Per volare come gli uccelli

Quanta forza dovrebbe avere il battito d’ali di un uomo

Quanta forza dovrebbe avere il battito d’ali di un uomo
28 Febbraio 2015 ore 14:20

Un ingegnere della prestigiosa Stanford University ha trovato il modo di misurare la forza sviluppata da un battito d’ala d’uccello.

Il risultato è di estremo interesse perché fino ad oggi il procedimento più usato consisteva nel trasferire ai pennuti i procedimenti in uso per calcolare la portanza dell’ala di un velivolo, che è notoriamente tutt’altra cosa. Le ali degli aerei stanno ferme, quelle dei volatili sbattono. Gli aerei “stanno su” per la pressione che il flusso d’aria produce sulla parte inferiore dell’ala. Meglio ancora: si sostengono grazie al vuoto che si produce nella parte superiore della stessa. La portanza di un’ala si calcola facilmente utilizzando un principio noto da un paio di secoli (principio di Bernouilli) e le relative equazioni.

Il loro utilizzo può essere esteso allo studio del volo degli uccelli veleggiatori (albatros, gru) o dei rapaci: tutt’altro universo è quello dei pennuti costretti a remigare. A tal proposito la domanda da farsi è: che forza devono produrre le ali per “tener su” passerotti, merli e cornacchie.

Abbinando una videocamera a un sistema molto raffinato di sensori disposti attorno a un pappagallino che compie un breve volo dentro una grossa scatola l’ingegnere ha concluso che per sostenere il corpo in volo le ali dovono produrre una forza pari al doppio del suo peso.

Un umano sui 70 chili che volesse staccarsi da terra dovrebbe produrre una forza pari a quella necessaria a spostare 140 chili. E non una volta sola, ovviamente.

L’esperimento è semplice, pulito, perfetto. Lo si trova sul sito del New York Times. (con traduzione italiana su Internazionale.it)

 

 

Se il lavoro avrà un seguito, come ci auguriamo, avremo magari la possibilità di assistere a una replica ad ala battente dell’exploit che nel 1988 portò il trentenne Kanellos Kanellopoulos ad effettuare la trasvolata dell’Egeo da Creta all’isola di Santorini su un superleggero a pedali. L’enorme volatile ad ala fissa era stato costruito al MIT e il progetto si chiamava – manco a dirlo – Daedalus. Ora che Stanford è rientrata in gara non possiamo aspettarci altro che Icarus.

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