«Si va in Europa»

Omar Fantini parla della Dea «Si meriterebbe un film intero»

Omar Fantini parla della Dea «Si meriterebbe un film intero»
07 Aprile 2017 ore 08:00

Cosa ne pensa un comico bergamasco e atalantino del grande momento che sta vivendo l’Atalanta? Lo abbiamo chiesto ad Omar Fantini, volto noto del programma Colorado e attuale coconduttore di House of Gag su Tv8. Lui, all’Europa, ci crede fortemente.

Omar Fantini, questa Atalanta la diverte?
«Direi di sì, decisamente. È un bel periodo e quando si vince sembra tutto più bello, ci si diverte di più e al lunedì si sta molto meglio. Siamo ai limiti del sogno, l’ultima volta che ricordo una situazione simile è stato nel 1990, quando andammo a Zagabria, per cui parliamo veramente di molto tempo fa. È bello vedere tanti ragazzi giovani che hanno talento e che stanno facendo qualcosa di incredibile, con voglia e grandissimo cuore. L’Atalanta gioca veramente bene, è stupendo pensare che non decidano sempre e soltanto i soldi che uno investe».

Segue le partite allo stadio oppure le vede in tv?
«Non sono né un espertone di Atalanta né uno che vive al cento per cento lo stadio, seguo l’Atalanta con passione ma non è che se perdo il giorno dopo voglio evitare contatti con il mondo e non voglio parlare con nessuno. Non vivo male i risultati, sono un appassionato misurato. Seguo le partite a casa e poi allo stadio come inviato di Quelli che il Calcio: c’ero con il Sassuolo, con il Chievo e con il Palermo. Oltre a quella con la Juve. Mi sono divertito in tutte, tranne che allo Stadium. Quella sera sorrise solo mio figlio che è juventino. Noi purtroppo eravamo molto intimoriti».

 

 

La partita più bella dell’anno?
«Credo quella di Napoli. Vedere una formazione come quella di Sarri, che penso sia davvero una squadra forte, partire con tutte le migliori intenzioni e poi arretrare per paura di prendere qualche infilata è molto bello. Loro hanno avuto occasioni, l’Atalanta poi è passata, ma quella sera è stata veramente una bella partita».

Respira anche lei, passeggiando per Bergamo, questa voglia continua di Atalanta?
«Mamma mia, certamente sì. Essendo l’Atalanta una squadra così sentita e vissuta, si nota subito il buonumore. Qui a Bergamo prima sei atalantino e poi cattolico: è più di una religione. Si sente, si vede, si percepisce, e noto pure molti che si trattengono, forse per scaramanzia. Comunque in ogni discorso, prima o poi, spunta fuori l’Atalanta».

Cosa la stupisce più della squadra?
«La spensieratezza. Dopo la vittoria di Palermo, sono tornato in aereo con lo stesso volo che ha riportato a casa la squadra. Ho 44 anni e guardando i giocatori la sensazione è quella di un gruppo di ragazzini in gita. Tuta, zainetto e tanti sorrisi: vivono con leggerezza e incoscienza un momento incredibile. Sanno benissimo di essere in vetrina, di essere il futuro del calcio, ma avendo vent’anni giocano e vivono la squadra con una libertà mentale incredibile: a Napoli non vai ad attaccarli in quel modo se non sei convinto di fare le cose per bene».

 

 

Dopo il 7-1 subito dall’Inter, c’erano mille persone ad accogliere la squadra a Zingonia. Come si spiega tutto questo?
«Tanti amici non atalantini mi hanno mandato i video di quello che è accaduto e sono rimasti stupiti. Io ci vedo una coerenza clamorosa: dopo Napoli era giusto accogliere la squadra con grande gioia, ma anche nel momento in cui capita un brutto scivolone è stato importante vedere una dimostrazione di vicinanza così forte. “Avete perso, ok. Noi siamo qui vicino a voi, andiamo avanti insieme”: è stato un messaggio bellissimo. Si festeggia quando le cose vanno bene ma bisogna essere vicini anche quando vanno male. Sarebbe bello vederlo anche in futuro. Quando le cose vanno meno bene, a volte, c’è troppo disfattismo. Ma mi rendo conto che il tifoso non è razionale».

Settimana dopo settimana, ci siamo resi conto di avere in squadra due comici incredibili: Gomez e Petagna.
«Se vogliono venire da noi, sul divano di House of Gag, sono i benvenuti. E se mi avvisano gli faccio pure trovare la coperta di Sandra e Raimondo, tipo Casa Vianello. Tutto quello che aiuta a stemperare la tensione è positivo. Nel tennis c’è Djokovic che è un po’ burlone e ironico, ma lo hanno spesso un po’ stoppato. Invece i calciatori che hanno modo e tempo di essere scherzosi è bello che lo siano. La trovo una cosa molto positiva».

Domanda secca: l’Atalanta va in Europa?
«Certamente sì. Non concepisco la scaramanzia, nel 2017 non posso credere a queste cose. Guardo le partite e dico che ad un certo punto ho pure sognato la Champions. Forse è un po’ troppo, ma ora credo davvero che andare in Europa League sia alla portata».

 

 

Ma una cavalcata come quella che stiamo vivendo non meriterebbe addirittura un film?
«Ci sta, sicuramente. La Dea dei sogni potrebbe essere il titolo. Quando capitano storie come quelle del Leicester o in generale ci sono squadre provinciali che riescono a fare un capolavoro è veramente bellissimo. Squadra giovane, grande cavalcata e poi una città come Bergamo a fare da set cinematografico. Una città che, secondo me, andrebbe valorizzata molto di più anche a livello di cinema».

Senta, ma nonno Anselmo, uno dei suoi personaggi più famosi, come commenterebbe il momento della Dea?
«Direbbe: “Una volta andavo allo stadio a prenderle. Adesso invece vado a darle. E mi diverto molto di più”».66

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