Pensare positivo
Il libro

"Cercando un rifugio", il cammino semiserio di due bergamaschi per trovare il senso della vita

Due amici musicisti diventano scrittori: «Prendere la vita alla leggera aiuta a riscoprire se stessi e il valore della condivisione»

"Cercando un rifugio", il cammino semiserio di due bergamaschi per trovare il senso della vita
Pensare positivo Val Seriana, 17 Settembre 2022 ore 09:20

di Giambattista Gherardi

Si chiamano Fabio Tresoldi e Paolo Varischetti, ma potremmo utilizzare i loro pseudonimi Cliff Tosse e Paul Lastra, oppure ancora Clito e Velar, di cui raccontano vicende e aspettative in un’originale autobiografia edita da Silele e disponibile nelle librerie online. Il titolo del libro è Cercando un rifugio ed è un viaggio introspettivo semiserio compiuto da due amici.

Fabio e Paolo nella vita amici lo sono per davvero e ad accomunarli ci sono la letteratura americana del secondo '900 e la musica. Suonano entrambi nel gruppo musicale TriBrùt&ùBel Band, un gioco di parole dialettale che segnala una loro idea di tradizione popolare della Pianura Padana, con echi che ammiccano ad Adriano Celentano, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber e Cochi & Renato.

«Amiamo abitare fra le montagne - spiega Paolo, che lavora in una comunità psichiatrica - e viviamo la nostra amicizia senza prenderci mai troppo sul serio. Questa filosofia di vita è senza dubbio l’input che ha motivato l’ispirazione a scrivere un libro, semiserio nella forma ma a suo modo profondo nei contenuti». La storia come detto è quella di Clito e Velar, che un bel giorno decidono di fare una escursione alla Baita del Diavolo, un rifugio alpino. Si tratta di un cammino facile, privo di insidie, ma lungo. Mentre procedono lungo sentieri diversi, si interrogano sul percorso della loro vita, sui relativi alti e bassi, le gioie ed i dolori.

«Il cammino - spiegano -  è il grimaldello attraverso il quale scardinare le difficoltà di una ricerca introspettiva, le cui salite sono i momenti faticosi, le discese quelli più “leggeri”, sino alla meta, che segna la fine del percorso, da cui poi trarre spunto per inventarsi altri itinerari, altre storie. Narriamo tutto in modo ilare, perché la vita va presa in questo modo, sapendosi prendere un po’ in giro».

Clito e Velar alla fine dell’avventura (e con loro i “veri” Fabio e Paolo) scoprono cosa sia per loro davvero un “rifugio”, più che quattro belle mura con una stufa accesa: la somma dei loro ricordi e la gioia di vivere insieme momenti che sarebbe un peccato perdere. In una parola, scoprono un tesoro inestimabile: l’amicizia.

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