Pensare positivo
Passi avanti

La scoperta della bergamasca Irene Arnoldi potrebbe liberarci dall'incubo delle zanzare

La dottoranda, insieme al suo team di ricerca, ha studiato la proteina che permette ai fastidiosi insetti di rendere efficaci le proprie punture

La scoperta della bergamasca Irene Arnoldi potrebbe liberarci dall'incubo delle zanzare
Pensare positivo Dalmine, 22 Luglio 2022 ore 09:15

C’è anche una bergamasca nel team di ricercatori che ha fatto una scoperta che potrebbe rivoluzionare il nostro modo di combattere le zanzare. Gli effetti positivi non saranno solo per chi, in vacanza, nel mezzo di un bosco, in ufficio o rivoltandosi nel letto si trova sotto attacco da questi fastidiosi insetti, ma soprattutto per quei casi in cui le zanzare diventano veicolo di agenti patogeni molto pericolosi, quali la malaria. Lei si chiama Irene Arnoldi, classe ’95 di Dalmine dottoranda al terzo anno allo Ius di Pavia, ma che di fatto lavora all’insettario dell’Università degli studi di Milano.

Il team di cui fa parte è composto dai professori Paolo Gabrielli (Bioscienze dell’Università di Milano) e Federico Forneris (Biologia e Biotecnologia dell’Università di Pavia) e dalle dottorande Giulia Mancini e, appunto, Irene Arnoldi.

Irene Arnoldi (a sinistra) con i suoi compagni di team

La scoperta, per la giovane bergamasca, arriva dopo tre anni di impegno sull’argomento e non è così semplice da spiegare a chi non sia ferratissimo in materia. Potremmo così sintetizzarla: quando la zanzara punge, il suo "successo" è dovuto all’azione di una specifica proteina - quella studiata a fondo dal team - che, legandosi alla proboscide degli insetti, fa innescare dei movimenti funzionali alla ricerca del vaso sanguigno. Prima del lavoro del gruppo di ricercatori, tale proteina non era mai stata studiata a fondo. Ora si punta invece a renderla inefficace, bloccando la sua azione con la proboscide. In questo modo, la zanzara non riuscirebbe più a pungere, o quantomeno lo troverà estremamente difficoltoso.

«Ci sto lavorando da tre anni, Paolo e Federico da molto più tempo - spiega Arnoldi -. La loro intuizione è stata importante, perché si è dimostrata una buona via da percorrere. Dopo tanto studio, difficoltà e perseveranza, è stato molto soddisfacente arrivare a un risultato concreto. Quando si fa ricerca non sai mai dove vai a parare e quando cominci ad avere risultati concreti è bello pensare che ci possa essere un’applicazione pratica».

Più efficace di qualsiasi spray, la strada imboccata dai ricercatori ha portato i primi risultati, ma la speranza è che in futuro la scoperta resa nota di questi giorni possa portare a risultati ancora più importanti e decisivi.

Resta sempre aggiornato sulle notizie del tuo territorioIscriviti alla newsletter