Pensare positivo
Ancora un po' di pazienza

Bye bye paura degli aghi Ora il prelievo lo farà un cerotto

Bye bye paura degli aghi Ora il prelievo lo farà un cerotto
Pensare positivo 08 Gennaio 2015 ore 12:16

Niente più lacrimoni per i più piccoli o un’atavica paura da fronteggiare per gli adulti, che riemerge ogni volta che si parla di siringhe e prelievi. La vecchia “sanguisuga”, infatti, potrà essere presto archiviata e dimenticata: un’équipe di ricercatori della Queens University di Belfast, nell’Irlanda del Nord, sta mettendo a punto un cerotto da prelievo dotato di un’infinità di aghetti che non fanno male.

Il cerotto che sostituirà la siringa. Non uno, bensì 361 aghi serviranno in futuro per succhiare il sangue per un prelievo. Un numero che solo ad immaginarlo fa paura (e qui si potrebbe realmente capire la belenofobia, il timore dell’ago, appunto) e che suscitano un dolore immenso anche solo all’idea. Niente di più sbagliato, invece, perché questi piccoli aghi-dracula sono strategici: sono cioè nascosti sotto la superficie di un cerotto usa e getta (ovvero possono essere utilizzati una sola volta), hanno una micro-dimensione rispetto agli aghi normali e soprattutto sono in polimero. E questo significa che sono in grado di penetrare lo strato superficiale della cute, di aspirare la parte liquida (interstiziale) del sangue che separa le cellule, quella cioè essenziale per capire se al suo interno sono riscontrabili particolari patologie, senza però arrivare ai centri nervosi. Quelli che, in poche parole, sono responsabili del dolore che scaturisce da ogni ‘pic’.

 

 

I vantaggi e i beneficiari. A parte il pregio di essere molto facile da utilizzare e di non richiedere alcun particolare addestramento da parte del personale medico e paramedico, saranno molti i pazienti che potranno avvantaggiarsi di questo cerotto indolore.

Innanzitutto, i bambini nati prematuri, che necessitano di prelievi o di somministrazioni di farmaci frequenti, o i piccoli che per qualsiasi ragione già dalla primissima infanzia devono essere sottoposti a svariate iniezioni giornaliere e che ricorderanno anche da grandi (lo ha dimostrato più volte la scienza) quel dolore immotivato dal forte dell’impatto emotivo e dall’imprinting traumatico.

Il cerotto sarebbe, poi, il benvenuto anche in casi di HIV o epatite, perché tutelerebbe il personale sanitario (medici e infermieri) dal rischio di pungersi con siringhe infette e contrarre pericolose patologie. Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ben 21 milioni i casi di epatite B sono imputabili proprio al riutilizzo dell’ago.

 

 

Altre alternative alla siringa. Il cerotto non pare essere però la sola soluzione che potrebbe mandare in pensione la siringa. In corsa ci sono proposte del Kings College di Londra (Inghilterra) o del Massachusetts Institute of Technology, di Cambridge negli Stati Uniti, che sta lavorando ad un dispositivo che utilizza la meccanica dell'alta pressione per introdurre i farmaci nel corpo.

Una creazione, che sia cerotto o altro, pensata in particolar modo per i vaccini, visti dalla scienza come una possibile cura per diverse malattie, e per consentirne l’uso a prezzi più accessibili e soprattutto una migliore conservazione. Il cerotto con gli aghi in polimero risponderebbe anche a questo obiettivo, risolvendo problemi di elevate temperature e di inadeguate condizioni di mantenimento specie nei Paesi in via di sviluppo.

Ancora un po’ di pazienza. Il cerotto è pronto, manca però ancora l’ultimo passo. Per vederlo in azione a tutti gli effetti occorre attendere il superamento di tutti i test sperimentali che ne decreteranno l’idoneità anche per l’esecuzione di emocromi completi.