Punto di partenza: il termometro

Il senso del Natale, spiegato con la meccanica quantistica

Il senso del Natale, spiegato con la meccanica quantistica
25 Dicembre 2017 ore 01:00

[Nella foto, Come un presepe, di Laura Ambrosi]

 

Anche solo da un punto di vista linguistico bisogna riconoscere che il Signore Iddio ha scelto il momento giusto per far scendere suo figlio sulla Terra. Prevedendo che questi si sarebbe espresso per lo più in parabole, il Padre deve aver pensato che il parco immagini a sua disposizione (pecore, zizzania, ricchi signori che offrono cene a gente di tutti i tipi, seminatori incapaci, eredi che dilapidano il patrimonio, ecc.) non sarebbe mutato in maniera significativa per almeno duemila anni, cosa che avrebbe reso immediatamente comprensibili a tutti (tranne agli specialisti, ovviamente) a cosa alludesse – ad esempio – con la vicenda di quel tale che, scopertosi a mangiar carrube lontano da casa, fu colto da impellente desiderio di tornare in famiglia, dove il pranzo se lo facevano portare dai Fratelli Cerea.

Una cosa almeno è dunque sicura, dentro tutta la faccenda del cristianesimo: che l’idea di far nascere il Bambino in quel momento lì è stata un’idea molto efficace dal punto di vista della comunicazione. É certamente andata peggio al Pascoli, che a forza di parlare di assiuoli, metatelli e accestire (che erano nomi e verbi comuni nelle campagne di fine Ottocento), con la sparizione della civiltà contadina un paio di decenni dopo si è trovato a non aver più lettori in grado di seguirlo.

Tutto ciò per significare che ai giorni nostri bisognerebbe in qualche modo rinnovare il parco parabole, sostituendo alle immagini tradizionali altre più vicine a noi. Per esempio: la meccanica quantistica, il Bosone di Higgs, la velocità della luce al posto di (o in soccorso di) stelle luminose che si posano sulle stalle, dracme e pecore smarrite, perle South Sea. La meccanica quantistica, ad esempio, sarebbe un’immagine perfetta per il Natale.

Partiamo dal termometro. Cominciamo dal basso, dalle cose semplici: il brivido di freddo che ci prendeva da piccoli quando ci mettevano il termometro gelato sotto l’ascella per misurarci la febbre. Tutti abbiamo pensato che in questo modo non si sarebbe mai potuto conoscere la temperatura vera del nostro corpo, perché l’accostamento dello strumento di misura l’aveva fatta precipitare di almeno novanta gradi.

Anche dopo, quando alle superiori ci dicevano che per conoscere la temperatura di un tino da dieci metri cubi d’acqua bisognava infilarci il termometro, e che il risultato che si otteneva poteva essere ritenuto abbastanza esatto perché la variazione (il Delta) generata dal solito termometro poteva considerarsi insignificante, anche allora si pensava: insignificante sì, ma comunque non uguale a zero.

Se, ad esempio, si sospetta che la propria donna si stia innamorando di un altro (e quando una si sta innamorando, è come se si fosse già portata a letto l’altro, lo sappiamo) e durante un pomeriggio (ore e ore) in cui si parla di tremila cose che non c’entrano niente con quella cosa lì, lei, a un certo punto, quasi di sfuggita, dice – poniamo – che una certa cintura è come quella del sospettato e, dicendolo fa così con gli occhi (così come? Così come quando sta pensando un segreto che le ballano gli ormoni cardiaci) per una frazione di frazione di secondo, beh, se accade così, non è esattamente niente. Da un punto di vista temporale sarà insignificante, ma da quello sostanziale è una catastrofe.

Passiamo alla meccanica quantistica. E infatti. E infatti dalla metà del secolo scorso (un po’ prima in verità) si è scoperto (ed è qui che c’entra la meccanica quantistica) si è scoperto, dicevamo, che se si vanno a stuzzicare gli atomi e le particelle atomiche per vedere o dove sono o a che velocità si muovono, il solo fatto di accostare il cronometro o il GPS delle particelle scombina tutto il panorama. È come se – dicono i padri della fisica quantistica – le colline, i campi, le strade intorno cambiassero di posto quando uno attiva il navigatore dell’auto. E cambiassero in modo irreversibile, questo è l’importante da dire.

Poniamo, ad esempio, che uno, leggendo un libro, non resista alla tentazione di andare a vedere come andrà a finire la faccenda. Se cede, è chiaro che quando riprende la lettura il libro che ha lasciato non sarà per lui più lo stesso. E non lo sarà più in eterno, perché una storia di cui si conosce la fine non è la stessa storia che si legge non conoscendola. E questa è andata perduta per sempre con quella operazione sciagurata.

La fisica quantistica dice, con formule molto argute, più o meno la stessa cosa: provati a mettere un dito nella crema che copre un dolce e la torta non sarà più la stessa. Una variazione insignificante, si dirà. Sì: porta al pranzo coi futuri suoceri una torta con una ditata (anche una ditatina) e vedi cosa succede. Fai un segnino con un chiodino sulla fiancata della Miura nuova di pacca, e vedi cosa succede.

Metti un bambino in una mangiatoia una notte di duemila anni fa e il mondo non sarà più lo stesso. Quel Bambino, certo. Le maiuscole contano.

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