Dopo la distruzione a Mosul

Un segno di speranza a Baghdad riaperto il grande Museo nazionale

Un segno di speranza a Baghdad riaperto il grande Museo nazionale
04 Marzo 2015 ore 11:35

L’Isis devasta il museo di Mosul, Baghdad risponde riaprendo il suo Museo Nazionale. Il palazzo è tornato ad essere visitabile lo scorso 28 febbraio, dopo essere stato chiuso da 12 anni in seguito alla caduta del regime di Saddam Hussein e ai numerosi saccheggi che l’avevano devastato durante la guerra. All’epoca circa 15mila reperti furono danneggiati o portati via, ma fortunatamente gli esperti, nel corso degli anni, sono riusciti a recuperarne almeno 4300.

La risposta all’Isis. In realtà la riapertura del museo era prevista tra qualche mese, ma la nuova inaugurazione sarebbe stata anticipata proprio per dare una forte e chiara risposta al tanto temuto Califfato. «Quello che è successo ci ha indotti ad accelerare il nostro lavoro, volevamo aprire al più presto come reazione a ciò che hanno fatto le bande del Daesh», ha spiegato Qais Hussein Rashid, vice ministro per il Turismo e le Antichità. Alla cerimonia di riapertura c’era anche il premier iracheno Haider al-Abadi che ha dichiarato alla stampa: «Proteggeremo la civiltà e individueremo chi vuole distruggerla». E ancora: «Questi barbari criminali stanno cercando di distruggere il patrimonio dell’umanità e della civiltà irachena».

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Il museo. Il museo fu creato dall’esploratrice e scrittrice britannica Gertrude Bell e fu aperto pochi anni prima della sua morte, nel 1926 con il nome di Museo archeologico di Baghdad. Grazie alle infinite ricchezze archeologiche che si trovano nel territorio della Mesopotamia, la collezione esposta nel museo è una tra le più importanti al mondo, con reperti che risalgono a più di 5mila anni fa, suddivisi tra lunghe gallerie e vaste sale. Come già detto, dal 2003, all’appello mancano ancora circa 10mila pezzi: «Li stiamo ancora cercando nei mercati e alle aste, ma quelli che siamo riusciti a recuperare fino ad oggi erano tra i più importanti», ha spiegato ancora il ministro Rashid.

I biglietti. Il prezzo del biglietto singolo per la popolazione locale sarà di 1.500 dinari, pari a meno di un euro. Costerà invece dieci volte tanto ai cittadini di altri Paesi arabi, e venti per gli stranieri di provenienza diversa. Anche l’Unesco si è dichiarato soddisfatto per la rinnovata apertura: «Ha un significato simbolico, soprattutto dopo il risveglio dalla distruzione perpetrata a Mosul – ha spiegato il direttore generale Irina Bokova – per combattere l’estremismo violento e gli attacchi contro i siti culturali, abbiamo bisogno più che mai di credere nel potere della cultura, di supportare il suo ruolo fondamentale nel dialogo e nella coesione sociale in Iraq e in tutto il mondo».

 

 

Distruggere la storia. La riapertura di questo museo vuole quindi rispondere allo scempio che i miliziani dell’Isis stanno compiendo proprio in questi mesi, distruggendo ogni traccia della tradizione storica e cultura dei Paesi che riescono a conquistare. Dopo l’incendio di libri – pochi giorni fa il direttore della biblioteca pubblica di Mosul, Ghanim al-Ta’an, aveva denunciato che miliziani dell’Isis avevano bruciato più di ottomila tra libri antichi rari e manufatti -, l’abbattimento di chiese e luoghi di culto, la ferocia dei miliziani si è sfogata contro il Museo di Mosul, città dell’Iraq considerata l’antica Ninive.

In un video diffuso sul web dalla propaganda dell’Isis, si vedono alcuni aderenti al Califfato spingere a terra, prendere a picconate e trapanare sculture e bassorilievi la cui origine risale a più di tremila anni fa. Nel filmato, girato all’interno del museo con alcune scene trasmesse al rallentatore, si vedono decine di miliziani con scale, martelli e trapani impegnati a distruggere qualsiasi cosa trovino davanti a sé. Non si fermano davanti a nulla e neppure per un istante sembrano rendersi conto dello scempio che stanno compiendo. «Queste rovine dietro di me, sono quelle di idoli e statue che le popolazioni del passato usavano per un culto diverso da Allah», dichiara nel video un jihadista con alle spalle un grande bassorilievo di un cavallo.

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