Alà, cór!

Mai vista tanta gente a pedalare e correre. Ma ordinata, rispettosa, responsabile

Da lunedì 4 maggio è consentita l’attività sportiva e motoria all’aperto, anche sui pedali. E la sera il numero di persone impegnate è decisamente elevato

Mai vista tanta gente a pedalare e correre. Ma ordinata, rispettosa, responsabile
Bergamo, 11 Maggio 2020 ore 09:00
di Marco Oldrati

 

Questa non è la solita storia di un personaggio o di più personaggi, è l’omaggio all’intelligenza e alla voglia di vivere che è nel sangue di una comunità a cui appartengo e che voglio ringraziare per lo spettacolo che mi ha offerto lunedì 4 maggio.

Sono tornato per le strade, alle sette di sera, ma sembrava di essere alle dieci di mattina di una domenica, da tanta era la gente di corsa, in mountain bike o in bicicletta, che percorreva i colli: tanta gente, ma ordinata, rispettosa, responsabile. Anche chi era “in compagnia” stava a distanza di sicurezza, persone rallentavano per farne passare altre, non ci si metteva in scia, non si correva o pedalava affiancati.

Dalla zona delle piscine, fino alla Valle d’Astino, su per la Madonna del Bosco, sul Pascolo dei Tedeschi, per i Torni e poi su fino a San Vigilio ho incontrato di nuovo la Bergamo che mi è mancata in questi due mesi, gli spazi aperti, la Conca d’Oro, poi il tuffo da San Vigilio giù verso la Ramera, il verde, gli uccelli, piccoli e grandi, anche una lepre che mi ha tagliato la strada prima di arrivare a Val Marina, uno spettacolo straordinario quello di riprendere possesso di una ricchezza unica e strabiliante, di cui non ci rendiamo conto per abitudine, ma che è nostra e che non dobbiamo mai scordare, per la sua bellezza, per la sua genuinità, per la sua valenza di risorsa umana e umanizzante.

E dopo questa tirata filosofica lasciatemi parlare della gente, dei sorrisi, delle facce composte, del passo lento di chi faceva i primi movimenti dopo sessanta giorni di clausura e della tenacia di chi si era allenato su rulli o cyclette o tapis roulant e riprovava l’ebbrezza del sentire i muscoli reagire e spingere.

Lo sguardo convinto di chi ne aveva, l’aria fiduciosa di chi rinunciava a correre in salita per riprendere al primo tratto piano, qualcuno meno fortunato che allargava le braccia per constatare una piccola contrattura frutto della poca abitudine allo sforzo maturata in queste settimane di immobilità forzata…

Delle belle ragazze pallide che hanno sfilato di nuovo sulla passerella del jogging, leggere, eleganti, forse non ancora sorridenti e soddisfatte per qualche piccolo appesantimento dovuto all’impossibilità di andare in palestra o di fare un po’ di footing, ma già in pista per riprendere possesso di sé e del proprio corpo.

Una comunità, un popolo che riprende un cammino, faticoso, come sempre, come è un po’ nel dna stakanovistico-masochista di noi orobici, ma con una compostezza che mi ha lasciato letteralmente stupito. Siamo passati dall’urlo “Berghem mola mia” alla constatazione, “M’à mia molàt” e subito dopo, come chiedeva Burioni domenica dalla poltrona di Che tempo che fa al “E ades sota amò”, consapevoli che le difficoltà non sono finite, che dovremo lottare ancora molto, ma che seguendo le regole e comportandoci adeguatamente nascerà una nuova normalità, fatta di modi più complicati, ma che non ci toglieranno il piacere di correre, di guardarci intorno, di sentire il vento fresco di questi giorni e di godere di quel che nemmeno il Covid-19 ha potuto toglierci, una città meravigliosa in cui vivere e respirare a pieni polmoni.

Direte che mi sono bevuto qualche bicchiere di troppo in questi giorni di clausura forzata, ma vi rispondo pensando a quello che è successo fuori da ogni polemica: le responsabilità e le colpe sono materia per la magistratura, le regole e le istruzioni sono in capo a Ministero dell’Interno, Prefetture e Ministero della Salute, le indicazioni per ripartire economicamente spettano al Ministero per l’Economia e le Finanze, a quello dello Sviluppo Economico e a quello del Lavoro… a noi, a noi cittadini spetta l’obbligo di rispettare le regole con un differenziale, un additivo, un integratore (per dirla in termini da corridori) che è l’uso della testa.

Usiamo le gambe di nuovo, felici di poter sentire la forza che l’adrenalina ci regala, di poter di nuovo sudare, appoggiarci con le mani alle ginocchia davanti a una fontanella, con i gomiti sui masegni delle Mura a guardare il piano in un attimo di pausa, ma soprattutto usiamo la testa, quella grande enorme colossale risorsa che ci può spingere verso un traguardo che tutti dobbiamo sognare e realizzare anche concretamente: una nuova normalità, più difficile, ma non meno ricca di gioia.

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