Pensare positivo
Il viaggio in Ecuador e Bolivia

Il Papa e la escuela católica (la lotta del monsignore col sonno)

Il Papa e la escuela católica (la lotta del monsignore col sonno)
Pensare positivo 08 Luglio 2015 ore 12:15

Seguire il Papa in Ecuador e Bolivia - in Paraguay un’ora meno - è ancora peggio della Formula 1 a Montréal: sballa tutti gli orari. Però la serata di ieri, martedì 7 luglio, è valsa davvero la pena. Papa Francisco, col fedele monsignor Marini alla sua sinistra, ha incontrato il variegato mondo dell’educazione cattolica in Ecuador: colegios e universidad (Católica, ovviamente). La star della serata è stata appunto mons. Marini, impeccabile nella sua divisa nera con filetto ciclamino, alle prese con attacchi rabbiosi di ciafagna (abbiocco, sonnolenza: tipica dei camionisti da troppe ore al volante) improvvisa e recidivante, che per tutta la prima parte dell’incontro lo facevano ondeggiare sulla sedia e riprendersi giusto in tempo per non cadere a faccia in giù sulle tavole del palco.

Papa Francisco, nel frattempo, cercava di tenersi sveglio puntando dritto gli oratori come fa un bracco con la lepre, mentre quelli continuavano lugubri e impietosi nelle loro esposizioni da convegno Años Cincuenta, con lo Stato che non finanzia abbastanza e l’educazione che - come hanno detto il tale e il talaltro - è più importante di qualsiasi cosa. C’era da capirli: era il loro momento e non volevano farsi sfuggire l’occasione di dire le loro banalità più preziose e inconfessate. E mentre il Papa continuava a fissarli preoccupato, a mascelle serrate, monsignor Marini continuava a ondeggiare pericolosamente, ora cercando di assestarsi sullo schienale della sedia - a rischio di addormentarsi definitivamente - ora distaccandosene con impeto, per non trasformare in una catastrofe in mondovisione la visita di Morfeo, il dio che col suo tocco magico rende le palpebre pesanti pesanti.

 

Francis

 

Per noi italiani l’implacabile sequenza di frasi fatte degli oratori veniva raddoppiata dal tono senza alcuna sfumatura né di grigio né di alcun altro colore della traduzione, per altro di ottima fattura salvo qualche brevissimo e subito superato intoppo su parole come “sabiduria” incerte tra sapienza e saggezza e, nello specifico, di difficile referenza.

Al termine delle perfomances oratorie da Donna Prassede alle prese con Lucia (ricordate cosa dice Manzoni del suo indomito tentativo di toglierle dalla testa il fidanzato, protratto al punto da indurla alle lacrime: «Se donna Prassede fosse stata spinta a trattarla in quella maniera da qualche odio inveterato contro di lei, forse quelle lacrime l'avrebbero tocca e fatta smettere; ma parlando a fin di bene, tirava avanti, senza lasciarsi smovere: come i gemiti, i gridi supplichevoli, potranno ben trattenere l'arme d'un nemico, ma non il ferro d'un chirurgo»).

Il papa e mons. Marini non avevano motivo di piangere e si sono astenuti da lanciar grida supplichevoli, ma si sarebbe ugualmente potuto decidere di accorciare - o addirittura di dar per letti - gli interventi se la pietà non fosse stata dichiarata morta da tempo in quei cuori andini. Poi ha parlato il Papa, breve e paterno: guardate, ha detto agli studenti, che siete dei privilegiati a poter andare a scuola. Ricordatevi di mettere a servizio degli altri l’occasione che vi è stata data, non fatene soltanto motivo per raggiungere uno status sociale elevato e una fetta ulteriore di potere).

Dopo di che la prevista fuga degli astanti ai quali gli speaker hanno dovuto ripetere fino alla nausea di non alzarsi, di rimanere seduti perché le porte della sala erano serradas - come in certi film in cui i cattivi decidono di far morire bruciati dentro una sinagoga gli ebrei o gli abitanti di un villaggio - e che sarebbero stati avvisati quando il pericolo fosse cessato. Il tutto con voce da radiocronaca di calcio sudamericana, interrotta spesso da urla quali ¡Que viva el papa Francisco! o similari.

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E così veniva fatto di pensare che questi viaggi papali non bisognerebbe seguirli per vedere o capire cosa fa il Papa, perché sono pensati per una ragione differente. Sono pensati per far emergere alla coscienza distratta del mondo le folle infinite di diseredati di cui nessuno si occupa, l’incapacità delle élites intellettuali di riconoscere le situazioni che hanno davanti, fossero pure il Papa e mons. Marini in tutta la loro umanità da mal di fuso (orario), la banalità contagiosa degli entusiasmi generati dalla sciagurata genia degli animatori incapaci di distinguere tra la condizione di un villaggio vacanze, il clima di una premiazione nella coppa sudamericana, la presenza del Papa che non si vergognano di indicare come “representante de la Iglesia Catolica” casomai qualcuno pensasse di aver davanti il Dalai Lama in incognito.

E, la cosa più commovente di tutte, come il Papa sia misericordioso con tutta questa gente che - fatta eccezione per i poveri e per i loro sorrisi - verrebbe voglia, a noi giornalisti senza cuore, di rimandare a casa con la stessa impietosa, chirurgica determinazione dei loro discorsi.

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