I numeri del servizio

«Attenzione prego, si è smarrito…» 72 anni di Publiphono di Rimini

«Attenzione prego, si è smarrito…» 72 anni di Publiphono di Rimini
Pensare positivo 09 Luglio 2018 ore 09:45

«Andò così, l’Ottava Armata aveva appena attraversato l’unico ponte superstite, quello costruito da Tiberio; l’acqua ce la davano a sorsi i camion inglesi; gli sfollati continuavano a rientrare in città scavalcando montagne di macerie…, s’inciampava nei ricordi. Fu allora che Rimini decise di tornare a vivere la sua vita spezzata. La città era priva di notizie anche e soprattutto di se stessa. Quando mettemmo mano alla nuova città si decise quindi di darle una voce…». Così Sergio Zavoli, riminese doc, racconta l’epopea grazie alla quale sulla riviera più amata e popolata d’Italia nacque un servizio d’informazione semplice e in apparenza rudimentale, ma che è ancora in piena funzione.

 

Quest’anno la Publiphono compie 70 anni!
Fondata nel 1946 durante il periodo della ricostruzione di Rimini dopo la…

Pubblicato da Publiphono Rimini su Sabato 23 luglio 2016

 

Che cos’è Publiphono. Si chiama Publiphono ed è costituito da una rete di 153 “trombe”, cioè classici altoparlanti, che diffondono la voce su 15 chilometri di spiaggia e tra i 40mila ombrelloni. Un servizio che parte dall’estrema punta sud di Miramare, attraversa Rivazzurra, Marebello, Bellariva, Marina Centro, San Giuliano Mare, Rivabella, Viserba, Viserbella fino a raggiungere la fine di Torre Pedrera. Publiphono è diventato un marchio di fabbrica per la Riviera riminese con le sue due trasmissioni giornaliere diffuse al mattino tra le 11 e le 11.30 e al pomeriggio tra le 17 e le 17.30, che accompagnano come colonna sonora da giugno a metà settembre l’estate dei turisti. Publiphono con il passare degli anni è poi cresciuto e ha sviluppato e sostenuto con le sue sole forze un servizio per tutti coloro che si trovano in difficoltà, dagli annunci di smarrimento di anziani e bambini alle informazioni utili per gli ospiti della Riviera italiani e stranieri. È un servizio che è ormai diventato pubblico ma che viene finanziato unicamente dalla Publiphono e dai suoi sponsor (coloro che fanno pubblicità: per alcuni anche troppa).

Gli annunci per smarrimento. Le voci che risuonano sono tutte femminili e molto rassicuranti: sono quelle di Giovanna Giulioni, Maria Teresa Vasconi e Liljana Visinka. Grazie a loro lo scorso anno sono statti ritrovate ben 1064 persone disperse, di cui 885 bambini. Quest’anno solo a giugno sono stati 178 i bambini e 52 gli anziani rintracciati sulla spiaggia. Domenica primo luglio i numeri raccontano di 28 bambini che si erano smarriti. Tra loro anche Barbara, una piccola di sei anni della Repubblica Ceca, che ha tenuto in ansia tutti per tre ore: l’allarme era scattato al bagno 134 dove stavano i genitori. L’hanno ritrovata, grazie a Publiphono, al bagno numero 2: s’era fatta ben sei chilometri a piedi. Oggi le persone si perdono molto più di una volta, raccontano dalla redazione di Publiphono. In particolare gli anziani. Ragion per cui si è deciso di fare annunci che riguardano solo gli under 14 e gli over 60 per non dover tempestare esageratamente l’udito dei bagnanti.

 

Foto di Vittorio Liberti

 

All’inizio. All’inizio Publiphono si chiamava Voci della città. Era stato un visionario elettrotecnico, Renato De Donato, ad avere l’idea utilizzando un vecchio microfono che veniva da Radio Tripoli, un paio di giradischi e una decina di altoparlanti trovati in un magazzino dei pompieri e che erano stati piazzati nei punti più alti dei palazzi rimasti in piedi e uniti da un cavo che partiva da una specie di studio radiofonico ricavato da un appartamento

Fu De Donato a coinvolgere oltre a Zavoli anche un musicologo incaricato di scegliere le canzoni da trasmettere, Galuco Cosmi. È sempre Zavoli a ricordare come si decise di cambiare nome: «Lo richiamammo Publiphono, pensando che con quell’acca in mezzo come philarmonica l’iniziativa avrebbe guadagnato in autorevolezza. A volte, quando una notizia finiva in una corrente d’aria, poteva arrivare anche all’altro capo della città…».

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