Diamogli una mano

Aiutiamo Benedetto a costruirsi una nuova vita grazie a un bar a Castione della Presolana

Un uomo che, a causa della malattia, ha perso tutto e si trova costretto a vivere per strada a Milano. Un video che racconta la sua storia e una rete di persone che lo hanno conosciuto e vogliono supportarlo. Un progetto per fare una donazione o un prestito

Val Seriana, 07 Ottobre 2020 ore 15:28

«Sono stanco. Alla mia età, non ce la faccio più a vivere per strada». Il volto di Benedetto Santamaria è provato, ma i suoi occhi non sono spenti. Il suo fisico fatica, ma la sua mente è lucida. Benedetto non è giovanissimo, ha alle spalle un vissuto. Faceva il cuoco, aveva una vita che lo soddisfaceva. Poi è arrivata la malattia: un infarto prima, un problema cardiaco cronico poi. Lentamente, tutto ciò che aveva costruito è diventato un cumulo di macerie. A 65 anni, è rimasto solo e ha perso il lavoro. Gli restano solo due valigie, con le quali ogni giorno lo potete vedere in Corso Europa a Milano. Lì è ben voluto da tutti, perché è educato e pacato. Ed è lì che lo ha conosciuto anche Roberto Tomasoni, colui che ha lanciato il progetto “Una mano a Benedetto”.

Obiettivo: permettere a quest’uomo di avere un’altra possibilità. Nello specifico, aiutarlo a rilevare un piccolo baretto a Castione della Presolana. Da qui è nata l’idea di un sito, www.benedetto.club, attraverso il quale conoscere la sua storia, raccontata benissimo nel video che potete vedere qui sopra. Sul sito, però, potrete soprattutto aiutare concretamente Benedetto. O attraverso una donazione a fondo perduto, per aiutarlo nella sua vita di tutti i giorni, oppure attraverso un prestito per permettergli di rilevare l’attività nel Comune seriano e attendere che, attraverso il suo lavoro, vi restituisca il denaro datogli.

Quella di Benedetto è una storia triste, ma che racchiude in sé anche una grande luce. Anzi, grandi luci: sia quella della sua dignità, della sua voglia di ripartire da zero nonostante l’età non più giovanissima e nonostante tutte le sfortune; sia quella delle persone che hanno imparato a volergli bene conoscendolo, dando fiducia a un senza tetto dal sorriso gentile. Tra questi, potremmo esserci anche noi. E sarebbe bellissimo che a permettere a Benedetto di rinascere possa essere la nostra terra, la Bergamasca, emblema della fatica, del sudore, del lavoro, ma anche dell’aiuto reciproco, della generosità. Aiutiamolo, se possibile. E raccontate la sua storia. «Grazie di cuore per quello che potrete fare per me. Piano piano ce la farò. Grazie».

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