Uno studio americano

Lavare i piatti è un antistress ideale

Lavare i piatti è un antistress ideale
12 Ottobre 2015 ore 13:35

La pratica, quella del lavare i piatti a mano, sta andando sempre più in disuso. La snobbano le casalinghe, complice la larga diffusione delle lavastoviglie che promettono servizi extra-lusso racchiusi in quella pastiglia detersiva dalle più svariate forme e colori; la rifuggono le donne manager che, alla sera, dopo una giornata di lavoro ai piatti da tirare a lucido proprio non voglion pensare; arricciano il naso persino gli studenti quando, fra le incombenze domestiche da dividere con gli altri colleghi universitari, arriva il loro turno di mettersi al lavandino e di inforcare i guanti. Ed è proprio un peccato, non solo domestico; perché secondo un recente studio condotto dalla Florida State University, negli Stati Uniti, e pubblicato sulla rivista Mindfulness, lavare i piatti ridurrebbe tensioni e stress quotidiani.

 

 

Benessere al lavandino. Casa dolce casa: questo detto piace decisamente a tutti meno quando al focolare si legano pulizie e lavori domestici. Ma a riscattare queste occupazioni, necessarie alla buona conservazione dell’habitat e dell’igiene, ci ha pensato uno studio americano, che avrebbe dimostrato come alcune incombenze – in particolare lavare i piatti, compresi stoviglie, pentole e bicchieri, rigorosamente a mano – produrrebbero effetti positivi sulla salute. Almeno su quella psico-emotiva. Strofinare le stoviglie davanti a una bacinella ricca di detersivo, profumato e spumoso, farebbe infatti dimenticare parte degli stress e delle arrabbiature giornaliere.

Lo ha attestato un gruppo di circa 50 giovani, tutti studenti, invitati ciascuno a lavare 18 piatti dopo avere letto un testo. Non un brano qualsiasi, ma qualcosa che parlasse di piatti sporchi. Metà dei giovani si è così deliziato con un brano ‘idilliaco’, che descriveva il piacere derivante dai giochi dell’acqua, dalle mani a mollo e dall’odore del detersivo (insomma una vera e propria esperienza sensoriale); mentre all’altra metà è stato invece sottoposto un testo freddo e asettico, dedicato alle tecniche di lavaggio dei piatti tout court. Alla fine della prova, stavano meglio, psicologicamente parlando, i giovani del primo gruppo, nei quali, proprio grazie a quella piccola lettura sensoriale, si era registrato un allentamento dello stress pari anche al 27 percento, con un grado di ispirazione verso quanto avrebbero dovuto fare in seguito o, comunque, una migliore predisposizione a una qualsiasi azione, anche del 25 percento. I meno fortunati sono stati i secondi, che non hanno ricavato dalla pratica alcun beneficio psicologico, ma solo il dispendio di energie dello strofinamento dei piatti.

 

 

Come si spiega il fatto? L’esperienza di benessere sarebbe soprattutto psicologica e mentale, spiegano i ricercatori. Infatti l’azione del lavare piatti, nella sua ripetitività e metodicità, equivarrebbe ad una sorta di rituale, capace di far rilassare chi lo pratica e di richiamare l’attenzione sul presente, sull’atto di pulizia che si sta compiendo. Che in una parola significa accantonare momentaneamente stress, brutti pensieri e tensioni, focalizzando interessi e attenzioni sui piatti nell’acquaio. Certo, lavare le stoviglie non è l’elisir anti-stress, ma pare dare almeno nell’immediato qualche beneficio. Ma sarà la sola pratica domestica utile allo scopo? Per saperlo, diamoci un po’ di tempo perché i ricercatori stanno indagando gli effetti di altri hobby e occupazioni, come ad esempioil giardinaggio, su casalinghe, pantofolai e pigroni.

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