Di Michele Rota
Domenica 15 febbraio alle ore 16, al Teatro delle Grazie in Viale Papa Giovanni a Bergamo, torna in scena Fabio Santini con “Ennio Morricone – Il suono di una vita 2026”, ingresso 10 euro, prenotazione consigliata (teatro.alle.grazie@gmail.com, tel. 347.1189480).
«Dopo aver girato i teatri della Bergamasca – dichiara Santini – approdiamo a Bergamo con questa versione dello spettacolo che portiamo in giro da due anni. Come sempre, su palco ci sono Michela Podera al flauto traverso e Raffaele Mezzanotti alla chitarra classica. Questa edizione prevede un arricchimento sul piano delle immagini proiettate su grande schermo, una maggiore interazione tra il sottoscritto e i due meravigliosi musicisti le cui esibizioni sono ricche di originalità e suggestione. La mia narrazione si arricchisce di nuovi aneddoti e una profondità narrativa che trasmettono l’emozione di chi, come me, ha vissuto le colonne di Ennio Morricone come un viaggio straordinario nella memoria».
Santini guida lo spettatore alla riscoperta dei volti di Morricone: dalle canzoni pop, ai suoni che hanno caratterizzato film senza tempo. «Beh, Sergio Leone diceva che la musica del Maestro è una sceneggiatura aggiunta. Ed è proprio su questo principio che Michela, Raffaele e io abbiamo lavorato cercando di dare un ulteriore spessore alla forma sia ai contenuti narrativi, sia a quelli interpretativi. Nel flauto traverso della Podera ad esempio c’è il canto struggente di “Gabriel’s Oboe”, da “Mission”, o quello corale di “Here’s to You”, da 2Sacco e Vanzetti”. Nella chitarra classica di Mezzanotti la melodia degli armonici de “Il tema di Deborah”, da “C’era una volta in America”. Il mio racconto si forgia sulla base degli incontri di una vita: dallo stesso Morricone che ho incontrato la prima volta oltre quarant’anni fa fino a quella con il suo primo oboista Carlo Romano, un bergamasco acquisito che da qualche tempo si è trasferito da Roma, la sua città natale, per andare a vivere a Ponte Nossa. Emma Cucchi in regia video, guida la scelta iconografica e un gioco di luci ispirato a un principio fondamentale dell’opera di Morricone: sobrietà e semplicità».