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La mia compagna è una musicista (ed è rimasta senza mestiere e introiti)

Colpo da ko per il “sistema musica” (che vive “dal vivo”)

La mia compagna è una musicista (ed è rimasta senza mestiere e introiti)
19 Maggio 2020 ore 09:00
Alessandro “Alez” Giovanniello

Vi racconto un segreto. Uno di quelli inconfessabili che proprio non si vorrebbero raccontare. Quelle cose nascoste che devono essere chiuse a due mandate nell’armadio del cambio stagionale. La mia compagna, la madre di mio figlio, la cointestataria del mutuo, la compagna dei miei giorni è musicista. E nemmeno una musicista generica, una cantautrice dotata di una sensibilità molto sviluppata, iscritta al conservatorio, che completa il suo scenario professionale lavorando come professionista nell’ambito della musicalità per i bambini in fasce.

Ecco, la prima domanda che giustamente vi farete ha a che fare con il perché un animo nobile di questo tipo abbia scelto di stare con un tipo come me. Perdonatemi, per questo non ho nessuna risposta, cercatela nel vostro cuore. Il secondo legittimo dubbio invece riguarda il come la mia dolce metà abbia fatto a gestire le vicende lavorative in questi due mesi di chiusura totale e come sia riuscita a sopravvivere. È doveroso ammettere che in questo paese, in situazioni estreme come quelle attuali, non si sopravvive e basta. Si soccombe sotto ogni punto di vista.

Una partita iva legata in qualche modo al mondo dell’arte si è trovata senza un mestiere e senza un introito da un giorno all’altro. Il movimento musicale e artistico si è improvvisamente fermato per tutti quanti, utenti ed addetti ai lavori, ed anche grazie a contrattualità davvero molto poco tutelanti, chi della musica faceva un mestiere ha visto chiudersi i rubinetti degli introiti. Zero stipendio, zero tutele, zero progettualità, zero sostentamento. Zero su zero su zero. E come in uno sciagurato effetto domino questa assurda precarietà, generata non solo dalla contingenza ma anche da una malagestione antevirus che stava portando il sistema musica a mangiarsi da solo, ha creato uno sfacelo dal quale sarà complesso risollevarsi. Paradossalmente l’ambito maggiormente colpito è quello emotivo perché perdendo ogni forma di certezza si cammina a fatica su un pavimento sempre più sconnesso sul quale diventa impossibile stare in equilibrio. Ad oggi, non è ancora minimamente chiaro che ne sarà di concerti, club, discoteche, festival e relativo indotto nel nostro futuro. Oddio, ormai una cosa è data per acquisita: per quest’estate possiamo dare addio ai festival e ad ogni attività legata a questa sfera. È un piccolo terremoto. Anzi, piccolo proprio per niente. È un dissesto grande, enorme. Per quelli che come noi sono semplici appassionati vanno in fumo non solo alcuni dei divertimenti estivi (che poi, non era solo divertimento: era un modo per fare turismo, vedere posti belli, valorizzare territori, incontrare persone interessanti, entrare in contatto con nuove energie e prospettive), ma per chi di questo fa un mestiere in fumo ci vanno anche gli stipendi e in senso più globale milioni di fatturato, migliaia di posti di lavoro. Anche prima di questa dannata pandemia e del relativo lockdown stavamo vivendo una piccola rivoluzione legata alle dinamiche del mercato. Un cambiamento così drastico e radicale, avvenuto in così poco tempo, che ha comunque sconquassato un equilibrio precedente lungo decenni e su cui molti si erano felicemente adagiati. L’attenzione del sistema-musica si è spostata dal mercato dalla commercializzazione del supporto (in caduta libera) all’esibizione dal vivo, ed è quindi sull’esibizione dal vivo stessa che tutto un mondo ha concentrato le proprie energie più efficaci, ciniche, utilitaristiche, massimizzatrici. Voi immaginatevi cosa possa significare la morte di luoghi sociali adatti all’organizzazione di eventi o la previsione di poterli realizzare in un contesto forzatamente asettico e distanziato. Sì, la risposta è giusta, praticamente la fine. Avete passato due mesi ad ascoltare solo la musica alla radio o distrattamente sul web, ne passeranno altri e probabilmente vi state anche abituando a questa situazione. Ma pensate a me ogni volta che cambiate stazione o intonate un ritornello di qualche video su youtube. Io vivo con una cantautrice, una professionista che di punto in bianco ha visto cancellata la sua realtà. Una donna che sta pagando a caro prezzo questo momento di troppe domande e nessuna risposta. Che per sfogarsi panifica tre volte al giorno (ho messo su già 3 chili) e che mi cazzia senza pietà ad ogni calzino fuoriposto. È un dramma vero, sia la scemata che ho scritto sui calzini, sia lo stato degenerante del sistema. Esiste un futuro? Quale?

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