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Da Mark Twain a Max Pezzali

Tutti i morti che non erano morti

Tutti i morti che non erano morti
Pensare positivo 08 Luglio 2014 ore 09:38

L’ultimo personaggio noto ad essere morto per finta è stato Max Pezzali, sabato 5 luglio, investito da un’improbabile centaura 93enne. Prima di lui era toccato a Paolo Villaggio, Sylvester Stallone, Lino Banfi, Pippo Baudo, Bon Jovi, Russell Crowe e tanti altri. Tutti morti solamente nel web, mentre, nella realtà, sono ancora vivi e vegeti. Conviene prenderla con ironia, come fece il sempre sagace Giulio Andreotti che, dopo la falsa notizia della sua morte, commentò: «Capisco che molti attendono con impazienza un mio passaggio “a miglior vita”, ma io non ho fretta…Ringrazio tutti coloro a cui sta a cuore la mia salute, in particolare il Signore per l’ulteriore proroga».

Le gaffe di una volta. La macabra arte della bufala in internet è oramai divenuta normalità e, a periodi alterni, un nuovo vip rimane vittima di qualche buontempone che decide di farsi beffa di tanti lettori. Ma la rete ha solamente fatto da cassa di risonanza a questa pessima abitudine, perché in passato non sono mancate le morti non-morti di personaggi noti. In principio fu lo scrittore Mark Twain, che, venendo a conoscenza della propria dipartita dal New York Times, ci tenne a far sapere che «la cronaca della mia morte era una vera e propria esagerazione». Anche Monica Vitti fu vittima di una gaffe colossale del quotidiano francese Le Monde, che nel maggio del 1988 pubblicò la notizia del suicidio della bella attrice, la quale, semplicemente, commentò: «È uno scherzo di pessimo gusto».

Le bufale di oggi. In quei casi, più che di bufale costruite ad hoc, ci si trovava davanti a gaffe involontarie, in cui i giornalisti avevano preferito rischiare per battere la concorrenza sulla notizia piuttosto che verificarne la veridicità. Oggi invece molti siti diffondono coscientemente le false news, con l’intento di farsi pubblicità ed aumentare il numero di clic. Esempio classico è il sito Roma News 24, specializzatosi in questa poco simpatica attività. Negli ultimi giorni, sulle pagine virtuali del sito romano, sono morti: Sylvester Stallone, Bono Vox degli U2, Zach Braff della celebre serie TV “Scrubs”, Paolo Villaggio e, appunto, Max Pezzali, il quale ha smentito la notizia attraverso Twitter, facendo sapere a tutti che «con quasi assoluta certezza sono vivo!». Il fondatore dello storico gruppo 883 l’ha presa con ironia, prendendo esempio da Lino Banfi, dato per morto nel 2010 e «resuscitato» poco dopo, come ha lui stesso affermato all’Ansa. Anche lo storico telecronista calcistico Bruno Pizzul fu vittima del web, in cui si diffuse la notizia della sua morte dovuta ad un attacco cardiaco. Da buon friulano, Pizzul rimase impassibile e con pungente ironia rispose: «Mi hanno chiamato mentre giocavo a carte. Infarto permettendo, torno alla mia partita». Simpatica è stata anche la reazione del grande cantante John Bon Jovi: dopo che nel dicembre scorso si parlò del ritrovamento del suo corpo senza vita in una stanza d’albergo, con una foto davanti ad un albero di Natale fece sapere a tutti che «il paradiso è molto simile al New Jersey». L’ha presa con meno filosofia invece Pippo Baudo, che nello smentire la propria morte, affermò anche che «è meglio che muoia altra gente». Un detto popolare afferma che la notizia della propria morte allunghi la vita e se così fosse davvero il mitico Paolo Villaggio vivrà ancora molto a lungo dato che, negli ultimi anni, è stato dato per morto già ben tre volte. In una di queste “allegre” occasioni, ha sbeffeggiato l’aldilà immaginando il suo funerale: «Si è svolto in una chiesa in periferia, ma non c’era nessuno. Erano tutti a vedere la partita dell’Italia».

Le star di Hollywood resuscitate. L’arte della bufala non è solo cosa italiana, anzi. Grandi star di Hollywood sempre più spesso si trovano a dover smentire scoop relativi ad una loro fantomatica dipartita. Owen Wilson e Brad Pitt sarebbero deceduti in seguito ad un incidente con lo snowboard, mentre Russell Crowe, morto per una caduta da un dirupo in Austria, ci ha tenuto a precisare su Twitter che «Sono caduto in montagna e resto impossibilitato a rispondere ai tweet. Io stesso non so ancora come sono arrivato lì, ma i media hanno sempre ragione». Altrettanto ironico è stato Hugh Hefner, fondatore della nota rivista Playboy, in seguito alla diffusione della notizia della propria morte: «Son felice che tante persone siano felici nel sapermi vivo. Lo sono anche io». Non ha reagito con un sorriso invece l’attore Bill Cosby, indimenticabile protagonista della serie TV I Robinson, che, dopo essere morto per la quarta volta nel web, è andato su tutte le furie. Purtroppo la macabra e poco divertente abitudine della notizia-bufala è diventata così famosa che è nato anche un sito, chiamato Fake a Wish, in cui poter creare false notizie sulla finta morte di celebrità.

 

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