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Nel cuore del paese

A Torre Boldone il primo passo per il recupero dell'antico monastero di Santa Margherita

Ha ottocento anni ed è stato acquisito dal Comune nel 1986. Diversi i tentativi di recupero, mai andati a buon fine. Il sindaco Macario: «Uno studio di fattibilità per capire i lavori necessari, non sarà facile»

A Torre Boldone il primo passo per il recupero dell'antico monastero di Santa Margherita
Pensare positivo Val Seriana, 12 Dicembre 2020 ore 10:28

di Angelo Corna

Nel cuore di Torre Boldone, situato nell'omonima via, sorge il Monastero di Santa Margherita. Conosciuto fin dal lontano 1252, citato nei documenti dell’epoca come “Casa degli Umiliati di Torre”, il luogo prende il nome da un’antichissima pieve, accanto alla quale sorgeva il complesso degli Umiliati, frati dediti alla lavorazione della lana. La storia racconta che il convento venne chiuso verso la fine del 1300, passando di proprietà alla Comunità di Torre Boldone. Secoli dopo, precisamente con l’arrivo dei francesi, l’edificio venne confiscato e successivamente ceduto a privati. Oggi dell’antico convento rimane solo la struttura; con essa vive ancora il ricordo di un pezzo di storia del paese.

«Abbiamo sempre discusso sul futuro dell’ex Complesso degli Umiliati, ma purtroppo non siamo mai riusciti a concretizzare nessun tipo di intervento», dice il sindaco Luca Macario. «In questi giorni abbiamo aperto uno studio di fattibilità, un primo passo per capire i lavori di recupero necessari al ripristino dello stabile: ovviamente non sarà facile. Un intervento importante sia per quanto riguarda l’impegno economico, valutato intorno ai due milioni di euro, sia perché parliamo di un edificio di enorme interesse storico e artistico».

Il complesso immobiliare è stato acquisito dall'amministrazione comunale nel lontano 1986. Negli anni si sono susseguiti diversi tentativi di recupero, purtroppo mai andati a buon fine. Nel 1998 venne eseguito l’intervento di formazione dei canali di gronda e di smaltimento acque piovane che, costato circa 23 milioni di lire, fu finanziato per circa il 40 per cento dalla Provincia di Bergamo. Successivamente la soprintendenza ha emesso tre decreti: il primo di interesse storico e artistico (con il quale l’immobile veniva vincolato), il secondo per consentirne l’alienazione, il terzo per consentire, nel corpo posto a nord, la destinazione residenziale. Sulla base di un piano di rivalorizzazione dello stabile si procedette a due bandi di gara, entrambi risultati deserti. Nel 2017 è stato eseguito l’accatastamento dell’immobile e identificato come unità collabente, ossia come fabbricato senza destinazione d’uso, e quindi dismesso.

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