Uno studio del colorado

Se si soffre, tenersi per mano è quasi come un antidolorifico

Se si soffre, tenersi per mano è quasi come un antidolorifico
06 Marzo 2018 ore 09:30

Abbiamo un antidolorifico naturale e molte volte neanche lo sappiamo: è tenersi per mano. È quanto è emerso da uno studio condotto dai neuroscienziati dell’Università del Colorado (in collaborazione coi colleghi dell’Università di Haifa e dell’Istituto Pasteur) e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Una scoperta banale, si può obiettare. Invece non lo è, perché si è arrivati a una dimostrazione scientifica di quanto beneficio porti questo gesto di attenzione, affetto, vicinanza umana. La ricerca dell’università americana è stata realizzata analizzando i comportamenti di 22 coppie fra i 23 e i 32 anni, tenendo monitorate le onde cerebrali nel momento in cui uno dei due partner prendeva la mano dell’altro durante un’esperienza di dolore. In particolare l’effetto è stato sorprendente nell’azione di una lei nei confronti di un lui: l’abbattimento della sensazione di dolore da parte del partner è stato calcolato addirittura nell’ordine di 52, in una scala che va da 0 a 100.

 

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La ricerca è scaturita da un’esperienza fatta in diretta da uno degli scienziati firmatari dello studio, Pavel Goldstein. Stando in sala parto con la moglie aveva notato il naturale beneficio del tenerle la mano nel momento del massimo dolore. Così ha voluto provare a trovare un riscontro scientifico di questo beneficio, che normalmente veniva considerato un semplice supporto psicologico. Invece la ricerca sui casi ha dimostrato che nel momento in cui si tiene per mano un partner (perché la ricerca aveva coppie come campioni, ma la dinamica vale per qualsiasi altra situazione), le onde cerebrali delle due persone viaggiano allo stesso ritmo. «Il che», ha spiegato il professor Goldstein, «può avere un effetto antidolorifico nel caso in cui uno dei due stia provando dolore, perché è come se questa empatia venisse trasferita attraverso il contatto tattile».

 

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Nel caso delle 22 coppie il dolore a uno dei due partner è stato generato artificialmente. Ad esempio alle donne è stato appoggiato su un braccio un metallo caldo. Secondo quanto rilevato dagli scienziati coloro che stringevano la mano al proprio partner hanno sentito meno dolore rispetto a quelle che erano distanti dal compagno. Per Goldstein, la sofferenza fisica è stata addirittura inferiore del 34 per cento. Questa è stata monitorata sia raccogliendo direttamente le sensazioni dei soggetti coinvolti, sia registrando l’attività elettrica del cervello. Alla fine gli studiosi sono arrivati a formulare l’ipotesi che tenersi per mano possa favorire il rilascio di sostanze chimiche nel cervello, che fungano da analgesici endogeni.

La ricerca è stata ripresa dal Times, che ha anche raccolto alcune voci scettiche. Tra queste quella di una ricercatrice italiana, Flavia Mancini del Computational and Biological Learning Lab dell’università di Cambridge, la quale però ha confermato una cosa importante comunque messa in rilievo dagli studiosi dell’università del Colorado: il valore della connessione sociale nel momento della sofferenza.

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