Questa sera alle 18 in Piazza San Pietro

La preghiera del Papa in mondovisione davanti al Crocifisso che fermò la peste

La preghiera del Papa in mondovisione davanti al Crocifisso che fermò la peste
26 Marzo 2020 ore 13:12

Avrà di fronte una piazza San Pietro completamente vuota. Papa Bergoglio chiude la settimana speciale di preghiera contro l’epidemia con un gesto solenne che verrà trasmesso in tutto il mondo. Al centro del gesto c’è il grande Crocifisso che viene venerato nella chiesa romana di San Marcello, che si affaccia su via del Corso, e che per l’occasione è stato portato in Vaticano. È un Crocifisso che ha una lunga storia: databile al 1400, restò miracolosamente illeso da un incendio che nel 1519 aveva distrutto la chiesa dedicata al papa martire Marcello. La mattina successiva, quando i fedeli andarono a visitare l’edificio ridotto in macerie, trovarono tra la cenere ancora fumante ma il crocifisso dell’altare maggiore integro, ai piedi del quale ardeva ancora una piccola lampada ad olio.

La chiesa fu ricostruita e il Crocifisso divenne subito oggetto di venerazione popolare. Quando nel 1522 scoppiò la “Grande Peste” a Roma, il cardinale spagnolo titolare della chiesa, Raimondo Vich, promosse una processione per le strade della città dietro al Crocefisso di san Marcello. Le autorità temendo un contagio cercarono di impedirlo. Ma la processione venne fatta ugualmente il 4 agosto, per l’enorme pressione venuta dai fedeli. «Scalzi et coverti di cenere a una et alta voce, interrotta solo da singulti e sospiri, di chi li accompagnava, gridavano “misericordia SS. Crocifisso”», racconta una cronaca. Non si trattò di una processione di un giorno, perché tutti i quartieri di Roma chiedevano la presenza del Crocefisso, e man mano che si procedeva, la peste dava segni di regressione. Il Crocefisso girò per la città fino al 20 di agosto, quando venne riportato in chiesa. Quello stesso giorno la peste venne dichiarata debellata.

Il Crocefisso di San Marcello viene portato in piazza San Pietro in occasione di ogni Giubileo, a partire da quello del 1600. Un rito che venne rinnovato anche nel 2000: è in quell’occasione che papa Wojtyla, spiazzando tanti, aveva proclamato un atto di perdono per tutte le colpe della Chiesa, commesse lungo la storia. Resta nella memoria di tanti quell’immagine impressionante del papa quasi abbarbicato ai piedi del Crocefisso in San Pietro, come culmine di questa richiesta di perdono. Nei giorni scorsi era stato invece papa Bergoglio a stravolgere il protocollo e a recarsi a piedi, nella via del Corso deserta, a pregare davanti alla cappella del Crocefisso, per chiedere la grazia della fine dell’epidemia. Una preghiera che continua idealmente oggi con la cerimonia di oggi, e la preghiera universale proposta da Francesco: un’implorazione che da ogni angolo del mondo si leva per chiedere come 500 anni fa, la fine di questa drammatica epidemia.

La cerimonia che si tiene alle 18 prevede l’adorazione del Santissimo, una meditazione di Francesco e infine la benedizione Urbi et Orbi alla quale è annessa la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria per tutti coloro che «si uniscono spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione». La cerimonia viene trasmessa in streaming dal sito vaticanews.va e in tv dall’emittente dei vescovi italiani, Tv2000.

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