La bella testimonianza

La lettera aperta dei dipendenti del Comune di Solza per ringraziare la comunità

Poche righe, nelle quali è condensato il dolore dei funzionari comunali nel vedere i propri concittadini così pesantemente colpiti dal Coronavirus, soprattutto nei primi giorni dell’epidemia. E poi la solidarietà, la vicinanza, il volersi bene

La lettera aperta dei dipendenti del Comune di Solza per ringraziare la comunità
Ponte San Pietro e Isola, 17 Giugno 2020 ore 12:31

«La pubblica amministrazione è sì una “macchina”, ma è fatta dalle persone. Dietro i timbri e la burocrazia ci siamo noi, con le nostre emozioni, i dolori, le paure e le fatiche. Abbiamo visto la nostra comunità travolta da una marea improvvisa, che è stata sanitaria ma anche sociale, economica e psicologica».

Poche righe, nelle quali è condensato il dolore dei dipendenti del Comune di Solza nel vedere la propria comunità così pesantemente colpita dal coronavirus, soprattutto nei primi giorni dell’epidemia. Settimane in cui lo sconforto, la stanchezza, il disorientamento e la paura sembravano avere il sopravvento. Proprio i dipendenti pubblici hanno scritto una lettera aperta ai cittadini, nel tentativo di raccontare il lato più umano del proprio lavoro. Poche righe per chiedere grazie e anche scusa per gli errori commessi, ma che meritano di essere lette integralmente:

Cari solzesi,

siete abituati a vederci dietro il vetro dell’ufficio anagrafe o dietro una scrivania, ma vogliamo questa volta cercare di raccontarvi quelli che sono stati per noi due mesi che non avremmo mai pensato di vivere. Vivere il coronavirus dall’interno della macchina comunale è stata un’esperienza faticosa, dal punto di vista personale ancor più che professionale, molto di più di quanto possiate immaginare. Quando la marea è arrivata, nessuno di noi se lo aspettava.

Non dimenticheremo lo sconforto durante la settimana più dura, quando le campane non smettevano di suonare a morto, quando il telefono squillava in continuazione e mai per portare buone notizie.

Non dimenticheremo i visi dei familiari di chi è scomparso, il dolore che affiorava dietro le mascherine. Non dimenticheremo i volti degli operatori delle pompe funebri, li abbiamo visti fare turni massacranti, arrivare in municipio alle 8 di mattina già stravolti, stanchi, spaventati.

Non dimenticheremo la telefonata dal Comando dei Carabinieri: “Domattina partirà un altro convoglio di camion militari per la cremazione delle salme”.

Non dimenticheremo il senso di disorientamento, soprattutto nei primi giorni. I comuni sono rimasti inizialmente soli, a cercare mascherine; a improvvisare – nel senso migliore del termine: fare per la prima volta – modalità per consegnare spesa e farmaci alle famiglie in quarantena; a cercare di interpretare direttive, divieti, decreti, ordinanze.

Abbiamo conosciuto il lato più umano dei nostri amministratori, che dietro a un caffè ci raccontavano di non riuscire nemmeno a dormire la notte.

Abbiamo fatto fatica, ma qualche risultato siamo riusciti ad ottenerlo. Siamo stati tra i primissimi comuni di tutto il territorio ad avere e distribuire le mascherine (lavabili, non usa e getta) quando erano praticamente introvabili.

Abbiamo attivato i bonus spesa per le famiglie in difficoltà con un sistema di carte prepagate sicure, tracciabili, moderne.

Abbiamo organizzato sedute di consiglio e di giunta completamente online, qualcosa che fino a 3 mesi era semplicemente impensabile.

Abbiamo cercato di potenziare la comunicazione, sfruttando i social network e attivando il sistema di allerta telefonica.

Abbiamo avuto la conferma che possiamo contare sui volontari (su tutti: Sara e Nicolas) e sui ragazzi della Pro Loco.

Perché queste righe?

Perché vogliamo dirvi grazie per la vostra comprensione, per il rispetto delle regole, per l’attenzione, per il senso di comunità. Perché dobbiamo anche chiedervi scusa, per gli errori che sicuramente abbiamo commesso.

Ma soprattutto perché vogliamo raccontarvi e ricordarvi che dietro i protocolli, i timbri, gli atti, le procedure ci siamo noi dipendenti, che siamo cittadini esattamente come voi. Con i nostri difetti e i nostri pregi, con le paure e le speranze, le competenze ma anche le inesperienze di fronte una realtà con cui nessuno aveva mai fatto i conti prima d’ora. Abbiamo cercato di lavorare insieme a voi, alla pari, mettendoci al vostro fianco e non solo al vostro servizio. E speriamo di continuare a farlo.

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