A febbraio

A Bergamo il calcio camminato che se corri ti fischiano fallo

A Bergamo il calcio camminato che se corri ti fischiano fallo
26 Gennaio 2018 ore 05:00

L’idea venne a quelli di Chesterfileld, contea di Derbyshire, Inghilterra. La Community Trust cercava un modo per coinvolgere le persone che avevano superato i cinquanta, un modo per fare aggregazione, per tirarle su dal divano, e così venne fuori l’idea del calcio camminato. Era il 2011. A febbraio il walking football arriva anche qui, a Bergamo. Sono stati quelli della Uisp a portarlo in Italia, lo hanno lanciato a Bologna, Milano e Firenze, e siccome il progetto è di quelli vincenti, il calcio camminato sta ormai raggiungendo tutte le altre città. Dopo la metà di febbraio è già in agenda un torneo prova, un lancio in grande stile con le tre associazioni dei sindacati – Cgil, Cisl e Uil – e un gruppetto di vecchie glorie dell’Atalanta a completare il quadro. Poi l’ambizione è mettere giù un prospetto, diffondere l’attività del walking football lungo tutta la provincia, creare un torneo più o meno competitivo e, a giugno, portare la squadra vincente alle prime finali nazionali di calcio camminato sulla riviera romagnola.

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Fa bene al fisico. Ci sono molti aspetti che rendono la scelta di Uisp di creare una sezione di walking football degna di essere analizzata. La prima ha finalità sociali. Sono circa 17 milioni i pensionati italiani, a Bergamo più o meno 350mila. Un tempo si diceva che la vita cominciava a cinquant’anni, ma tra prolungamenti, proroghe, cambi di legge e altro, anche questo totem anni Ottanta si è sgretolato. «Quando comincia ormai è un po’ difficile dirlo, un po’ più avanti di sicuro». Mario Belotti, 65 anni, di Zogno, è il rappresentante Cgil per i pensionati. Lavorava nel settore infermieristico, poi negli anni Novanta ha chiesto il distaccamento per fare il sindacalista. Oggi è lui che si occupa dei pensionati Cgil. «La nostra area benessere, così la chiamiamo, è nata a livello regionale. È una sorta di inclusione sociale e la stragrande maggioranza delle attività che facciamo è rivolta a soggetti fragili. Area benessere: la definiamo così perché vorremmo che i pensionati che stanno meglio utilizzino il loro tempo e magari aiutino anche chi ha più bisogno».

I tesserati sono circa 45mila e le attività che svolgono sono tante. Carte, bocce, ballo. Pittura. Corsi di scrittura e poesia. Ma il walking football ha una marcia in più. «Ci stuzzica, è qualcosa che ci fa pensare alla ginnastica muscolare, ma più divertente». L’anno scorso per l’area benessere hanno organizzato una cinquantina di eventi, ma per il 2018 il numero è destinato a salire: «Per i pensionati c’è ampio spazio per migliorare le condizioni. E poi, in un certo senso, il bisogno di rallentare un po’ c’è, bisogna dare una forte entità al tempo dei pensionati. Questo si traduce in una migliore fruizione del tempo». Metafora migliore non poteva esserci, visto che nel calcio camminato correre è vietato. «Ah, io il calcio non lo guardo per scelta personale, ma questa del calcio camminato è un’iniziativa bella, chissà che non lo possa provare».

 

 

Ersilia Selogni, 73 anni, è invece la rappresentante dei pensionati Uil, seimila tesserati sul territorio bergamasco. Ha fatto la barista, la camiciaia, poi è passata alla Sace, che insieme alla Magrini era l’azienda più importante di Bergamo. «A 52 anni ho iniziato a vivere la mia fanciullezza. Ho iniziato a sciare, a giocare a tennis, anche a camminare. Ma adesso la terza età, come la chiamano, è un po’ difficile da stabilire». Una delle ultime ricerche del Coni mostra come l’attività fisica degli over 50 aumenti costantemente. Nel triennio tra il 2013 e il 2016 l’attività fisica dai 55 ai 59 anni è aumentata del 3,7 per cento, quella dei sessantenni (60-64) è cresciuta addirittura del cinque per cento. «L’iniziativa è molto positiva, c’è curiosità, interesse. Potrebbe essere un buon modo per rimettere in movimento chi è più sedentario».

Migliora la salute. D’altra parte, infatti, c’è la questione salute. Il walking football è una porta d’accesso al benessere. Lo dimostrano alcuni studi condotti nel Regno Unito dopo l’esplosione del calcio camminato. Circa il 22 per cento degli uomini inglesi muore prima dei 65 anni, rispetto al 13 per cento delle donne. Sebbene gli uomini fisicamente attivi abbiano un rischio ridotto del 20-30 per cento di morte prematura e il 50 per cento in meno di malattia cronica, dall’età di 55-64 anni solo il 32 per cento degli uomini dichiara di prendere la mezz’ora raccomandata di esercizio cinque volte a settimana. Così si è fatta sotto la scienza. Peter Reddy, ricercatore della Stin University, già nel 2015 aveva condotto uno studio sul walinking football: due gruppi di uomini e donne, età superiore ai 48 anni, hanno fatto una partita di calcio camminato una volta a settimana per 12 settimane. Semplice. Ma sufficiente a dimostrare che questo tipo di attività riduce il rischio di malattie cardiovascolari, combatte l’ansia, la depressione. Già, la depressione. L’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha diffuso a marzo gli ultimi dati: nel mondo soffrono di depressione circa 322 milioni di persone, qualcosa come il 4,3 per cento della popolazione mondiale. E l’Italia non ne è di certo immune con i suoi quasi sei milioni di malati di depressione.

 

 

L’inclusione sociale. Perché l’altra funzione importante del walking football è proprio questa: l’inclusione sociale. Il rapporto tra le persone. È una cosa che accomuna tutti gli sport, superfluo dirlo. Ma per gli over 50 non è sempre facile trovare qualcosa di salutare e semplice da fare. Daniele Ghisleni, 61 anni, fa il tecnico di laboratorio al Natta e si occupa di chimica. Sta a contatto coi giovani. Ma è anche il presidente della società Arci- Uisp Malpensata: «La nostra è una società storica, abbiamo tante attività per gli anziani, ma questa del calcio camminato è un’iniziativa importante e bella». Yoga, zumba, ginnastica artistica. Basket, calcio, volley. Dal ’76, la società si occupa di fornire sport a chi lo richiede. Bambini, ragazzi, ma anche anziani. «L’idea adesso è quella di ampliare le attività, il calcio camminato è ideale». Oltre cento tesserati over, poi «a metà degli anni Ottanta le cose sono cambiante: all’inizio per gli anziani era una novità, nessuna aveva mai proposto a Bergamo attività di un certo tipo. Molti uomini preferiscono delle attività sedentarie. Ma il calcio camminato può essere uno stimolo». Motivi, insomma, che hanno convinto la Uisp a credere nel calcio camminato. Da prendere con la giusta velocità. Lenta, magari. Camminata.

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