Era il 14 novembre 1960

Ruby, la prima bambina di colore che entrò in una scuola per bianchi

Ruby, la prima bambina di colore che entrò in una scuola per bianchi
Pensare positivo 19 Febbraio 2016 ore 13:50

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La bambina che scende le scale, fiocco in testa e cartella in mano, è scortata da alcuni ufficiali della polizia. L’edificio che ha appena lasciato è una scuola elementare che, fino a poco tempo prima, accoglieva soltanto alunni bianchi. Ruby Nell Bridges, la bambina, è stata la prima persona di colore a mettere piede in quell’istituto.

Ruby è nata l’8 settembre 1954 in una cittadina del Mississippi, in un luogo, cioè, dove parlare di diritti civili per gli afroamericani era ancora un tabù. Si trattava, dopotutto, del profondo Sud degli Stati Uniti e di tempi che ancora non avevano sentito risuonare la voce di Martin Luther King. Quando aveva quattro anni, Ruby si trasferì con i genitori a New Orleans, in Louisiana. Suo padre trovò un impiego come addetto a una stazione di servizio, mentre sua madre si dedicava a lavori saltuari. Qualche anno dopo, la famiglia si allargò grazie all’arrivo di altri figli.

Il test d’ingresso. Come molti bambini afroamericani, Ruby era tenuta a svolgere un test, dal cui risultato sarebbe dipeso il suo ingresso in una scuola elementare per bianchi. I quesiti erano formulati in modo da rendere molto difficile il conseguimento della sufficienza. Il padre di Ruby non voleva che la figlia sostenesse il test, perché riteneva che avrebbe avuto problemi a scuola, se l’avesse passato. La madre, Lucille, convinse però il marito a permettere a Ruby di svolgere il compito, poiché era convinta che se la piccola fosse entrata in una scuola per bianchi, avrebbe ricevuto un’educazione migliore. La bambina compilò così il test e riuscì a passarlo. Soltanto altri sei studenti afroamericani erano riusciti nell’impresa. Ruby, in ogni caso, sarebbe stata l’unica bambina di colore a seguire le lezioni della William Frantz School e la prima a entrare in una scuola per soli bianchi nel Sud degli Stati Uniti.

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L’ordine del giudice. Nell’estate del 1960, tuttavia, la legislatura della Louisiana cercò e trovò delle strade per rallentare l’esecuzione dell’ordine federale, che prevedeva l’inserimento di Ruby e degli altri bambini nelle scuole per bianchi. Alla fine lo Stato dovette cedere e, nel novembre 1960, iniziò il processo di integrazione. Il giudice del distretto federale, però, chiese al governo di inviare degli agenti a New Orleans per proteggere i bambini, prevedendo che ci sarebbero stati dei disordini. Una decisione assai lungimirante. La mattina del 14 novembre 1960 gli agenti federali scortarono Ruby e sua madre fino alla nuova scuola, che si trovava a soli cinque isolati di distanza dalla loro casa. In auto, uno degli uomini spiegò loro che, quando fossero arrivati davanti all’edificio, due agenti avrebbero camminato di fronte alla bambina, mentre gli altri due sarebbero stati alle sue spalle. Fuori dalle porte della scuola, Ruby era attesa da una folla di persone che urlavano e gettavano oggetti. C’erano barricate e poliziotti dappertutto. La bambina credeva che fosse una festa di Carnevale.

La maestra Barbara. Ruby trascorse il suo primo giorno di scuola nell’ufficio del preside. Le famiglie fuori dai cancelli, infatti, avevano tenuto a casa i loro figli e quindi non ci sarebbe stata nessuna lezione. Il secondo giorno si ripeté la stessa scena. Sembrava, insomma, che Ruby non potesse in alcun modo frequentare la scuola. Tutti gli insegnanti si rifiutavano di mettere piede in aula; tutti, tranne una, Barbara Henry. Arrivava da Boston e aveva appena preso servizio a New Orleans. Barbara accolse Ruby a braccia aperte. Era la sua unica studentessa. Per un intero anno, maestra e bambina sedettero fianco a fianco, lavorando alle lezioni di Ruby. Henry era molto materna e sosteneva in tutti i modi la bambina, incoraggiandola a non desistere di fronte agli attacchi dei genitori degli altri bambini.

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Ombre e luci. Le prime settimane di scuola non furono per niente facili. Una donna cercò di avvelenare Ruby, un’altra la salutò presentandole una bambola di colore dentro una cassa da morto. La bambina non si spostava mai dalla classe di Barbara e, quando doveva andare ai servizi, veniva scortata dagli agenti federali. Qualche anno dopo, uno di loro, Charles Burks, avrebbe raccontato che Ruby dimostrò un grande coraggio: non piangeva mai, «marciava come un piccolo soldato». A soffrire gli insulti razziali e gli atti discriminatori, del resto, non era solo la bambina. Anche la sua famiglia fu coinvolta. Suo padre perse il lavoro, i nonni dovettero vendere la terra che coltivavano da più di 25 anni. Il negozio in cui la famiglia faceva la spesa proibì loro l’ingresso. Fortunatamente, però, ci fu anche chi sostenne e aiutò i Bridges, sia neri che bianchi. Gradualmente le famiglie cominciarono a mandare i figli a scuola e le proteste diminuirono. Un vicino diede un lavoro al padre di Ruby, altri si offrirono di curare i bambini più piccoli, sorvegliare la casa e accompagnare gli agenti federali. Qualcosa stava cambiando, in meglio.

Tra crolli nervosi e dolorose consapevolezze. Dopo le vacanze natalizie, tuttavia, Ruby dovette affrontare una nuova prova. Sopportare per mesi la pressione delle proteste aveva logorato i suoi nervi e cominciò a dare segni di stress. Aveva incubi e per un certo periodo smise di mangiare a pranzo, perché era sola in classe. La sua maestra, così, cominciò a mangiare insieme a lei. La bambina fu affidata alle cure di uno psicologo, Robert Coles, che si offrì di assistere la piccola a titolo gratuito. La vedeva una volta alla settimana, a scuola o a casa, e alla fine dell’anno scolastico la situazione era migliorata. Intanto, qualche bambino dell’età di Ruby era tornato a scuola e, qualche volta, era loro permesso di incontrarsi. Nel complesso, la bambina non si era mai resa conto della gravità e della profondità dell’ostilità razziale che la circondava. Per sua fortuna, si potrebbe aggiungere. Quando però un’altra bambina rifiutò la sua amicizia, a causa del colore della sua pelle, Ruby cominciò a capire.

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Cos’è accaduto, dopo. Il secondo anno di scuola fu molto diverso. La maestra, Barbara, era ritornata a Boston. Non c’erano più agenti federali a scortare Ruby, che quindi andava a scuola da sola, ogni giorno. Nelle classi, però, si vedevano più studenti e nessuno parlava di quello che era accaduto qualche mese prima. Sembrava che ormai tutti si fossero adeguati alla situazione, volenti o nolenti. In quanto a Ruby, ha continuato a studiare. Ha finito le elementari e il liceo, è andata al college e ha lavorato per l’American Express come agente di viaggio. Nel 1984 si è sposata e, con la nascita di quattro figli, ha deciso di dedicarsi alla famiglia a tempo indeterminato.

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