Il concerto

Ditonellapiaga trasforma piazzale degli Alpini in un piccolo teatro pop

Tra ironia, coreografie e confessioni, l'artista romana conquista le oltre cinquecento persone accorse al Nxt Festival con uno spettacolo che alterna leggerezza e autenticità, senza perdere mai il contatto con il pubblico

Ditonellapiaga trasforma piazzale degli Alpini in un piccolo teatro pop

«Sono un’egoista, centrocampista, agonista della festa». Ditonellapiaga, al secolo Margherita Carducci, ama spostare il centro di gravità dell’attenzione su di sé, ma non solo con le luci positive della ribalta. Provoca, diverte, gioca con la sua immagine e con la sua personalità, ma non ne nasconde le ombre e fa riflettere. Fin dall’ingresso sul palco: portata a spalla, quasi come una bambola incosciente, che subito si riprende e comincia a dare spettacolo. Per questo divide. E per questo rapisce chi si ritrova nelle sue canzoni.

Con lei, come mostrato durante il concerto di ieri, venerdì 3 luglio, in piazzale degli Alpini, appare riduttivo parlare soltanto di musica. Le canzoni, naturalmente, ci sono e occupano il centro della scena, ma attorno prendono forma piccoli sketch, cambi d’abito, dialoghi, oggetti di scena e coreografie che trasformano il live in qualcosa di più vicino a uno spettacolo teatrale che a un concerto tradizionale. È successo, appunto, anche al Nxt Festival di Bergamo, dove oltre cinquecento persone hanno assistito a un’esibizione coinvolgente e sorprendentemente trasversale.

Pubblico trasversale

Come trasversale era, tra l’altro, la composizione del pubblico. Una rappresentanza nutrita e giovane del mondo Lgbtq+, innanzitutto, perché le sue canzoni attraversano con leggerezza gli orientamenti sessuali – nei brani lenti e introspettivi si sono viste guance rigate di lacrime – e i suoi outfit stuzzicanti e controcorrente raccolgono proseliti senza confini di genere. Ma c’erano anche molto famiglie, perché soprattutto le ragazzine, ma anche alcuni maschietti, la adorano. Così come le mamme.

Non una spettacolarità fine a sé stessa

Margherita Carducci costruisce da tempo i suoi concerti come un racconto. Non rincorre la spettacolarità fine a sé stessa, ma mette in scena un personaggio che gioca continuamente con la propria immagine, la smonta e la ricompone, alternando ironia e sincerità. Sul palco, insieme a lei, due ballerine che non si limitano ad accompagnare le canzoni, ma diventano vere coprotagoniste della narrazione, tra siparietti recitati, continui cambi di costume e movimenti che danno ritmo anche ai momenti di passaggio.

La scenografia

La scenografia è essenziale ma riconoscibile. Un telefono rosso d’altri tempi diventa il pretesto per una delle tante gag, mentre un gigantesco bicchiere da Martini richiama con autoironia uno dei tormentoni della serata: quello della cantante che scherza continuamente sulla propria passione per l’alcol, trasformandola in un elemento comico ricorrente. È un umorismo leggero, mai insistito, che contribuisce a creare un clima di complicità con il pubblico.

 

Anche la band partecipa a questo gioco. Il batterista finisce al centro di uno sketch e viene incoronato, tra le risate generali, “Miss Ditonellapiaga Bergamo”, mentre tastiere, synth, basso e batteria costruiscono un suono compatto, capace di sostenere tanto i brani da pista quanto quelli più raccolti, senza mai sovrastare la voce della protagonista.

La scaletta

Il repertorio alterna i pezzi più conosciuti alle canzoni di “Miss Italia”, l’ultimo album, mantenendo sempre un equilibrio tra elettronica, pop e quella teatralità, appunto, che è ormai diventata il tratto distintivo dell’artista romana. Riuscitissima la parte dello spettacolo con un tono diverso, oltre la metà dell’esibizione. Tra un sorriso e l’altro, Ditonellapiaga si concede infatti alcuni momenti più personali, raccontando le difficoltà attraversate negli ultimi anni, le insicurezze e il percorso che l’ha portata a scrivere le canzoni più intime del disco. Sono intermezzi brevi, mai retorici, che interrompono volutamente il ritmo della festa e restituiscono spessore a un concerto che avrebbe potuto vivere soltanto della propria energia.

È proprio questo continuo alternarsi di registri a rendere convincente lo spettacolo. La leggerezza non diventa superficialità e la riflessione non rallenta mai davvero il racconto. Ogni elemento, dalle gag ai costumi, dalle coreografie ai dialoghi con il pubblico, sembra trovare il proprio posto. Senza apparire costruito.

Foto di Stefano Buttiglione