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Che momento impossibile per chi lavora con la musica

Decreto dopo decreto, la situazione appare sempre più intricata e grottesca e si fatica a cercare una linea guida che possa rendere sensato organizzare un evento

Che momento impossibile per chi lavora con la musica
02 Giugno 2020 ore 09:00

di Alessandro “Alez” Giovanniello

Che momento difficilissimo per un appassionato di musica. Che momento impossibile per un addetto ai lavori della musica. Roba che forse davvero è arrivato il momento di prendere un panno imbevuto di un qualche disinfettante miracoloso e fare pulizia globale per ritornare ad un punto di partenza ragionevole. Perché serve ammettere che, decreto dopo decreto, la situazione appare sempre più intricata e grottesca e si fatica a cercare una linea guida che possa rendere sensato organizzare un evento.

Parliamo del decreto del 17 maggio, per esempio. Se da un lato c’è stato un via libera per la realizzazione di eventi al chiuso con un massimo di 200 persone e negli spazi all’aperto con un massimo 1000, dall’altro il distanziamento di un metro tra gli spettatori e la redazione di un protocollo sembra non dimostrare una reale volontà di far ripartire le manifestazioni musicali. Dopo un calendario di interminabili incontri non ci si è resi conto che un qualsiasi evento, per essere giustificato sotto il punto di vista economico, necessita di introiti. Ma se a un qualsiasi festival, nella sua formula più comune, togli la possibilità di vendere generi alimentari o bevande durante lo svolgimento dello stesso, vai a minare la fattibilità di un sistema già fragile per sua natura. Una qualsiasi iniziativa musicale, per essere realizzata, ha bisogno di denaro che può rientrare solo da uno sbigliettamento, da contributi da parte di enti ed istituzioni o da donazioni da parte di privati, da sponsor sempre più distanti da questo tipo di proposta e appunto dal food & beverage.

La situazione creata manda al collasso l’impianto di proposte di un territorio che ha investito per anni in volontariato vitale per una proposta culturale indipendente ed alternativa. Le spese di gestione, già altissime, diventano folli ed assolutamente non assorbibili. Tradotto: estate senza eventi. Impossibile approcciarsi all’organizzazione.
Come dite? Parlo di contesti artistici di basso profilo che muovo numeri esigui? Vero, ma per spiegarvi il non senso di questi giorni vi racconto della situazione paradossale che si è creata con l’annullamento del concerto di Paul McCartney a Lucca. Concertone organizzato da D’Alessandro e Galli che gestisce direttamente tutto quanto il Lucca Summer Festival. Come detto, il live salta per gli ovvi motivi che tutti conosciamo e salta come saltano tutti gli altri, ma con una peculiarità: non verrà spostato a data da destinarsi ma è annullato e basta. «I concerti cancellati verranno rimborsati secondo la normativa vigente, ovvero attraverso un voucher che potrete utilizzare nell’arco di 18 mesi, non solo per gli eventi di Lsf ma anche per tutti gli altri concerti organizzati da D’Alessandro e Galli. Il rimborso tramite voucher è previsto dagli ultimi decreti legge adottati dal Governo ed è una misura che consente a tutta la filiera della musica live di non crollare a causa di questa durissima situazione», recita la nota ufficiale. Centosessanta euro spesi per uno dei dinosauri della musica mondiale per la maggior parte da un target di utenti non avvezzo ad una costante presenza ai concerti e che non rivedrà il suo denaro indietro. Gente che si troverà tra le mani un voucher dello stesso importo, da usare per comprare altri biglietti dello stesso promoter. Come vi sentireste se poi i biglietti comprati fossero anche un regalo alla vostra attempata fidanzata o se in quell’acquisto aveste visto la possibilità di condividere un’esperienza con figli e famiglia al seguito? Ecco, io mi sentirei atrocemente beffato. Che momento difficilissimo per un appassionato di musica. Che momento impossibile per un addetto ai lavori della musica. Ma forse l’ho già detto.

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