Itinerari per l'estate

San Galgano e Bagno Vignoni Un peccato non esserci mai stati

San Galgano e Bagno Vignoni Un peccato non esserci mai stati
29 Luglio 2015 ore 03:00

Questa volta non partiamo da Bergamo. Partiamo da un posto a caso. Mettiamo su, dentro la nostra testa, I was born under a wandering star (Nato sotto una stella vagabonda), selliamo i cavalli e via. Via per un percorso assurdo. Che comincia dall’Abbazia di San Galgano, in comune di Chiusdino, nei pressi di Siena. Chiusdino è uno di quei posti che nessuno conosce, nemmeno di nome, e invece andate a cercare su Wikipedia cosa c’è da vedere: non basterebbe un giorno per stupirsi di tutto.

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Le due meraviglie assolute sono però l’Abbazia di san Galgano, un edificio senza copertura che stregò il regista russo Andrej Tarkovskij durante un suo viaggio in Italia, e il vicino Eremo (o Cappella) di Montesiepi, misterioso edificio circolare che ospita l’unica e autentica spada nella roccia che si trovi al mondo. Volete fermarvi in zona per vedere, la notte, il cielo pieno di stelle? Siamo d’accordo con voi.

 

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Al risveglio sellate i cavalli e dirigetevi alla volta di Bagno Vignoni. Sappiamo perfettamente che una volta arrivati sarà difficile che qualcuno vi schiodi di lì: nelle foto qui sopra solo un piccolo saggio di quel che troverete. È un paese nato attorno a una piscina termale a cielo aperto. Ma non c’è solo la piscina. Altra notte sotto le stelle? Altra notte.

 

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Al mattino dopo potete fare un salto o all’Abbazia di Sant’Antimo – lì vicino – passando per Castiglione d’Orcia o – se Sant’Antimo vi è già nota – a Bagni San Filippo. Se, passando, trovate un’indicazione per Montalcino non abbiate dubbi: è proprio lei, quella del Brunello.
Quivi giunti dobbiamo però confessare che a questo itinerario vagabondo, da anni nel nostro cuore, si aggiunge oggi il conforto di ignoti compagni di viaggio che lo hanno ripetuto – almeno in parte – sulle tracce del ricordato Andrej Tarkovskij che, per non saper che fare, ci inventò sopra un film bagnatissimo (non fa che piovere, per tutta la durata della pellicola), Nostàlghia. Probabilmente non aveva mai nemmeno immaginato di poter realizzare un film così: dev’essergli fiorito proprio dall’incontro con questa bellezza che non è “Grande” come quella di Sorrentino solo perché lo è molto di più ed è anche molto più commovente. Il film ci porterebbe anche a visitare la cripta dell’Abbazia di Abbadia San Salvatore: dopo di che uno deciderebbe di prendere la cittadinanza della Val D’Orcia e Dintorni e il viaggio si concluderebbe così. Ma per questa volta non andiamo ad Abbadia.

 

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Saltiamo ancora una volta in groppa ai nostri cavalli e cavalchiamo – scortati da un altro spezzone di Nostàlghia – direttamente alla volta di Cittaducale, comune lontano dal mondo, in provincia di Rieti. In auto si impiegano due orette, passando per luoghi d’incanto, coi nomi che attirano come sirene. Ma noi non ci facciamo sedurre e puntiamo dritto alla meta.
Cittaducale è uno scrigno, come si usa dire, d’arte, di storia e persino di mineralogia. La cosa che ci importa vedere questa volta è però una e una sola: la cripta allagata della chiesa di San Vittorino, la cui acqua non si sa se faccia davvero i miracoli, come dice questo vecchio spezzone in bianco e nero, però che sia lei stessa un miracolo non c’è dubbio. Ci sono scene di questa cripta, nel film di Takovskij, che chiunque avrebbe voluto poter girare, solo che ne fosse stato a conoscenza. Portatevi la macchina fotografica se vi piace giocare coi riflessi e col tempo che passa. E fate attenzione a dove mettete i piedi.

Qui il nostro viaggio sotto la stella vagabonda finisce davvero. Il vostro, vi auguriamo, potrà cominciare sotto i suoi migliori auspici.

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