Cinque utili consigli

Piccolo manuale per esser grati Così vivremo tutti un po’ meglio

Piccolo manuale per esser grati Così vivremo tutti un po’ meglio
09 Dicembre 2015 ore 17:42

La gratitudine ci rende non solo più buoni, ma anche più felici e più sani. A dirlo sono una serie di studi scientifici condotti in territorio statunitense. Ma cosa è, di preciso, la gratitudine? E come possiamo imparare ad essere grati?

Cos’è. “Gratitudine” significa dire grazie per ciò che ci succede, riconoscendo così il nostro valore e quello degli altri. È un gesto potente, che genera apertura e fiducia nei confronti della vita. Così insegnava anche Ralph Waldo Emerson, il pensatore considerato tra i più influenti della cultura americana: «Coltivate l’abitudine di essere grati per ogni cosa buona che vi arriva e di ringraziare continuamente. Inoltre, dal momento che ogni cosa ha contribuito al vostro avanzamento, dovreste essere grati per tutto». Del resto, la pratica della gratitudine come segreto per una vita migliore è stata da sempre oggetto importante di riflessione filosofica e religiosa.

 

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Solo dagli anni Trenta, però, anche la psicologia ha iniziato ad individuare nell’esser grati un esercizio che incide positivamente sulla qualità della vita. La prima a destinare ampio spazio nelle proprie riflessioni a questo sentimento fu Melanie Klein, figura decisiva del movimento psicoanalitico vissuta nel primo Novecento. La Klein mostrò fin da subito grande interesse verso i meccanismi che erano alla base della gratitudine. Affermava che «è una delle espressioni più evidenti della capacità di amare. È un fattore essenziale per stabilire il rapporto con l’oggetto buono e per poter apprezzare la bontà degli altri e la propria». Ad essa la Klein contrapponeva l’invidia, considerata l’esito del fallimento nella risoluzione di emozioni contrastanti.

In psicologia. Oggi sono numerosi gli esperimenti nel campo della psicologia che conducono a simili conclusioni. Un esempio è la ricerca della Hofstra University di Hempstead (New York), nella quale è stato chiesto a un gruppo di studenti di tenere un diario su cui raccontare quotidianamente quanto di positivo accadesse loro. In altre parole, scrivere e descrivere ciò per cui, a loro parere, era giusto sentirsi grati. In poco tempo questi ragazzi, rispetto ai compagni di corso, iniziarono a ottenere voti più alti e a sviluppare una vita sociale più densa e felice. Merito, secondo i ricercatori, del fatto che riuscissero finalmente a rendersi conto della cose positive che accadevano loro. Allo stesso modo, le ricerche di due esponenti della cosiddetta “psicologia positiva”, Robert Emmons e Michael E. McCullough, hanno mostrato come la gratitudine sia direttamente proporzionale ad autostima, emozioni positive e protezione da stress, ansia e depressione.

 

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In medicina. Esistono precise spiegazioni di tipo medico allo stato di diffuso benessere che appartiene alle persone capaci di gratitudine. Un’indagine condotta dal National Institutes of Health dimostra non solo come un atteggiamento grato aumenti la vitalità, con ovvie conseguenze positive sia a livello mentale che relazionale, ma anche le ragioni chimiche che stanno alla base di questo processo emozionale. La gratitudine influenza il “comportamento” dei neurotrasmettitori, la serotonina e la noradrenalina, producendo un cambiamento di ritmo e di pressione cardiaca e abbassando il livello di cortisolo, noto anche come ormone dello stress.

Suggerimenti pratici. Come apprendere, dunque, la fondamentale arte della gratitudine? Secondo l’esperto psicologo Robert Emmons, docente all’Università della California, esistono una serie di esercizi che, se praticati con regolarità, possono migliorare la qualità delle nostre vite. Li ha spiegati l’Huffington Post e sono:

 

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  1. Tenere un diario. La nostra mente tende naturalmente a concentrarsi sugli accadimenti negativi e a rimuovere velocemente quelli positivi. Destinare dai cinque ai dieci minuti al giorno per prendere nota di tutto quanto di bello ci succede aiuta a invertire questa tendenza.
  2. Non fuggire la negatività, ma riconoscerla e ricordarla. Oscar Wilde scriveva: «Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi, ringrazio chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto “ti voglio bene” credendoci e chi invece l’ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre». Bisogna accettare le battute d’arresto come parte del nostro percorso. Ricordarle, inoltre, può corroborare la fiducia nella nostra capacità di superare le difficoltà e può farci sentire più riconoscenti per quelle attuali.
  3. Passare il proprio tempo con le persone amate. Dovunque ci si trovi, se siamo dove siamo, non è solo merito nostro. Esternare la propria gratitudine alle persone che ci sono state vicine rappresenta un modo per esprimere questa consapevolezza e, insieme, per rafforzare la relazione. Del resto, la gratitudine è, per eccellenza, il sentimento dell’amicizia.
  4. Comprendere il valore delle piccole cose. Imparare a riconoscere e ricordare quei piccoli accadimenti giornalieri come una gentilezza disinteressata o un sorriso che, anche se ordinari, hanno un grande potere nel farci stare meglio.
  5. Fare volontariato ed essere gentili. «Nella vita ordinaria, raramente ci rendiamo conto che riceviamo molto di più di ciò che diamo e che è solo con la gratitudine che la vita si arricchisce»: lo diceva il teologo protagonista della resistenza al nazismo, Dietrich Bonhoeffer. Destinare il proprio tempo libero ad aiutare chi si trova in temporaneo o sistematico svantaggio, così come compiere piccoli gesti di gentilezza e generosità, sono modi di esprimere e generare gratitudine. Entrambe queste pratiche abbassano il rischio di depressione e fanno sentire più felici. È scientifico.
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