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L'architetto di Cologno guarito in Molise: «Ero nel mondo dei morti e sono rinato»

Mario Minola, 66 anni, ha avuto i primi sintomi il 20 febbraio. Dopo il ricovero in terapia intensiva alle Gavazzeni, a metà marzo il trasferimento in Molise e ora il rientro a casa. Prima, però, l'intervista a TeleMolise

L'architetto di Cologno guarito in Molise: «Ero nel mondo dei morti e sono rinato»
Pensare positivo 04 Maggio 2020 ore 11:35

Una battaglia cominciata cinquanta giorni fa a Cologno, continuata a Bergamo e conclusasi, finalmente, a... Campobasso. Mario Minola, architetto bergamasco che gestisce uno studio professionale a Cologno, dal 16 marzo era infatti ricoverato all’ospedale Cardarelli in Molise ma finalmente è guarito dal Covid e ha fatto ritorno a casa, come raccontano i colleghi di PrimaTreviglio.

Tutto ebbe inizio più di due mesi fa. Il 66enne presentò i primi sintomi il 20 febbraio scorso. Dopo qualche controllo iniziale, non si notò alcun miglioramento e così Minola venne portato in ospedale. Da subito emerse che il quadro clinico era compromesso (diagnosticata una polmonite): bisognava intervenire d’urgenza. E così il 3 marzo Minola fu ricoverato in terapia intensiva alle Gavazzeni. Il 16 marzo, nei giorni più duri per Bergamo e i suoi ospedali, il trasferimento all’ospedale molisano per terminare la convalescenza. Il 66enne, dopo cinquanta giorni di calvario, il 23 aprile è stato dimesso ed è potuto tornare a Bergamo.

«Mio padre ora sta bene – ha confermato il figlio Andrea –. Certo, sta facendo la riabilitazione, anche perché al momento è ancora abbastanza affannato». «Mi sono sentito male un pomeriggio, i miei figli e mia moglie mi hanno accompagnato al pronto soccorso di Bergamo, da quel momento non mi ricordo più nulla, fino a trenta giorni fa quando mi sono risvegliato – ha raccontato l’uomo alle telecamere di TeleMolise che l’hanno intervistato –. Mi sono trovato a Campobasso, una città che non ho mai visitato. Mi hanno detto “lei è guarito”, senza che io sapessi nemmeno quale malattia avessi».

Infatti, quando Mario è stato ricoverato e posto in terapia intensiva, era solo l’inizio del contagio dovuto al Covid-19. Certezze sulla malattia, ancora, non ce n’erano. «Sono felice di essere stato trasferito a Campobasso – ha continuato –, mi trovavo nel mondo dei morti e sono rinato. Ora come i bambini piccoli dovrò imparare nuovamente a fare le cose più semplici. Mia moglie mi ha rassicurato dicendomi che mi darà tutto il supporto possibile». Da Campobasso, Minola ha portato a casa un nuovo modo di vedere la vita: «Adoro il Sud e come affronta la vita – ha confessato a TeleMolise –, noi del Nord tendiamo ad affaccendarci, a correre dietro agli impegni. Per che cosa, che poi dobbiamo lasciare qua tutto?».

L’architetto per questo non ha dubbi: appena potrà lascerà lo studio in mano al figlio e lui si prenderà il dovuto riposo. «Voglio vivere serenamente con mia moglie il tempo che mi resta da vivere, l’importante è essere uscito da questa situazione, appena torno a casa festeggio aprendo una bottiglia di prosecco».