Erbe orobiche

Tutti i benefici dell'aglio orsino adesso che è la sua stagione

Tutti i benefici dell'aglio orsino adesso che è la sua stagione
Pensare positivo 18 Maggio 2017 ore 10:00

Probabilmente lo avete visto un migliaio di volte nelle vostre scampagnate domenicali nei boschi, ma non vi siete mai accorti che stavate calpestando una delle piante spontanee più comuni, almeno un tempo, più consumate nell’alimentazione contadina. All’aglio orsino, alla sue proprietà e ai suoi molteplici usi si potrebbe dedicare un intero capitolo di storia dell’alimentazione a base vegetali spontanei, detta anche fitoalimurgia, assai praticata in tempo di carestia e oggi in gran rispolvero nella sua versione più chic sotto il nome di foraging.

 

 

Questa piantina ha grandi foglie verdi brillanti e lisce e produce un fiore minuto e bianco. La sua comparsa segna tradizionalmente l’arrivo della primavera, periodo in cui appare in grandi quantità (talvolta infestanti) nei boschi di pianura e collina, molto spesso in prossimità di corsi d’acqua e prati ombreggiati. Le campagne bergamasche ne sono piene, ma pochi sanno ancora come sfruttarla.

Con l’Allium Sativum, quello che si utilizza normalmente in cucina, ha in comune tutte le proprietà: depurativo, antiossidante, febbrifugo, ma, a differenza della varietà più nota, questa ha un gusto molto più delicato e vagamente erbaceo, che la rende molto adatta ai palati più fini. Si consuma inoltre in tutte le sue parti e addirittura i fiori, quando non sono ancora sbocciati, possono essere raccolti e trasformati in capperi. Le foglie in particolare (da non confondere con quelle simili ma velenose del mughetto) sono ideali per la preparazione di un ottimo pesto.

 

 

Se non volete osare e avventurarvi nella raccolta di questa piantina sappiate che c’è chi la raccoglie e prepara al posto vostro, come lo chef Filippo Cammarata del ristorante Cece e Simo a Bergamo, un vero esperto di erbe spontanee e affini. Una curiosità: il nome orsino, secondo la tradizione, se l’è guadagnato dall’abitudine degli orsi di consumarne in grande quantità appena dopo il letargo, per purificare l’organismo.