La crescita nerazzurra

Olimpico-Mapei Stadium-San Siro Tre tappe, un viaggio e un sogno

Olimpico-Mapei Stadium-San Siro Tre tappe, un viaggio e un sogno
01 Ottobre 2019 ore 06:00

Il calcio è una ruota che gira, si dice. Ma in casa Atalanta sta girando alla grande da un bel po’ di tempo. E non può certo essere un caso. Come non è un caso che ad aver permesso ai tifosi nerazzurri di riabbracciare la “vera” Dea siano stati due stadi che, in casa Gasperini, hanno un peso tutto loro: l’Olimpico di Roma e il Mapei Stadium di Reggio Emilia.

Da Roma, con amore. In quel della Capitale, il Gasp avrebbe potuto prendere casa la scorsa estate. Le sirene erano state di quelle forti, assordanti per un momento addirittura. A Roma si voleva dare una sterzata di quelle forti: con una proprietà che, negli anni, ha dimostrato di pensare più ai bilancia (presenti e futuri) piuttosto che ai risultati sul campo, l’idea era quella di offrire al pubblico almeno lo zuccherino del bel gioco. E chi meglio di Gasperini avrebbe potuto permetterlo? Lui ci ha pensato, non lo ha mai negato. Così come non ha mai negato che, alla fine, a convincerlo a restare, più del rapporto con i Percassi (ottimo da sempre) e delle rinnovate ambizioni della squadra, siano stati i tifosi. Quei tifosi che in tre anni hanno dimostrato di crederci sempre. In lui, nelle sue idee, nel suo essere un po’ “folle” e allo stesso tempo immensamente lucido. È rimasto e a Roma, proprio contro la Roma, si è vista forse la miglior Atalanta di questo avvio di stagione: rapida, cinica, concentrata, a tratti perfetta. All’Olimpico, negli ultimi anni, contro i giallorossi la Dea ha sempre sfoderato prestazioni al top, ma la linearità del gioco e la sicurezza mostrata la scorsa settimana sono state uno spettacolo difficilmente replicabile. Una sorta di risposta del Gasp: ho fatto bene a restare, ho fatto la scelta giusta.

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Tanto caro ci fu il Mapei Stadium. Da Roma a Reggio Emilia, in quel Mapei Stadium che, da un paio di stagioni a questa parte, è diventato la seconda casa dei cuori nerazzurri. Le serate europee vissute lì sono ricordi indelebili, che soltanto San Siro, nei prossimi tre mesi, potrà cancellare. Mica l’ultimo arrivato. Anche contro il Sassuolo l’Atalanta del Gasp ha sempre avuto un buon feeling, ma i primi 45′ di sabato sera sono qualcosa di… superbo. Un ciclone che s’è abbattuto su una squadra (e un allenatore) spesso riempiti di lodi ma che ne deve ancora mangiare tanto di pane per arrivare ai livelli dei nerazzurri. Dopo un inizio di campionato un po’ farraginoso, seppur soddisfacente dal punto di vista dei risultati, i quattro gol realizzati in poco più di mezz’ora contro i neroverdi, praticamente senza mai soffrire, hanno dimostrato come la Dea ha nettamente cambiato passo. Tutto ha iniziato a girare nel modo giusto, anche quei meccanismi difensivi che andavano ancora oliati. Il centrale dei tre dietro anticipa e guida la linea, i due ai suoi lati, alternativamente, salgono e spingono, coperti da uno dei due mediani che fa quel mezzo passo indietro tatticamente fondamentale. È questione di equilibri, prima che di fiato. Di empatia tra gli uomini prima che di comprensione tra calciatori. Ed è bello che la conferma (dopo i primi segnali di Roma) sia arrivata lì, a Reggio Emilia, in uno stadio che tanto ha significato per i tifosi e la squadra.

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San Siro, arriviamo. Ora all’orizzonte c’è lo Shakhtar. C’è San Siro, con la sua storia e il suo fascino. C’è la previsione di almeno ventimila nerazzurri sugli spalti, pronti a spingere la squadra oltre le paure che quel brutto 4-0 preso a Zagabria un paio di settimane fa hanno lasciato. La Champions, ha detto il Gasp più volte, è roba per grandi e la Dea, forse, deve ancora capirlo. Anzi, no, deve ancora adattarsi. Non al gioco degli altri, ma al fatto di essere diventata davvero grande. La sfida con lo Shakhtar, per questa Atalanta, sarà una sorta di seduta psicanalitica: andrà come andrà, ma la Dea dovrà guardarsi allo specchio e convincersi che sì, merita di essere lì e può giocarsela. Lo hanno dimostrato le partite con Roma e Sassuolo, lo ha dimostrato quel no del Gasp ai giallorossi, lo ha dimostrato la sfrontatezza e la convinzione con cui i ragazzi in campo hanno ammutolito l’Olimpico e lo dimostrano i ricordati e l’affetto che legano i nerazzurri al Mapei Stadium. Olimpico, Mapei, San Siro: un viaggio a tre tappe dentro l’anima dell’Atalanta, per dimostrare a se stessa che è iniziato un altro, fantastico capitolo di questa storia.

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