Pensare positivo
Camminare sulle acque

Immaginando un giorno sulla passerella di Christo

Immaginando un giorno sulla passerella di Christo
Pensare positivo 25 Maggio 2016 ore 07:30
[Foto in apertura © Wolfgang Volz]

26 giugno 2016, Bergamo - Siamo a giugno inoltrato e, nonostante la sveglia alle 6, il sole splende già nel cielo. Fa caldo, ma per Christo questo e altro. Già, questa domenica ho deciso di andare a fare un giro sul lago d'Iseo, di camminare scalzo sulle acque del Sebino. È da un anno che tutti ne parlano, ma finalmente The Floating Piers è realtà. Ha aperto i battenti la scorsa settimana (18 giugno 2016) e fino al 3 luglio una media di 45mila persona al giorno cammineranno da Sulzano fino a Montisola e ritorno senza bisogno di battelli o motoscafi. Un'occasione unica, anche perché firmata da uno degli artisti internazionali più rinomati, ovvero il bulgaro-newyorchese Christo. Si poteva forse perdere un evento del genere?   montisola   Nelle scorse settimane ho studiato a lungo tutte le ipotesi per raggiungere Sulzano, ovvero la base di partenza della passerella, che avevo a disposizione. Prima ipotesi: la macchina. Sono pigro e odio il caos, quindi le mie quattro ruote sono sempre il mezzo che preferisco. La strada rivierasca delle sponda bresciana del Sebino è però chiusa da Iseo in poi. Ciò significa che sarei dovuto arrivare fino a uno dei tanti parcheggi predisposti, magari dopo essermi fatto un bel po' di coda, e attendere una delle navette di passaggio. Escluso. Seconda ipotesi: battello. Affascinante, se non fosse che l'idea di raggiungere uno dei porticcioli della Bergamasca (le ipotesi più quotate erano Sarnico e Lovere) per poi aspettare al caldo l'arrivo di un'imbarcazione tra centinaia di altre persone mi ha fatto presto cambiare idea. Senza contare che i biglietti sono diventati ben presto merce rarissima. Terza ipotesi: fare il ricco e noleggiare un motoscafo. Gli ultimi rimasti, però, costavano anche 800 euro all'ora. Tanti saluti, arrivederci e grazie. Quarta ipotesi: l'elicottero. Una società di Brescia ha organizzato per l'evento un affascinante servizio di eli-taxi. Decollo dalla zona parking Ex Vela di Corte Franca, dove c’è un parcheggio con oltre 2mila posti auto, e due le possibilità di atterraggio: un campo nei pressi di Sulzano ma anche direttamente sulla passerella (non sto scherzando). Il prezzo si aggirava sui 300 euro, tantino.

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Dato che l'ingresso nel territorio di Sulzano è vietato addirittura a ciclisti e pedoni, alla fine restavano come possibilità soltanto il treno o la navetta. Ho optato per il primo (cosa che hanno fatto la maggior parte dei lombardi, evidentemente). Fatto sta che, dopo svariate ore di viaggio, di puzzo di sudore stantio in carrozze affollate e attese, arrivo a Sulzano. Mi piglia un colpo: essendo gratuita la visita alla passerella, la coda è disumana. Navette continuano a sputare gente in mezzo alla strada che fronteggia il porticciolo da cui parte la passerella, sbrilluccicante nel suo telo giallo dorato. Il sole picchia in testa come un martello e i venditori di bibite si fregano le mani mentre contano i soldoni fatti vendendo Coca Cole ghiacciate e bottigliette di acqua. Più che una passerella, l'opera di Christo vista da qui (leggermente sopra il livello del lago) pare un enorme serpente di persone. A passo di bradipo ci si muove verso l'inizio. Attorno a me sento tanti accenti, pochissimi bergamaschi. Alle mie spalle un gruppetto di ragazzi passa ghignando. Dicono: «'Sti idioti. Ma lo sanno che è aperta anche di notte?». Certo che lo so, ma sai, c'è gente che lavora e la prospettiva di camminare alle 3 di notte sul lago d'Iseo, per quanto intrigante, non m'affascina più di una notte di sano riposo prima di un'intensa giornata di lavoro.   Waiting for Christo - Marco Gallizioli   Sulla passerella non ci possono essere più di 10mila persone insieme. Mi guardo attorno e stimo svariate centinaia di persone in coda già a quest'ora. Vorrei tantissimo piangere, ma mi trattengo. Mi chiedo chi me lo ha fatto fare. Qualche ora dopo mi sfilo finalmente le scarpe e metto i piedi sull'artistica passerella. Ho bisogno di qualche istante per abituarmi al nuovo equilibrio del mondo. Attorno a me tutti partono filati all'avventura, tra bambini urlanti e click delle macchina fotografiche. Ondeggio, ma non come fossi in barca. È una sensazione strana. Unica. Ed è bellissima, lo ammetto. Presto dimentico l'estenuante attesa, perché mi rendo conto di stare vivendo una cosa veramente incredibile. Pare realmente di camminare sulle acque, dato che gli enormi componenti di questa passerella seguono pedissequamente le correnti del lago, i suoi sussulti e i suoi capricci, fortunatamente per il mio stomaco assai contenuti oggi. Camminando vedi cose che non avevi mai visto. Montisola si staglia maestosa davanti a me, con le sue casette arroccate e la sua viva natura. Nonostante il caldo, una volta raggiunto il "lago aperto" l'aria si fa un pelo più frizzante, regalando boccate di ossigeno fresco. Cammino, mi fermo, fotografo. Inspiro, espiro, sorrido. Più in là vedo alcuni coraggiosi ragazzi che si son buttati in acqua dalle sponde dell'isola lacustre (dalla passerella è vietato) e che, ad ampie bracciate, girano attorno all'opera.   lago_isole_prove_passerella_al_tramonto   Quando rimetto i piedi a terra, per qualche istante mi gira la testa. Devo riabituarmi alla terra ferma. La coda di gente desiderosa di provare l'esperienza è ancora lunghissima e le navette non paiono smettere mai di portare persone. È ormai pomeriggio inoltrato, ma le cose non sono molto diverse dalla mattina. Mi rimetto le scarpe e, sorridendo con un filino di spocchia verso i tanti in coda (la reazione che si ha sempre, anche involontariamente, quando si è fatto qualcosa che gli altri stanno ancora attendendo di fare con trepidazione insomma), mi riavvio verso la stazione. Altre carrozze piene all'inverosimile, altro puzzo di sudore, altri spintoni per farsi largo. Finalmente scendo. Il sole sta ancora salutando il mondo mentre la luna ha fatto capolino dietro piazzale degli Alpini. Arrivo a casa distrutto, mi faccio una doccia e mangio qualcosa giusto perché il mio stomaco chiede pietà, poi mi metto subito a letto e spengo la luce. Che faticaccia! Però magari una capatina notturna la merita Christo. Perché la verità è che, nonostante sia stata un'avventura che non augurerei neppure al mio peggior nemico, alla fine ti resta il desiderio di tornarci. E la certezza che sia una cosa bella.