Riconoscimento

Rifiuta di rifornire aziende che producono armi: premiata la CO.EL. di Torre de’ Busi

Angelo Cortesi, amministratore delegato dell'azienda di Torre De' Busi: «Si può fare impresa in modo etico, ma è necessario chiedersi "come" e "perchè". Non tutte le scelte devono essere volte a massimizzare i profitti»

Rifiuta di rifornire aziende che producono armi: premiata la CO.EL. di Torre de’ Busi
01 Ottobre 2020 ore 16:09

La fornitura di componenti elastici alle imprese che producono dispositivi militari o altri articoli destinati a ferire o colpire persone potrebbe rappresentare un quarto del fatturato della CO.EL. Ciononostante, l’azienda di Torre de’ Busi, oggi in provincia di Bergamo ma associata ad Api Lecco-Sondrio, ha scelto comunque fin dagli anni ’80 di non entrare in questa fetta di mercato. Una decisione per la quale lo scorso fine settimana, a Firenze, è stata insignita del Premio Ambasciatrice 2020 nell’ambito della seconda edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, che ha come scopo quello di riscoprire e attualizzare tante buone pratiche che già esistono.

«Per noi questo riconoscimento è una grande soddisfazione – sottolinea l’amministratore delegato Angelo Cortesi ai colleghi di PrimaLecco -. Tempo fa ci siamo posti una domanda: si può fare impresa in modo civile? Abbiamo risposto affermativamente, ma abbiamo dovuto cambiare l’interpretazione della parola crescita: non sempre e non a tutti i costi, ma con dei valori. Non basta dire “quanto”, ma diventa importante il “come” e il “perché”, bisogna avere una visione etica. Abbiamo un orientamento etico e vogliamo esprimerlo concretamente anche nella normale gestione dell’impresa. Questo impegno ha significato per noi fare scelte coraggiose, non rivolte sicuramente a massimizzare il profitto, anzi, a volte ha voluto dire anche il contrario».

CO.EL., azienda dinamica e moderna, si pone come obiettivo quello di effettuare acquisti responsabili e socialmente sostenibili, tenendo conto del rispetto per l’ambiente, delle condizioni di sicurezza di lavoro e dei diritti dei dipendenti. Gli acquisti vengono effettuati evitando i Paesi a rischio o economicamente favorevoli. «Compriamo la materia prima in Italia, o al massimo in Europa, anche se a un prezzo superiore rispetto a Cina o India – aggiunge Cortesi – perché vogliamo salvaguardare il più possibile la ricchezza che un’impresa redistribuisce sul territorio e soprattutto vogliamo difendere l’occupazione: perdere il lavoro oggi è una sciagura che segna la vita delle persone». Tra l’altro, CO.EL. allontana clienti o fornitori che non sono allineati con le proprie scelte aziendali. «Non lavoriamo con aziende che sono lontane dai nostri principi. Mettiamo in atto anche politiche di conciliazione lavoro-famiglia (il cosiddetto “work family balance”). Infine, collaboriamo in percorsi di alternanza scuola-lavoro sul territorio».

Sempre a Firenze Angelo Cortesi ha firmato, insieme ad altri 99 imprenditori, economisti, uomini e donne di cultura, la Carta promossa dalla Società di Economia Civile che si pone i seguenti obiettivi: sostenere il valore delle persone e del lavoro; credere nella biodiversità delle forme d’impresa; promuovere la diversità e inclusione sociale; valorizzare l’impresa come luogo di creatività e di benessere; investire nell’educazione e nella promozione umana; proporre una nuova idea di salute e benessere; coltivare il rispetto e la  cura dell’ambiente; attivare energie giovani; innovazione e nuove economie.

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