Al cinema il 21 aprile

Se gli edifici potessero parlare cosa direbbero di sé stessi e di noi?

Se gli edifici potessero parlare cosa direbbero di sé stessi e di noi?
20 Aprile 2015 ore 10:15

Da questa domanda è partita l’idea di Wim Wenders, uno dei più apprezzati registi dei nostri tempi (se a qualcuno sfuggisse, suoi sono Il cielo sopra Berlino, Lisbon Story, Buena Vista Social Club). Che si è sviluppata con l’intento di guardare, proprio dalla prospettiva dell’edificio, sei monumenti architettonici contemporanei di particolare valore artistico, sociale e umano. Così, in questa pellicola girata in 3D, la prima del progetto Le cattedrali della cultura, non recitano attori, ma i centri vivi della cultura e dell’esperienza artistica dei nostri tempi. Scrigni della nostra memoria collettiva, ma anche polmoni del nostro respiro: edifici dotati di un’anima così grande da poterne regalare un po’ a ogni visitatore. In un racconto quasi in prima persona, sei acclamati registi, ognuno con il proprio approccio artistico, danno voce a grandi monumenti architettonici, importanti tanto dal punto di vista culturale quanto da quello sociale.

Il bello (e la sfida) del 3D. Assistere a questo spettacolo, prodotto da Nexo Digital è come muoversi tra gli spigoli, le curve, i corridoi e le trame delle superfici, quasi come se potessimo toccarle. Perché è l’anima stessa degli edifici che si descrive in prima persona, a sottolineare il coinvolgimento quasi emotivo tra l’opera e lo spettatore. Merito dello sforzo tecnologico? Può anche darsi. Questo non è certo il primo documentario girato in 3D, nemmeno per Wenders, che ha diretto con questa tecnica nel 2011 la biografia di Pina Bausch.

 

 

Così, il maestro del cinema tedesco è in grado oggi di catapultare con agilità lo spettatore all’interno di uno spazio come la Filarmonica di Berlino, icona della modernità raccontata proprio dal suo obiettivo; la Biblioteca Nazionale Russa, impero silenzioso delle idee visto dagli occhi di Michael Glawogger; il Carcere di Halden, prigione modello che rieduca alla vita e al pensiero narrata da Michael Madsen; il Salk Institute, monastero della scienza in California ed eletto a suo soggetto da Robert Redford; il Palazzo dell’Opera di Oslo, una simbiosi futurista di arte e vita vista dallo sguardo di Margreth Olin; il Centre Pompidou, una macchina della cultura moderna raccontata da Karim Aïnouz. Era logico e necessario usare la tridimensionalità. Soprattutto nei documentari concorre a creare un’esperienza amplificata capace di condurre lo spettatore, come mai prima, dentro un luogo, permettendogli di percepire l’architettura, di vivere uno spazio reale.

Per tutti i registi coinvolti, invece, è stata una grande sfida. Nessuno, a parte Wenders e Madsen, aveva mai girato nulla in 3D. Secondo l’austriaco Glawogger, che ha “fatto parlare” la Biblioteca nazionale russa di San Pietroburgo, accompagnando le sue impiegate su scale a chiocciola e angusti corridoi, «questa tecnologia ha un che di magico, perché mostra ogni piccolo dettaglio: ogni pagina di un libro ha una struttura».

Nelle sale per un solo giorno. Entrando nelle Cattedrali della nostra cultura con Wim Wenders, Michael Glawogger, Michael Madsen, Robert Redford, Margreth Olin e Karim Ainouz potremo così esplorare luoghi suggestivi, qualcuno inaccessibile, per scoprire l’architettura di edifici chiave della storia umana e vedere (ma quasi anche toccare) da vicino lo spazio, in un modo che si avvicina al reale. Cogliendo gli aspetti più nascosti e “intimi” di ogni luogo. Dove? Al cinema, solo per un giorno, martedì 21 aprile.

12 foto Sfoglia la gallery
  • La Filarmonica di Berlino. Una cattedrale di musica e modernità, divenuta icona di vitalità e idealismi più resistenti del muro e le sue macerie vendute come souvenir, al punto da spingere sguardi acuti e visionari come quello di Wim Wenders a esplorarne anima e quotidiano in 3D.
  • La Biblioteca Nazionale Russa. Dalla sua inaugurazione nel 1814, la Biblioteca nazionale russa di San Pietroburgo, progettata da Yegor Sokolov, ha assistito a buona parte della tumultuosa storia nazionale. Le sue pareti custodiscono un regno di pensieri che risalgono ad ancora prima. In La Biblioteca nazionale russa di Michael Glawogger, lo spazio parla attraverso passi scelti della sua letteratura più alta. Un promemoria potente della bellezza effimera dei libri, dei loro rifugi e dei loro custodi.
  • Il carcere di Halden. Può una prigione essere veramente umana? Tradizionalmente le prigioni sono state progettate come luoghi punitivi: dentro la loro sfera la tolleranza della società finisce. Usando riprese fluttuanti come elemento di contrasto con la cattività dei prigionieri, Madsen esplora il confine tra gli ideali umanisti di riabilitazione e la storica sete di vendetta e punizione della società.
  • Il Salk Institute. Robert Redford racconta l’ultimo progetto di Kahn come un capolavoro moderno, una storia d’amore di angoli. Contemplando l’edificio, il film esorta a una riflessione più ampia sulle qualità esistenziali degli spazi. Può l’anima di un edificio influenzare e ispirare coloro che ci lavorano a raggiungere grandi risultati?
  • L’Opera House di Oslo. L’Opera House di Oslo di Margareth Olin documenta le migliaia di piedi che ogni giorno attraversano il tetto bianco come la neve e le centinaia di professionisti al di sotto del tetto ­ gli artisti e il personale ­ che cercano di dare un senso alla vita al di sopra. Incarnando la simbiosi tra arte e vita.
  • Il Centre Pompidou. Karim Ainouz immagina un giorno della vita di questo punto di riferimento parigino, muovendosi lungo le gallerie di vetro delle sue scale mobili futuristiche, soffermandosi sugli incredibili panorami di Parigi e sulle vaste collezioni d¹arte moderna, ed esplorando le sue stanze segrete. Il Pompidou è come un’enorme calamita al centro della città e il film ne cattura il fascino che esercita sui diversi visitatori.
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