Pensare positivo
Uno studio americano

Imparare a suonare fin da piccoli fa benissimo (anche) al cervello

Imparare a suonare fin da piccoli fa benissimo (anche) al cervello
Pensare positivo 14 Gennaio 2015 ore 12:31

Che sia pianoforte, violino, batteria, tromba, sax o qualsiasi altro strumento a corda, a percussione o a fiato poco importa. Ciò che sembra certo è che imparare a suonare e a fare musica da bambini aiuta non solo la coordinazione motoria, come può essere plausibile, ma anche a migliorare alcune particolari facoltà cerebrali ed emotive. Ad asserirlo è uno studio condotto dalla University of Vermont College of Medicine, negli Stati Uniti, e pubblicato sul Journal of American Academy of Child & Adolescent Psychiatry.

La musica fa bene al cervello. La musica giova al cervello dei piccoli ed in qualche misura andrebbe inserita tra le tante attività extra scolastiche, insieme allo sport, ad esempio, a cui si dedicano i ragazzi nel tempo libero, anche se questo costa sacrificio ai genitori in termini di investimento economico o (inizialmente) di salute dei timpani. Una raccomandazione/consiglio a tutti i genitori e di cui i figli in futuro saranno grati, perché, secondo un recentissimo studio americano, imparare a suonare uno strumento musicale in età pediatrica favorirebbe lo sviluppo cerebrale, migliorandone la capacità di concentrazione e attenzione. Non solo: potenzierebbe anche la facoltà di controllo sulle emozioni, che significa soprattutto diminuzione degli stati di ansia e minor rischio di cadere in depressione.

 

 

Lo studio. All’affermazione americana ci sarebbe una prova scientifica, validata da uno studio condotto su oltre 230 bambini e ragazzi di età compresa tra 6 e 18 anni, suonatori e non, sottoposti a una serie di test per valutare gli effetti musicali sulla corteccia celebrale, ovvero delle variazioni nel suo ispessimento. Ogni bambino o adolescente nel corso dello studio è stato esaminato tramite una risonanza magnetica cerebrale e test comportamentali ripetuti in diverse occasioni, e comunque con un intervallo di 2 anni tra ciascuna prova e la successiva.

Tutte queste informazioni diagnostiche e attitudinali sono state unite come in un collage e confrontate sia con il quoziente intellettivo sia con l'eventuale utilizzo di strumenti musicali. Un lavoro importante, si tratta infatti della più ampia indagine mai svolta sulla correlazione tra musica e cervello, che ha consentito di osservare nel tempo, ovvero negli anni di studi musicali, una serie di cambiamenti e modifiche nello spessore di diverse aree del cervello. Tutte condensate in quelle zone legate al funzionamento esecutivo o deputate al controllo inibitorio e all'elaborazione delle emozioni con benefici rilevati soprattutto nella memoria di lavoro, nel controllo dell'attenzione e nella capacità di pianificare meglio diverse attività.

Ma c’è di più: i piccoli che maneggiavano e si destreggiavano con uno strumento musicale erano dotati anche di una migliore coordinazione motoria. Quindi i ricercatori concludono che la musica, studiata e coltivata sin dall’età pediatrica, non dovrebbe essere considerata soltanto come un'opportunità per la libera espressione creativa, ma anche una potenzialità per affinare le energie mentali.

 

 

Anche l’ascolto fa bene. Cerebralmente parlando. Basterebbe infatti ascoltare alcuni tipi di musica, classica in particolare e soprattutto del compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart (ma valgono anche altri maestri), per poter godere dell'effetto omonimo, ovvero dell’"effetto Mozart".

La scoperta non è recente, è datata 1993, quando Frances Rauscher ed i suoi colleghi dell'Università della California (oggi è professore emerito alla University of Wisconsin Oshkoshha, sempre negli USA) pubblicarono i risultati di una ricerca condotta con gruppi di studenti universitari esposti per 10 minuti all'ascolto di una sonata di Mozart. Ebbene, non solo i ragazzi registrarono alti punteggi in test sulle abilità visuospaziali e cognitive in generale ma anche un aumento transitorio del QI, secondo l’"effetto Mozart" appunto. Studi successivi hanno poi dimostrato che l'ascolto di Mozart è anche in grado di modificare alcuni comportamenti riferibili a stati di allarme e di calma, o correlabili a disposizioni affettive in alcuni stati emotivi indotti, o a condizioni metaboliche portando ad esempio un aumento di calcio e dopamina nel cervello. Con miglioramenti evidenti di molte funzioni organiche e cerebrali: dalla memoria, alla facilità di apprendimento, all’espressione verbale fino alla creatività e alla fantasia con azioni positive e generalizzate su tutte le aree deputate allo sviluppo. Insomma un hobby, quello musicale,  non da poco che val bene un ascolto o una sonata.