Vale anche il contrario

Se apparecchiate bene la tavola mangerete decisamente di più

Se apparecchiate bene la tavola mangerete decisamente di più
07 Ottobre 2015 ore 12:45

Quando si ingrassa, il pensiero va sempre o prima di tutto lì: a una cucina a sua volta grassa, che ha una doppia colpa. Quella di rendere i cibi troppo pesanti sull’ago della bilancia e di aumentare, al contempo, la possibile insorgenza di malattie metaboliche (sovrappeso, obesità e affini). Oggi però la revisione di un’ampia serie di studi sull’argomento ‘grasso’, condotta dal Behaviour and Health Research Unit dell’Università di Cambridge, in Inghilterra, pubblicata sul Cochrane Database of Systematic Reviews, porrebbe attenzione anche ad un altro fattore di rischio: la modalità con cui la tavola viene imbandita.

 

 

Perché il bello piace e fa gola, nel vero senso della parola. Pare infatti che una tavola ricca, ben allestita, agghindata a festa insomma, stimolerebbe il gusto e il piacere del cibo, con il conseguente rischio di non sapersi poi fermare al momento giusto, eccedendo nel numero di calorie introiettate ad ogni pasto. Ad averlo dimostrato è una ricerca, inglese, che ha preso in considerazione oltre 61 studi alimentari e i comportamenti a tavola di  più di 6mila individui, tra uomini e donne. E qualcosa di curioso è emerso: ovvero che in generale si è stimolati a mangiare di più quando sulla tavola sono presenti non solo grandi quantità di cibo e bevande, alcoliche e non, come è ovvio, ma che il desiderio di cibo aumenterebbe ulteriormente se il pranzo viene servito su una tavola ben imbandita. Dunque, con molte posate e bicchieri, porzioni abbondanti e alimenti dal packaging perfetto.

 

 

Ridurre le porzioni, anche visivamente parlando, e allestire un pranzo parco. Sarebbe questa una prima strategia necessaria per indurre la diminuzione del peso, per abbassare cioè sensibilmente l’introito di energia, vale a dire le calorie ingerite. Un dato di fatto per il 16 percento dei britannici e il 29 percento degli statunitensi partecipanti allo studio che, del tutto inconsapevolmente, hanno ridotto il loro apporto calorico giornaliero rispettivamente di 279 e 527 chilocalorie quando erano seduti ad una tavola meno invitante per l’occhio e per il palato. Merito e novità dello studio, dunque, è stato quello di aver dimostrato per la prima volta come anche fattori ambientali e di comportamento nel consumo di cibo possano fare la differenza sull’aumento e o l’acquisizione di peso.

 

 

Dati preliminari interessanti, dicono i ricercatori, che stanno già pensando di sfruttarli per sensibilizzare chiunque si dedichi, in casa o in luoghi pubblici, alla preparazione dei pasti a non servire pietanze abbondanti. E a questo scopo i ricercatori si sono fatti già avanti con qualche piccolo suggerimento, soprattutto commerciale. Ovvero rendere meno appetibili, accessibili e disponibili sugli scaffali dei negozi di alimentari o dei supermercati porzioni large o extra large di cibi grassi, dessert e bevande zuccherate a favore di una gamma più vasta di prodotti preconfezionati in monoporzioni, dunque piccole, disposti in posizioni strategiche e ben visibili sugli scaffali. Perché l’educazione al mangiare sano e meno calorico, comincia visivamente dalle piccole cose.

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