È successo a Pozzuolo Martesana

L’eroico gesto del camionista e l’abbraccio che ci teniamo stretti

L’eroico gesto del camionista e l’abbraccio che ci teniamo stretti
20 Giugno 2019 ore 05:00

Bisogna guardarlo e farlo guardare quel video ripreso da una telecamera puntata sulle corsie della Tangenziale esterna milanese all’altezza di Pozzuolo Martesana. Erano le 5.30 di venerdì 14 mattina e su uno dei ponti nuovissimi, colorati di verde, che passano sopra le sei corsie dell’ultima infrastruttura di cui si è dotata la metropoli lombarda, un ragazzo se ne stava con le gambe a penzoloni, con il pensiero di buttarsi. Il ponte è alto 10 metri e quell’ora il traffico era già intenso. Al 112 erano arrivate già numerose telefonate da parte di automobilisti di passaggio per segnalare l’emergenza. Così era stato fermato il traffico per evitare il peggio. Il ragazzo aveva buttato il portafoglio ai poliziotti, dicendo che così era più semplice procedere al riconoscimento dopo che si fosse buttato.

 

 

È a questo punto che entra in scena un semplice camionista che veniva da Salerno e che era tra i primi mezzi fermati. Si chiama Gabriel Bocra Ionut, ha 31 anni e in quel momento concitato aveva spiegato ai poliziotti il suo piano: avvicinarsi al ponte con il camion. Si poteva pensare a una soluzione che attutisse i danni della caduta, invece Gabriel aveva un’altra idea. Arrivato sotto la campata, Gabriel è uscito dall’abitacolo, è salito sul cassone del camion e ha iniziato a parlare con il ragazzo. Un breve dialogo, di poche parole molto sincere, come di un padre a un figlio. «Tutto si può sistemare», gli avrebbe detto in sostanza. Poi l’invito a scendere, facendo un salto sul cassone dove lui si trovava. Dopo un po’ di esitazione, il ragazzo segue quell’indicazione e si lascia andare con un salto che ha avuto qualcosa di liberatorio. Fin qui siamo alla bella impresa con un happy ending dopo tanta paura. Quello che va oltre il copione è il lungo abbraccio che è seguito tra il ragazzo e il camionista. Un abbraccio che vediamo sfocato, da lontano, sullo sfondo della luce formicolante dell’alba lombarda. Un abbraccio lungo, più lungo del previsto, forse perché era quello che il ragazzo da tanto cercava e non trovava.

 

 

Poi la polizia è entrata in scena, i protagonisti si sono lasciati e le corsie della tangenziale sono tornate alla loro normale intensità di traffico. Lui, Gabriel, che stava sul camion con la moglie, si è rimesso al volante senza lasciar traccia di sé e senza neanche il tempo di raccogliere gli elogi delle forze dell’ordine. Lo ha rintracciato il giorno dopo un giornalista del Corriere della Sera, al quale lui ha ricostruito i fatti che in tanti avevano visto. Ha spiegato che tra loro si sono detti cose molto semplici: gli ha spiegato che le cose si sarebbero potute sistemare e gli ha chiesto se poteva aiutarlo a scendere. Alla domanda sul perché non si fosse neanche fermato, la risposta è stata semplice: «Dovevo consegnare mozzarelle». Perché Gabriel quello fa di professione, lavorando con la moglie per la società Napolitrans. Così è andata una storia che ci resta negli occhi e nel cuore: quelle due sagome abbracciate – lui lavoratore rumeno, l’altro povero ragazzo lombardo – sullo sfondo d’asfalto nella luce ancora incerta dell’alba milanese. È un’immagine da tenerci stretta.

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