Ed il gioco del campionato più duro del mondo inizia questa notte. San Antonio Spurs vs Dallas Mavericks. AT&T Center. All’1.00 italiana.

Ciak, si gi..oca.

 

 

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