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L’Italia, un’eccellenza europea nella gestione delle risorse-sangue

L’Italia, un’eccellenza europea nella gestione delle risorse-sangue
Pensare positivo 02 Maggio 2018 ore 05:00

Almeno un merito, riconosciuto a livello europeo, lo abbiamo. L’Italia è la migliore per quanto riguarda il Patient Blood Management, cioè l’insieme di tutte quelle tecniche di attenzione e gestione del paziente in attesa di un intervento chirurgico, che lo mettono in condizione di entrare in sala operatoria con i globuli rossi a un livello adeguato. Un’eccellenza che evita moltissime implicazioni post-chirurgiche importanti, tutelando vite umane.

 

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Che cos’è il Patient Blood Management (PBM). Il PBM è un sistema di gestione delle risorse sangue, sostenuto in Italia dal Ministero della Salute, che, grazie all’attuazione di tecniche farmacologiche e non, in tutte le fasi che precedono, accompagnano e seguono un intervento, permettono al paziente di affrontare un’operazione in buono stato di salute. Senza cioè che alcuni effetti collaterali pesanti evitabili, quali ad esempio insufficienti globuli rossi, possano compromettere l’esito chirurgico e il decorso post-operatorio. Si stima infatti che l’anemia, in caso di interventi di chirurgia maggiore, sia causa di conseguenze importanti, fino ad un aumento del rischio di mortalità dal 3 al 10 per cento. Non sarebbe un evento isolato, purtroppo: solo in Italia tra il 5 e il 20 dei pazienti che devono entrare in sala operatoria arriverebbe in condizioni di anemia, dipendente da diverse cause, associate alla malattia stessa o a altri fattori di rischio o a patologie coesistenti. Basti pensare che nel mondo, secondo un articolo pubblicato su Lancet, l’anemia da carenza di ferro avrebbe rappresentato nel 2016 la quarta causa di disabilità in 195 Paesi.

I tre pilastri del PBM. Il sistema di gestione risorsa-sangue risponde a tre obiettivi chiave. Il primo è prioritario per la salute del paziente da operare, in quanto tende a ottimizzare la capacità dell’organismo di produrre globuli rossi, trattando prima dell’operazione l’anemia. Il secondo è essenziale soprattutto durante e nel post chirurgico, per ridurre al minimo il sanguinamento grazie a tecniche chirurgiche particolari o terapie specifiche. L’ultimo obiettivo è orientato a ottimizzare la tolleranza verso l’anemia, con il supporto, se necessario, anche di farmaci. La buona gestione del PMB, e dunque del paziente, è cruciale in tutte le fasi che riguardano un intervento chirurgico e da cui dipendono anche le ricadute positive: innanzitutto sulla salute del paziente, per evitare quanto più possibile complicanze post-chirurgiche a favore di un migliore e più rapido recupero post-operatorio, e poi sul Sistema Salute, perché abbatte i tempi di ricovero e i costi delle terapie trasfusionali o delle cure annesse alla patologia da trattare.

 

 

Il supporto al Patient Blood Management. Sono diverse le istituzioni che, in Italia, sostengono il sistema risorsa-sangue. Oltre al Ministero della Salute, appoggia la pratica il Centro Nazionale Sangue che, per mandato ministeriale, con il decreto del 2 novembre 2015, ha attivato diverse iniziative sul territorio. Tra queste la campagna di sensibilizzazione, partita nel 2016, Only One – Una trasfusione Una decisione clinica indipendente, cui sono associati anche materiali informativi sul PBM, il sangue e le donazioni, compreso un video sulla “giusta trasfusione”, la pubblicazione di linee guida regolatorie sul PBM dedicate agli ospedali del SSN e la messa a punto di indicatori per verificarne applicazione.

Le prossime attuazioni del PBM. L’Italia non si accontenta e intende ulteriormente migliorare il già efficiente PBM, pensando ad affinare la qualità e sicurezza del servizio offerto ai pazienti. Ecco perché gli organi e le istituzioni preposti stanno cercando di dare maggiore compattezza e organicità al sistema, per affrontare e gestire al meglio alcune criticità ancora esistenti. Tra queste, le implicazioni associate, ad esempio, ai cambiamenti della plasmalavorazione, con particolare attenzione al fattore qualità nei bandi per il conto-lavoro, al ricambio generazionale tra i donatori, alla facilità dell’accesso al dono, all’efficienza e disponibilità dei centri trasfusionali e all’aumento della raccolta in vista dell’autosufficienza, specie in periodi critici come in caso di guerre e carestie o semplicemente in periodi particolarmente caldi dell’anno. E l’estate, di norma, è uno di questi. Restiamo pronti.

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