Testa e cuore all'Apollon

A Genova 2000 volti abbacchiati Eppure la passione resta intatta

A Genova 2000 volti abbacchiati Eppure la passione resta intatta
Pensare positivo 17 Ottobre 2017 ore 09:55

È iniziata con il settore ospiti brulicante di passione orobica, si è chiusa con i duemila bergamaschi che nonostante la sconfitta cantavano «siam bergamaschi e non conosciam confine» e il pensiero di tutti proiettato alla fondamentale gara di giovedì sera contro l’Apollon Limassol, che può valere il passaggio del turno in Europa League. È stata una stranissima domenica di sole pieno quella vissuta dai tifosi orobici a Marassi: dopo anni il settore si è riempito grazie alla presenza degli ultras tornati in trasferta, ma l’amarezza al fischio finale per una colossale occasione sprecata ha preso il sopravvento.

 

 

Il prepartita: grande clima intorno allo stadio. Lo stadio di Genova è praticamente appiccicato all’uscita di Genova Est e così macchine e bus sono stati convogliati nel parcheggio riservato, con tante navette a fare da spola verso lo stadio. Nonostante il solito schieramento di forze dell’ordine (più da protocollo che per reale necessità, il clima era assolutamente tranquillo), sono stati molti i bergamaschi che si sono incamminati a piedi verso lo stadio e si sono regalati un pranzo prepartita a base di trenette al pesto. In uno dei tanti ristoranti della zona di Marassi, verso le 13, la concentrazione di tifosi atalantini e sampdoriani seduti allo stesso tavolo era altissima. I rapporti di amicizia arrivano da lontano e in generale i complimenti si sono sprecati tra una speranza di vittoria e un applauso per l’Europa League: in stretto dialetto ligure, più di un sampdoriano commentava preoccupato prima della sfida contro «quelli che hanno pareggiato a Lione, belìn». Finito di godere dei piaceri della tavola, ecco la sagoma di Marassi stagliarsi contro il cielo azzurro e la brezza di mare ad accogliere i bus navetta degli orobici fin sotto il settore ospiti.

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La gara: spettacolo nel primo tempo. Fin dal riscaldamento, la spinta di chi era nello spicchio nerazzurro è stata molto importante. Alle 14.25, la sensazione che fossero davvero in tanti era solo accennata dalla presenza anche nella parte bassa del settore (negli anni scorsi i tifosi erano stati sistemati solo sopra), ma quando Berisha è sbucato dal tunnel per il riscaldamento i decibel “made in Bg” si sono subito impennati e tutto è stato chiaro. Dopo un bel tributo dei tifosi di casa per l’ex presidente Paolo Mantovani, la gara è iniziata con l’Atalanta impegnata in spinta a tamburo battente. Cristante, Ilicic, Freuler e compagni hanno chiuso a chiave la Samp nella sua metà campo che nemmeno Paparesta nello spogliatoio di Reggio Calabria con Moggi ai tempi di Calciopoli; la superiorità della Dea è stata a tratti perfino imbarazzante ma la bellezza della manovra non è stata purtroppo accompagnata da altrettanta ferocia nella chiusura delle azioni. Risultato? 1-0 all’intervallo, con il presidente doriano “Viperetta” Ferrero abbacchiato in tribuna e lo stadio di casa quasi sconvolto da tanta differenza.

Il blackout della ripresa. Dopo il riposo, la Dea ha ripreso subito con buon piglio creando ancora con Ilicic e Petagna un’altra buonissima occasione per Cristante, ma dal 2-0 fallito si è arrivati quasi subito all’1-1 firmato Zapata. Nel giro di pochi minuti, come a Napoli, sono arrivati in serie anche i gol di Caprari di testa e Linetty di destro all’incrocio dei pali e la gara si è irrimediabilmente capovolta. Per la verità, con l’ingresso di Gomez, Vido e Cornelius, la squadra ci ha provato ancora, ma altri errori di mira hanno confermato che era una domenica storta. Nell’ultima parte del match, il tifosi atalantini si sono un po’ abbacchiati, soprattutto quando Cornelius, proprio all’ultimo respiro, si è mangiato quello che poteva essere il suo secondo gol stagionale. La rabbia per una sconfitta così assurda ha presto preso il sopravvento ma quei 10' minuti di cori per l’Atalanta e il siparietto messo in scena da alcuni sostenitori doriani, che dalla gradinata hanno iniziato a correre avanti e indietro, mostrando il fondoschiena (sì, così) hanno strappato qualche sorriso nonostante tutto.

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L’uscita e le code per il rientro. L’uscita dallo stadio è stata difficoltosa per il traffico e le code. Imboccare l’autostrada è sempre un po’ complicato, ma la situazione è scivolata via abbastanza fluida e nel giro di mezz’oretta quei due chilometri che separano Marassi dal casello sono passati agevolmente. Per strada, negli autogrill, sui bus o nelle tantissime automobili che si sono mossi verso Bergamo, il commento più gettonato è stato: peccato, un grandissimo peccato, ma la squadra c’è e giovedì possiamo subito rifarci. Esatto, Atalanta: testa alta e ripartire, ci sono i ciprioti da battere. Adòss.