Occhio agli animali

Ore di attesa per cogliere l’attimo Il fotografo naturalista è paziente

Ore di attesa per cogliere l’attimo Il fotografo naturalista è paziente
26 Aprile 2017 ore 11:30

Come tutti quelli davvero bravi, è anche modesto. «Scatto per hobby, ma niente di che. Ce ne sono di fotografi migliori di me, in giro». Professionisti, magari. Lui invece nella vita fa altro: Maurizio Rovetta, 50 anni, è titolare di un’azienda di fornitura di materie prime per la ristorazione. Con tanti clienti importanti, in provincia. Nella sua esperienza come fotografo amatoriale ha «catturato» molti degli animali più belli che si possano incontrare in Africa. E tanti uccelli della Bergamasca nei momenti più spettacolari e intimi della loro quotidianità: birdwatching, cioè. Naturalmente la sua unica arma è l’obiettivo. E per far sì che gli animali non si spaventino mai per la presenza sua e della sua macchina fotografica, si muove con grande cautela e rispetto. E scatta per puro piacere personale, senza l’ansia di dover mostrare qualcosa a qualcuno. «È semplicemente la voglia di fermare quello che vedi a motivarti. È un gioco», chiarisce.

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I viaggi in Africa. «Sono stato più volte in Sudafrica, Paese che adoro – racconta Rovetta -. Per fotografare gli animali ho optato per il Parco Nazionale Kruger (la più grande riserva naturale del Sudafrica e la terza del continente, nonché una delle più antiche e famose, ndr) e la riserva privata adiacente, Sabi Sand. Uno spettacolo. Sono anche stato all’Etosha, in Namibia, e Santa Lucia, sempre in Sudafrica, oasi di ippopotami e coccodrilli. Per chi ama la natura e gli animali sono mete fantastiche». La scena più emozionante? «Sono molto contento di aver visto bene il leopardo, da vicino. Aveva già cacciato e stava mangiando un antilope. È un animale perfetto».

Un po’ di grande Nord. Non solo Africa, però, per Maurizio Rovetta. È andato anche due volte a «caccia» di balene in Islanda. «Un posto bellissimo, con totale assenza di stress, a differenza del Sudafrica. È il luogo più tranquillo del mondo. Peccato che sia un po’ caro: le uscite in barca per avvistare i cetacei sono sui cento euro, e anche mangiare e dormire costa parecchio. Il volo, invece, è economico: c’è una low cost da Milano».

Il birdwatching. Quando non viaggia, Rovetta non smette di fotografare. Lungo i fiumi bergamaschi c’è la possibilità di incontrare dei volatili decisamente interessanti. Praticamente fuori di casa. Il martin pescatore, ad esempio. Anche perché uccelli una volta considerati rari, come certe specie di airone, ora sono quasi comuni.

Meglio viaggiare in pochi. «Per andare a fare fotografie di questo tipo – aggiunge Rovetta – meglio essere indipendenti. Quindi si viaggia in quattro gatti e prendendosi una certa libertà: se si incontra un animale nella giusta situazione, bisogna potersi fermare tutto il tempo che è necessario. Se c’è qualcun altro, invece, dopo venti minuti di fotografie senza muoversi, comprensibilmente, mi chiede se andiamo avanti. Per vedere qualcos’altro. Ma sono occasioni che possono non ripresentarsi mai più, quindi non vanno sprecate».

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