Il suo spazio in via Casalino

Thomas Brambilla, l’enfant prodige dei galleristi d’arte contemporanea

Thomas Brambilla, l’enfant prodige dei galleristi d’arte contemporanea
Eventi 13 Ottobre 2014 ore 17:00

A quattordici anni, questo è il momento in cui è iniziata la carriera di Thomas Brambilla, giovane proprietario di una delle gallerie d’arte contemporanea di Bergamo. Uno spazio ampio e bianco in Via Casalino, con un respiro internazionale e un bouquet di artisti fra nomi noti e meno al grande pubblico.

Nascita di una galleria. Quattordici anni appunto, questo il momento in cui, a causa di un’influenza prolungata, a Thomas Brambilla è venuta letteralmente la febbre per l’arte. Nel giro di pochi giorni, una serie di occasioni “artistiche” e problemi di salute hanno trasformato un adolescente qualunque in un appassionato d’arte, vorace conoscitore degli artisti e del loro mondo creativo. E a 14 anni risale il primo acquisto, uno Schifano. Dall’anno seguente inizia il lavoro in galleria, tutte le estati da Cannaviello a Milano, per capire come funziona, partendo dal punto più basso della catena. Poi l’esperienza da curatore e gli anni dell’università continuando a fare compravendita di opere. A questo punto il traguardo è uno e definito: aprire una propria galleria. Così nasce la Thomas Brambilla, 270 mq di cui 180 di area espositiva e un curriculum di mostre già significativo.

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Bergamo, un trampolino verso l’arte internazionale. Quando, parlando con Thomas, gli si chiede perché la galleria dei suoi sogni l’ha aperta in questa città e non a Milano o in luoghi più internazionali, questo trentenne dal piglio deciso risponde con una serie di esempi e altrettanti punti di riferimento per il suo lavoro. Sono quelle che lui reputa le più importanti gallerie italiane degli ultimi vent’anni: «Massimo de Carlo – è vero – è a Milano, ma la Galleria Continua è a San Gimignano, Minini a Brescia, Emilio Mazzoli a Modena, Alfonso Artiaco a Napoli e Franco Noero a Torino. Non ho mai pensato che aprire a Bergamo fosse un ostacolo per il mio lavoro, l’importante è essere consapevoli che, se hai obiettivi internazionali, il tuo lavoro va indirizzato là. Internet e le fiere internazionali fanno il resto». Sul fatto di essere molto giovane, invece, ammette che durante la fase di vendita delle opere non sempre il dato anagrafico gioca a suo favore. C’è un po’ di diffidenza data dalla giovane età e, in generale, soprattutto da parte dei collezionisti, più che degli artisti.

 

Thomas Brambilla - installation view Thomas Helbig Quiet days in Salï 2011

 

Funzione continua, la mostra che riapre la stagione. La stagione della galleria Thomas Brambilla riprende ufficialmente oggi, con l’inaugurazione della mostra Funzione Continua, un insieme di matematica, geometria e arte che racchiude in sé anche la filosofia della galleria che, come un insieme appunto, raccorda artisti diversi per età, provenienza, espressione, riunendoli attorno ad un senso comune. Questo è il metodo di lavoro dello spazio fin dalla sua apertura nel 2010, che permette, anche ad un pubblico esperto di scoprire artisti non proprio emergenti, ma forse non così conosciuti. In Funzione Continua artisti di diversa età e formazione realizzano opere che sembrano la soluzione di problemi topologici, proprio perché per la Topologia, le forme e gli oggetti non si definiscono più con la loro forma esatta, ma piuttosto “dal modo in cui questi sono connessi”. Connessione, limite, continuità e compattezza, sono i termini che ben si adattano alle opere di Domenico Bianchi, Dadamaino, Raoul De Keyser, Carlos Garaicoa, Ron Gorchov Corinna Gosmaro, Alessia Xausa.

Gli artisti, gli obiettivi e il “fare cultura”. Se per Thomas ad un certo punto dare vita ad una galleria è diventata la logica espressione del suo percorso personale, questo non significa che il suo lavoro sia arrivato ad un punto di approdo. Tutt’altro. Il vanto e l’orgoglio dello spazio è quello di aver portato a Bergamo (ma più generale in Italia) mostre non scontate e artisti geniali seppur non sempre conosciuti dai collezionisti. Lo fa oggi inserendo nomi come quello di Ron Gorchov, artista americano di 84 anni, o Raoul De Keyser, di cui racconta lavoro e influenze. Lo ha fatto in passato con le esposizioni dedicate a Thomas Helbig e Osmolovsky. I collezionisti ne premiano l’audacia, a Bergamo, ma soprattutto all’estero, in Belgio in particolare. In questo senso Thomas sente di portare avanti anche lo scopo di ogni luogo d’arte, quello di produrre nuova cultura. Vero è, infatti, che una galleria è legata al mondo del denaro e in questo senso fa cultura permettendo agli artisti di vivere, ma è altrettanto vero che una galleria spesso può dedicarsi alla ricerca artistica e a dare agli artisti quegli spazi e quella possibilità di esprimersi che non sempre un’istituzione pubblica può garantire.

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